Seguito esame D.Lgs. riforma portuale in Senato – 30 giugno 2016

E’ proseguito l’esame in Commissione Lavori pubblici dello Schema di decreto legislativo recante riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione della disciplina concernente le autorità portuali di cui alla legge 28 gennaio 1994, n. 84 (n. 303).

Analisi
• Il senatore Maurizio ROSSI (Misto-LC), per quanto riguarda la richiesta di una proroga di 36 mesi per l’entrata in vigore del nuovo sistema avanzata dalla Conferenza Stato-Regioni, ha rilevato con favore la posizione contraria del Governo e della Commissione: una proroga così lunga porterebbe infatti molte autorità portuali in scadenza ad assumere provvedimenti affrettati e arbitrari sui servizi portuali (in particolare l’assegnazione o il rinnovo di concessioni). In merito sarebbe stato utile conoscere in anticipo il testo sul nuovo regolamento sulle concessioni, che il Governo è in procinto di emanare.
Per quanto riguarda la governance del sistema portuale, si ritiene inopportuno che, come richiesto dall’ANCI, i comuni possano intervenire nell’intesa tra Ministro e Regioni per la nomina dei presidenti delle nuove autorità di sistema portuale.

• Il senatore SONEGO (PD) ha ritenuto la riforma generalmente condivisibile, ma segnala alcune riserve sul suo carattere eccessivamente accentratore. Ha espresso perplessità anche sulle procedure previste per l’adozione dei piani regolatori portuali, basati sostanzialmente sull’intesa tra l’autorità di sistema portuale e il comune o i comuni limitrofi.

• Il senatore BORIOLI (PD) in merito alla richiesta di proroga delle regioni, poiché lo schema di decreto in esame attribuisce al Ministro il ruolo di coordinatore del nuovo sistema, per assicurarne la necessaria omogeneità, non è accettabile uno slittamento di 36 mesi. Ha rilevato poi la mancanza nell’atto in esame di un riferimento alla necessità di integrazione tra la portualità e la logistica.

• Il senatore CIOFFI (M5S) ha ribadito le critiche già avanzate dal suo Gruppo in merito al potere eccessivo attribuito dal provvedimento al Ministro nella scelta dei presidenti delle autorità di sistema portuale.

• Il relatore FILIPPI (PD) ha richiamato una serie di aspetti critici del provvedimento. In primo luogo, il settore portuale italiano dovrebbe essere concepito come un “sistema di sistemi”, nel senso di coordinare tra loro una serie di realtà complesse e variegate. I confini tradizionali dei porti sono in via di superamento: con le procedure di preclearing e di corridoi veloci, ad esempio, lo sdoganamento delle merci avviene già fuori dal porto. Di conseguenza, una moderna gestione del sistema impone la capacità di collegare tra loro porti e retro porti. Per tale questione, sarebbe però servito un provvedimento legislativo ad hoc.
Un’altra questione riguarda l’assegnazione delle concessioni portuali, sulla quale sta intervenendo il nuovo regolamento: servirebbero garanzie affinché le concessioni fossero sempre affidate mediante gara ad evidenza pubblica. Su questo tema, un ruolo importante dovrebbe essere esercitato dall’Autorità di regolazione dei trasporti che però, nel corso dell’audizione svolta dinanzi all’Ufficio di Presidenza della Commissione, ha dichiarato che, trattandosi di demanio marittimo, la questione esula dalla sua competenza.
Per quanto concerne le questioni delle proroghe richieste dalle regioni, nel ribadire le sue perplessità, ha concordato comunque con l’esigenza che le stesse siano concesse per tempi molto limitati (12-18 mesi) e sulla base di esigenze motivate.

• Il senatore D’ALI’ (FI-PdL XVII) ha espresso forti critiche sull’impostazione complessiva del provvedimento in esame, dal punto di vista giuridico e di merito. Per quanto concerne l’aspetto giuridico, il criterio di delega contenuto nella legge n. 124 del 2015, all’articolo 8, comma 1, lettera f), prevede semplicemente la riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione della disciplina concernente le Autorità portuali di cui alla legge n. 84 del 1994. Si tratta quindi di un ambito molto specifico e limitato, mentre lo schema di decreto legislativo in esame opera una riforma assai più ampia, configurando un vero e proprio eccesso di delega.
Per quanto riguarda gli aspetti di merito, ha criticato le scelte di riorganizzazione delle circoscrizioni delle Autorità, che non determinano veri miglioramenti sotto il profilo della logistica, atteso che da 24 Autorità portuali non si passa, come si era ipotizzato in un primo momento, a 5-6 (il che avrebbe rappresentato una effettiva razionalizzazione del sistema in chiave strategica), ma a 15 Autorità di sistema portuale, accorpate secondo modelli che sembrano legati a vecchie logiche territoriali, fatte per soddisfare le pressioni delle autonomie locali.
Ha rilevato, inoltre, che si riportano le Autorità in un regime completamente pubblicistico, che rischia di complicare e ingessare lo svolgimento di funzioni che richiederebbero invece maggiori elementi di flessibilità. Ha contestato anche la scelta di inserire nelle nuove Autorità, in maniera forzosa, porti di interesse nazionale ubicati presso capoluoghi di provincia per i quali però, non essendo sedi di Autorità portuali, non si è prevista né un’adeguata rappresentanza nel Comitato di gestione dell’Autorità di sistema portuale, né l’istituzione di un ufficio amministrativo periferico della stessa Autorità.
Infine, ha espresso preoccupazione per le disposizioni che intervengono sulla pianificazione urbanistica e infrastrutturale dei porti: anziché introdurre norme di semplificazione e alleggerimento, che consentissero di facilitare l’adozione dei piani regolatori portuali e la realizzazione delle opere necessarie, lo schema sembra proporre ulteriori livelli di complicazione e appesantimento.

• Il relatore FILIPPI (PD), non ha condiviso le critiche sugli aspetti delle scelte logistiche alla base del provvedimento: se si giudicava favorevolmente un modello più estremo di sole 5-6 Autorità nazionali, a maggior ragione si dovrebbe accogliere la proposta del provvedimento in esame, che rappresenta una mediazione più equilibrata. Ha dichiarato poi di condividere altri rilievi del senatore D’Alì sulle disposizioni del provvedimento, di cui cercherà di tenere conto nello schema di parere.
Per quanto riguarda l’attività dello sportello unico doganale, ha sottolineato che si tratta di una semplificazione effettiva, anche se sconta ancora il limite che molti adempimenti amministrativi saranno ancora svolti da enti diversi da coordinare, anziché da un unico soggetto.
Infine, ha concordato con le perplessità espresse in materia di piani regolatori portuali, in quanto le soluzioni proposte nello schema e altre che il Governo sembra intenzionato a porre in essere rischiano di appesantire ulteriormente le procedure di adozione dei piani che, ancora una volta, sono purtroppo considerati subordinati ai piani regolatori generali dei comuni.