Risposte del Gov. a interrogazioni in materia previdenziale – 21 giugno 2017

È pervenuta la risposta del Governo alle interrogazioni 3-03100 Mazziotti Di Celso (CI) e 3-03101 Rizzetto (FdI) in materia previdenziale.

Analisi
• Intendimenti in merito ad iniziative in materia di disciplina pensionistica dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali in distacco – n. 3-03100
Il decreto legislativo n. 564 del 1996 attribuisce all’organizzazione sindacale la facoltà di versare in favore dei lavoratori in aspettativa o in distacco sindacale una contribuzione aggiuntiva da calcolare sulla differenza tra le somme corrisposte ai lavoratori collocati in aspettativa o in distacco per lo svolgimento dell’attività sindacale e la retribuzione di riferimento previsto dai contratti collettivi di categoria sulla cui base viene effettuato l’accredito dei contributi figurativi. Il motivo per il quale è stata a suo tempo prevista la facoltà di versare questa contribuzione aggiuntiva è evitare che i lavoratori in aspettativa o in distacco sindacale vedano pregiudicata la loro posizione previdenziale dallo svolgimento dell’attività sindacale.
Ciò premesso, la questione è all’attenzione dell’ufficio legislativo del Ministero del lavoro a seguito della predisposizione da parte dell’INPS di una bozza di circolare interpretativa conseguente agli orientamenti espressi da alcune recenti sentenze della Corte dei conti. La questione è sorta per evitare gli abusi del diritto che si possono realizzare attraverso incrementi anomali delle retribuzioni dei rappresentanti sindacali a ridosso del collocamento in quiescenza al solo fine di conseguire sproporzionati ed ingiusti vantaggi in termini di prestazione pensionistica.
In particolare, non è stato dato parere favorevole al primo schema di circolare dell’INPS, sulla base del fatto che le recenti sentenze della Corte non escludono, in termini generali, caratteri della fissità e continuità della contribuzione aggiuntiva di cui all’articolo 3, commi 5 e 6, del decreto legislativo in argomento, e per evitare dunque di provocare un possibile e rilevante contenzioso giudiziale. Successivamente, l’INPS ha proposto una nuova versione della circolare, che, diversamente dalla prima, affronta non solo il tema dei riflessi della contribuzione aggiuntiva sull’importo dei trattamenti pensionistici ma anche altre questioni, tra cui quella della natura della contribuzione aggiuntiva e della sua base imponibile, dell’identificazione delle organizzazioni sindacali alle quali si applica l’istituto della contribuzione figurativa per aspettativa sindacale, nonché dell’applicabilità del principio dell’automaticità delle prestazioni. Tale schema di circolare, più ampio e completo rispetto a quello precedentemente proposto, è ancora al vaglio e allo studio degli uffici tecnici del Ministero. Posso assicurare al riguardo che esprimeremo a breve il nostro parere.

• Iniziative urgenti volte ad eliminare il meccanismo di adeguamento dei requisiti pensionistici all’aspettativa di vita – n. 3-03101
L’adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita costituisce un meccanismo in forza del quale i requisiti richiesti per il diritto a pensione vengono aumentati periodicamente sulla base degli incrementi della speranza di vita accertati dall’Istat. Questo meccanismo, originariamente introdotto dal IV Governo Berlusconi con una disposizione del 2009 che prevedeva che l’adeguamento decorresse dal 1° gennaio 2015, è stato modificato dal medesimo Governo con una disposizione del 2010, che ha fissato una cadenza triennale per l’adeguamento secondo con le rilevazioni effettuate dall’Istat. La normativa in questione è stata ancora modificata dallo stesso Governo, con il decreto-legge n. 98 del 2011, che ha anticipato al 2013 l’entrata in vigore del meccanismo di adeguamento. Successivamente, il decreto-legge “Monti-Fornero” ha esteso questo meccanismo anche ai requisiti contributivi per l’accesso alla pensione anticipata, stabilendo altresì che, a decorrere dal 2019, l’aggiornamento dei requisiti sarebbe dovuto avvenire con cadenza biennale anziché triennale. La normativa vigente, quindi, prevede che l’eventuale revisione dei requisiti, con effetto dal 2019, debba essere effettuata entro il 31 dicembre 2017 con decreto direttoriale del Ministero dell’economia e con il consenso del Ministero del lavoro, sulla base dei dati forniti dall’Istat, che, secondo le informazioni avute, saranno disponibili non prima del prossimo autunno.
Ad oggi, quindi, non è possibile avanzare alcune ipotesi rispetto a questa procedura. Nella legge di bilancio 2017, è contenuta una specifica disposizione in base alla quale i futuri quattro adeguamenti alla speranza di vita, previsti nel 2019, 2021, 2023 e 2025, non troveranno applicazione nei confronti dei lavori usuranti.