Risposta Governo all’interrogazione Si-SEL su crisi industria italiana – 11 gennaio 2017

È pervenuta la risposta del Governo all’interrogazione 3-02684 a prima firma dell’On. Ricciatti (Si-SEL)recante iniziative urgenti di politica industriale per far fronte alla crisi economica e sociale.

Presente in Aula il Ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda.

Analisi
Nell’interrogazione si rileva che il sistema produttivo industriale nazionale è in crisi, perché è in crisi l’industria pesante, le telecomunicazioni, l’energia, l’edilizia, l’agroalimentare e il tessile.

Nella sua risposta, il Ministro ha evidenziato che il sistema industriale italiano non è in degrado, bensì spaccato in due e più pezzi. C’è un pezzo che ce la fa e vince (lo possiamo esemplificare nel record dell’anno scorso di esportazioni, 414 miliardi di euro), che funziona, continua a investire e va. C’è un mondo di mezzo, di aziende di diversa tipologia e dimensione, che prova a farcela, stenta, ma può imboccare una strada di crescita. E c’è un mondo che è sempre più ampio, che è stato colpito da due fenomeni molto forti e molto divisivi, che sono l’innovazione tecnologica e la globalizzazione. Questa è la rappresentazione dello scenario, rispetto al quale non c’è una politica industriale, ma ci sono politiche industriali che rispondono alle esigenze diverse di questi mondi.

Il Governo ha lanciato quello che è il più grande piano, da molti anni a questa parte, di incentivi fiscali automatici agli investimenti. Le aziende da aiutare sono quelle che stanno in difficoltà o quelle che vogliono investire, non quelle che cercano rendite di posizione, attraverso una serie gli strumenti compresi nel piano Industria 4.0, che vanno dal rafforzamento del Fondo di garanzia, a super e iper-ammortamento, credito d’imposta, lavoro sulle competenze, la Sabatini. È un piano che muove quasi 20 miliardi di euro nello spazio della legge di bilancio nei tre anni e – ripeto – va a chi investe, non va a chiunque, e supera la logica dell’incentivo a bando.

Il secondo pilastro, per il mondo che ce la può fare e che va spinto, è il piano di internazionalizzazione, il piano made in Italy, che ha come obiettivo principale quello di inserire il prodotto italiano nelle catene di distribuzione internazionali, per rafforzare la presenza, in particolare, delle medie e piccole imprese, che non ci sono sui mercati internazionali. Questo è il mondo che ce la può fare, che ha le caratteristiche, che va spinto.

La crisi economica generale è stata più forte che per tutti gli altri Paesi, perché poco ci siamo occupati di politica industriale, ma noi abbiamo perso sugli investimenti, che sono la caratteristica più complessa.

Poi c’è il mondo che va aiutato ed è quello cui si faceva riferimento, ma non solo di Almaviva (un accordo era stato raggiunto per posticipare e continuare a negoziare, senza alcuna richiesta di sacrifici ai lavoratori, ma è stato deciso legittimamente di non firmarlo). C’è il mondo dell’industria pesante, sulla quale stiamo agendo, sia attraverso il lavoro sui tavoli di crisi – penso ad Alcoa, Ilva e non solo – ma anche attraverso norme strutturali, come quelle sugli energivori, che finalmente abbiamo pagato, dopo molti anni di attesa, e che consentono di abbattere per queste imprese, che danno lavoro circa a mezzo milione di persone, i costi dell’energia, rispetto, per esempio, alla Germania, che sono molto più competitivi e che ci mettono fuori mercato. Quindi è un insieme, è un lavoro, sono più politiche industriali.