Veneto 4.0: nei valori etici il connubio tra manager e impresa

«La crisi delle Popolari venete passa anche dalla perdita di valori» spiega  Adolfo Farronato, presidente di Federmanager Vicenza,  nell’introduzione al convegno “Veneto 4.0: i nostri manager ci sono”, organizzato il 27  novembre al Cuoa di Altavilla per riflettere sul modello che ha contraddistinto una regione locomotiva economica ma anche al centro di casi come BpVi o Mose.

Un sistema che deve ripartire anche dall’etica, come affermato nell’introduzione da Adolfo Farronato, presidente di Federmanager Vicenza: «In tema di politiche per lo sviluppo, sia nel pubblico che nel privato servono non solo competenze manageriali e capacità innovative, ma un nuovo orientamento che coniughi impresa e “Persona 4.0”. Solo così si può recuperare efficienza e produttività per aziende e Paese».

Con loro si sono confrontati Paolo Gubitta, docente di Organizzazione aziendale all’università di Padova; Federico Visentin, vicepresidente di Federmeccanica; l’avvocato Massimo Malvestìo; Guelfo Tagliavini, responsabile Commissione Industria 4.0 di Federmanager e Luca Vignaga, responsabile delle risorse umane di Marzotto, moderati dal giornalista Sebastiano Barisoni. «Le banche venete – spiega Federico Ginato, parlamentare vicentino,  – sono nate in un sistema solidaristico e avevano come funzione la reciprocità. Oggi sono cambiate sia la legislazione che l’economia e questa vocazione solidale si è persa». E una “strigliata” è venuta anche da Visentin: «Facciamo fatica a confrontarci con ciò che non ci somiglia, comprese le università, che non sono ben integrate con le imprese come a Milano. Il piano 4.0 ha creato verve, ma mancano le persone capaci di gestire i nuovi prodotti sul mercato. Ci sono neolaureati brillanti, anche veneti, che si fermano a Milano e come imprenditori dobbiamo attrarli, costruendo una nuova cultura d’impresa anche con incentivi alla loro assunzione».Sul lato manager, del resto, è Vignaga a caldeggiare una maggiore apertura. «I grandi dirigenti mondiali qui non vengono, per la dimensione delle imprese e per la mancanza di servizi. Sono quelli veneti che devono essere internazionali. E fare un’ammissione di responsabilità, perché le banche sono state gestite anche da noi».

Una responsabilità non sentita da Tagliavini, che mette anche in guardia di fronte al rischio di un 4.0 a due velocità. «Il Nord Italia sta reagendo bene, ma si sta creando un pericoloso digital divide con il Sud».E a gettare acqua sul fuoco è anche Malvestio. «Il grande errore delle banche venete è stato seguire il resto d’Italia, se avessimo voluto essere una regione diversa avremmo dovuto dissociarci, perché nel nostro Paese se la Nazionale non va al Mondiale si caccia il commissario tecnico, mentre chi distrugge il sistema bancario viene riconfermato. Non vorrei che ci preoccupassimo troppo della nostra classe dirigente, perché il modello veneto, nato dalle diversità, ha originato tante cose buone».E proprio da quei valori, oltre che dal connubio tra aziende e manager, vede partire il rilancio Paolo Gubitta. «L’aspetto sociale dell’azienda si può recuperare nelle B.Corp, le aziende benefit, nel cui statuto c’è il principio di non lavorare per sé ma anche per il territorio. Un fattore che mi fa ben sperare è che nel Nordest ci sono aziende che hanno scisso lavoro e famiglia e coinvolto i manager: le chiamo “leprotti” e sono in crescita». Il docente lancia anche una provocazione. «Quando non può esserci un passaggio generazionale, quale migliore acquirente del manager che ha fatto crescere l’azienda? Dovremmo aiutarli ad acquistarla».