Risposta del Gov. all’interrogazione CI sull’istituzione ZES, zone portuali strategiche

E’ pervenuta la risposta del Governo all’interpellanza a prima firma dell’On. Oliaro (Ci) in cui si chiedono intendimenti del Governo in merito all’istituzione di «zone economiche speciali», con particolare riferimento a quelle connesse con i porti di rilevanza internazionale.

Analisi
Gli interpellanti chiedono se il Governo non ritenga che tra le scelte strategiche e le riforme economiche previste nel nostro Paese sia da annoverare anche la creazione di zone economiche speciali nelle aree logistiche ed industriali in connessione funzionale con i porti italiani di rilevanza internazionale, al fine di stimolare l’insediamento di imprese estere che svolgono attività nel comparto logistico-industriale o in quello dei servizi, nonché di imprese start-up innovative, di imprese spin-off attive nel settore della ricerca e dello sviluppo e dell’alta tecnologia, di imprese di servizi per le «città intelligenti» (smart city).
Il Viceministro Bellanova ha sottolineato che il Governo attribuisce profonda attenzione al tema delle zone economiche speciali nell’ambito delle importanti scelte strategiche e delle riforme economiche che sono state poste in essere attualmente nel nostro Paese ed ha assunto l’impegno di avviare un percorso finalizzato a sottoporre alla Commissione europea la proposta di realizzazione di zone economiche speciali in Italia al fine di favorire la crescita economica delle aree che verranno identificate come tra le più idonee al rilancio degli investimenti esteri nel Paese.
In questa fase storica, in cui il fenomeno del reshoring fa sì che le imprese intendono ritornare con i loro processi produttivi in Europa, la presenza di zone economiche speciali anche in Italia aumenterebbe l’attrattività del nostro Paese nei confronti degli investitori internazionali, soprattutto delle grandi multinazionali attualmente per lo più assenti. Il Governo condivide la strategicità di creare le ZES nelle aree logistiche ed industriali in connessione funzionale con i porti italiani di rilevanza internazionale. Pertanto, la correlazione e la complementarietà fra tali istituti e i porti offrirebbero prospettive di crescita economica a livello nazionale e nei territori di istituzione delle stesse. Il Governo ha già previsto l’avvio di un percorso finalizzato alla realizzazione di una ZES nell’area portuale e retroportuale di Gioia Tauro, al fine di favorire la crescita economica dell’area medesima, identificata tra le più idonee al rilancio degli investimenti esteri nel Paese. Tale impegno è sancito dall’accordo di programma tra Governo, regione e Autorità portuale del 27 luglio 2016 e nel patto tra Governo e città di Reggio Calabria. Nel caso di Gioia Tauro, l’istituzione della ZES contribuirebbe a risollevare il trend negativo del transhipment con la possibilità di trasformare lo scalo in porto di destinazione finale. È già stato avviato anche l’iter riguardante l’istituzione di una ZES in Campania nell’area di Bagnoli con i porti di Napoli e Salerno. Realizzare ZES compatibili con la normativa dell’Unione europea sugli aiuti di Stato e sulla concorrenza è possibile, come dimostrano alcuni esempi di successo nell’Unione europea, tuttavia, la regolamentazione dell’Unione europea comporta una maggiore difficoltà nei Paesi europei rispetto a quelli extra Unione nell’utilizzo delle zone economiche speciali e delle zone franche in generale. Sul fronte della sponda sud del Mediterraneo, l’Italia ed il Mezzogiorno in particolare devono fare i conti con l’aumento della competitività dei porti dei Paesi del Nord Africa – Tunisia, Marocco, Algeria, Egitto –, che si sono soprattutto basati, nel corso degli ultimi dieci anni, sull’implementazione di un numero sempre maggiore di zone franche e di zone economiche speciali nelle immediate aree retroportuali, che consentono l’insediamento di imprese in virtù di generose agevolazioni di carattere fiscale.
Tenuto conto che le ZES non si basano esclusivamente su incentivi di carattere doganale e fiscale, ma anche su ulteriori agevolazioni, quali, in particolare, quelle infrastrutturali, finanziarie e dei servizi, e le agevolazioni amministrative o semplificazioni, il Governo, nell’intraprendere il percorso, intende concentrare l’attenzione proprio su queste tipologie di misure che sono altrettanto e, forse, più importanti per attrarre gli investimenti esteri. Il tavolo tecnico interistituzionale, avviato nel 2016 presso la Presidenza del Consiglio, ha esaminato le proposte della regione Calabria e della regione Campania relative alle prime due ipotesi di ZES nel nostro Paese e consentito alcuni iniziali approfondimenti sul tema generale. Tale percorso partirà, come avviene negli altri Paesi, dalla definizione di un testo normativo, organico, espressamente dedicato a tale strumento e che costituisca la cornice per implementare in tempi brevi le iniziative delle singole regioni. La norma fornirà una definizione giuridicamente rilevante della ZES per l’ordinamento nazionale, delineando il quadro strutturale normativo entro cui possa essere disciplinato tale istituto, tenendo conto, ovviamente, delle prescrizioni di livello europeo, laddove esistenti (ad esempio, la disciplina della zona franca doganale). In particolare, saranno previste le condizioni per l’istituzione delle zone, gli obiettivi che ne giustificano la creazione, l’iter procedurale attuativo, le caratteristiche e le funzioni degli organismi di gestione, le attività imprenditoriali ammesse e quelle vietate, la durata della ZES e i casi in cui ne è prevista la chiusura. La proposta di legge che il Governo intende mettere a punto in tempi rapidi sarà sottoposta alla Commissione europea-Direzione generale per la concorrenza da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri attraverso la procedura di pre-notifica, cui farà seguito, ad esito positivo, la notifica vera e propria e la presentazione in Parlamento con l’obiettivo di un iter approvativo ragionevolmente rapido. All’entrata in vigore della legge, potrà essere avviata la sperimentazione nelle aree ZES già identificate e il percorso regolamentare attuativo per l’istruzione e la sperimentazione delle singole zone economiche speciali.