Risposta Gov. a interrogazione su accesso pensionamento dipendenti privati – 3 agosto 2017

E’ pervenuta la risposta del Governo all’interrogazione 5-11926 Gnecchi:

Circolari interpretative delle disposizioni di cui all’articolo 24, comma 15-bis, del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, in materia di riduzione dei requisiti per l’accesso al pensionamento di dipendenti del settore privato

 

Ecco di seguito il testo della risposta:

Con riferimento all’atto parlamentare degli onorevoli Gnecchi e altri, relativo alle circolari interpretative delle disposizioni di cui all’articolo 24, comma 15-bis, del decreto-legge n. 201 del 2011 (convertito con modificazioni dalla legge n. 214 del 2011) in materia di riduzione dei requisiti per l’accesso al pensionamento di dipendenti del settore privato, è opportuno ricordare, in via preliminare che su iniziativa governativa, in sede di conversione del decreto-legge n. 201 del 2011, all’articolo 24, è stata inserita una disposizione (il comma 15-bis) che, al fine di mitigare seppur parzialmente gli effetti del repentino innalzamento dei requisiti pensionistici previsto dall’intervento di riforma, ha istituito un canale agevolato di accesso alla pensione.

Nello specifico, tale disposizione consente in via eccezionale:
   ai lavoratori dipendenti del settore privato di conseguire il trattamento della pensione anticipata all’età di 64 anni se, alla data del 31 dicembre 2012, siano in possesso di una anzianità contributiva di almeno 35 anni e maturino i requisiti per il trattamento pensionistico secondo il previgente sistema delle quote;
   alle lavoratrici dipendenti del settore privato di accedere al trattamento pensionistico di vecchiaia all’età di 64 anni qualora maturino, entro il 31 dicembre 2012, almeno 20 anni di contribuzione e 60 anni di età.

  La predetta disposizione consente dunque a una specifica platea di soggetti – che al momento dell’approvazione della legge di riforma del sistema pensionistico era vicina al conseguimento del diritto a pensione – di evitare un lungo periodo di «rincorsa» al raggiungimento dei nuovi requisiti pensionistici. L’anticipo medio del pensionamento rispetto ai nuovi requisiti risulta infatti di circa due anni.
  Ciò posto, occorre precisare che, in sede di stesura delle istruzioni applicative del decreto-legge n. 201 del 2011, l’INPS, in considerazione del tenore letterale del comma 15-bis, ha emanato la circolare n. 35 del 2012. Tale circolare, condivisa dai Ministeri vigilanti, ha previsto l’utilizzo della predetta disposizione esclusivamente in favore dei lavoratori e delle lavoratrici che – al momento dell’entrata in vigore della norma (ossia il 28 dicembre 2011) – svolgevano attività di lavoro dipendente nel settore privato a prescindere dalla gestione a carico della quale è liquidata la pensione.
  L’attività volta a dare una corretta interpretazione al comma 15-bis è successivamente proseguita con una serie di riunioni tra INPS e i Ministeri vigilanti ed è culminata nella riconosciuta esigenza di riconsiderare la limitazione dello svolgimento di attività lavorativa alla data del 28 dicembre 2011 da parte dei beneficiari della disposizione in parola. Al riguardo, il Ministero del lavoro – con nota 13672 del 26 ottobre 2016 – ha fornito una interpretazione del comma 15-bis per effetto della quale anche i soggetti che alla data del 28 dicembre 2011 non prestavano Pag. 82attività di lavoro dipendente nel settore privato possono usufruire dei benefici di cui al predetto comma a condizione che l’anzianità contributiva richiesta in tale disposizione normativa sia riconducibile all’attività di lavoro dipendente del settore privato. Ne è conseguito dunque un ampliamento della platea dei beneficiari della disposizione in parola.
  Successivamente, l’INPS – con circolare n. 196 del 2016 – pur recependo la predetta indicazione ministeriale ha tuttavia precisato che – per i soggetti che alla data del 28 dicembre 2011 non svolgevano attività di lavoro dipendente del settore privato – l’anzianità contributiva richiesta dalla norma deve essere «maturata in qualità di lavoratori dipendenti del settore privato» con esclusione dei periodi di contribuzione volontaria, di contribuzione figurativa maturata per eventi al di fuori del rapporto di lavoro dipendente del settore privato, di contribuzione da riscatto non correlato ad attività lavorativa, nonché di contribuzione da lavoro dipendente svolta presso un datore di lavoro non privato. I predetti periodi di contribuzione, ad avviso dell’INPS, vanno esclusi dal computo dell’anzianità richiesta dal comma 15-bis, in quanto contribuzione non versata/accreditata in costanza di rapporto di lavoro dipendente del settore privato. A titolo esemplificativo:
   la contribuzione per il servizio di leva obbligatoria, sospensivo del rapporto di lavoro in essere al momento della chiamata, è utile ai fini del computo dell’anzianità contributiva richiesta dal comma 15-bis in quanto contribuzione figurativa in costanza di rapporto di lavoro dipendente del settore privato. Diversamente, non è utile a tali fini la contribuzione per servizio di leva obbligatoria accreditata fuori dal rapporto di lavoro;
   la contribuzione volontaria è esclusa in quanto, presupponendo la cessazione dell’attività lavorativa, non è maturata in costanza di rapporto di lavoro dipendente;
   la contribuzione per disoccupazione, presupponendo la cessazione del rapporto di lavoro, non può considerarsi maturata in qualità di lavoratore dipendente del settore privato. Diversamente, la contribuzione relativa ad eventi che sospendono il rapporto di lavoro, quale ad esempio la cassa integrazione, è utile per l’accesso al trattamento pensionistico in base alle disposizioni di cui al comma 15-bis.

  Con specifico riferimento poi a quanto evidenziato dall’interrogante relativamente a un ex dipendente della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli, occorre precisare che tale Fondazione è divenuta soggetto giuridico di diritto privato a decorrere dal 1o agosto 2015 allorquando alla stessa sono state trasferite le attività del Policlinico Universitario Agostino Gemelli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Ne consegue che il personale della Fondazione non può rientrare tra i destinatari delle disposizioni di cui al comma 15-bis non avendo maturato nella gestione privata i requisiti minimi di contribuzione richiesti dalla norma.
  In considerazione del fatto che l’interpretazione offerta dall’INPS con la circolare n. 196 ha generato lamentele anche da parte degli Istituti di patronato, il Ministero del lavoro – con nota del 6 dicembre dello scorso anno – ha sollecitato l’Istituto a riconsiderare la sua posizione evidenziato testualmente che «si ritiene possibile specificare che anche i periodi di contribuzione volontaria, di contribuzione figurativa maturata per eventi al di fuori del rapporto di lavoro dipendente del settore privato, di contribuzione da riscatto non correlato ad attività lavorativa sono utili allorquando congiuntamente ai soli periodi di contribuzione effettiva accreditata come dipendente lavoratore privato consentano di raggiungere il requisito di anzianità contributiva richiesta dal comma 15-bis dell’articolo 24 del decreto-legge n. 201 del 2011».
  Ad oggi tuttavia l’Istituto non ha espresso ulteriori avvisi.