Risposta del Gov. a interrogazione MDP su adeguamento età pensionabile – 21 luglio 2017

È pervenuta la risposta del Governo all’interpellanza 2-01892 a prima firma dell’On. Martelli (MDP, Comm. Lavoro) sui dati e iniziative in merito al meccanismo di adeguamento dell’età pensionabile previsto a decorrere dal gennaio 2017, in relazione ad alcune dichiarazioni rilasciate dal Presidente dell’INPS.

Di seguito il testo completo della risposta.

DOMENICO MANZIONE, Sottosegretario di Stato per l’Interno. Grazie, Presidente. L’onorevole Martelli con il presente atto parlamentare richiama l’attenzione sugli effetti del meccanismo di adeguamento delle pensioni all’aspettativa di vita.
Al riguardo, faccio presente che l’adeguamento dei requisiti d’accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita costituisce un meccanismo in forza del quale i requisiti richiesti per il diritto a pensione vengono aumentati periodicamente sulla base degli incrementi della speranza di vita accertati dall’Istat.
Questo meccanismo, originariamente introdotto dal quarto Governo Berlusconi con una disposizione del 2009, che prevedeva che l’adeguamento decorresse dal 1° gennaio 2015, è stato modificato dal medesimo Governo con una disposizione del 2010, che ha fissato la cadenza triennale, anziché quinquennale, per l’adeguamento secondo le rilevazioni effettuate dall’Istat.
La normativa in questione è stata ancora modificata dallo stesso Governo con il decreto-legge n. 98 del 2011, che ha anticipato al 2013 l’entrata in vigore del meccanismo di adeguamento. Successivamente, il cosiddetto decreto-legge Monti-Fornero, il decreto-legge n. 201 del 2011, ha esteso tale meccanismo anche ai requisiti contributivi per l’accesso alla pensione anticipata, stabilendo altresì che, a decorrere dal 2019, l’aggiornamento dei requisiti sarebbe dovuto avvenire con cadenza biennale anziché triennale.
La normativa vigente prevede che l’eventuale revisione dei requisiti con effetto dal 2019 debba essere effettuata entro il 31 dicembre 2017 con decreto direttoriale del Ministero dell’Economia e del Ministero del Lavoro sulla base dei dati forniti dall’Istat che, secondo le informazioni avute, saranno disponibili non prima del prossimo autunno. Ad oggi, quindi, non è possibile avanzare ipotesi rispetto a questa procedura.
Segnalo, inoltre, che, ai sensi dell’articolo 12, comma 12-bis, del decreto-legge n. 78 del 2010, la mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale e, pertanto, in assenza di una modifica delle disposizioni vigenti, vi è un obbligo normativamente imposto e, quindi, non derogabile di procedere ad adottare il decreto direttoriale necessario all’adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita.
Voglio, peraltro, sottolineare che sul tema è stata introdotta, di recente, un’importante novità: nella legge di bilancio del 2017, infatti, è contenuta una specifica disposizione, in base alla quale i futuri quattro adeguamenti alla speranza di vita, intendo riferirmi al 2019, al 2021, al 2023 e al 2025, non troveranno applicazione nei confronti dei lavori usuranti.
Per quanto riguarda specificamente le donne, il Governo è sempre stato impegnato nell’adottare interventi organici e incisivi di stimolo del mercato del lavoro in termini di incentivazione della partecipazione femminile e interventi sulle pensioni che consentano la flessibilità nell’accesso al pensionamento. Pertanto, la questione è oggetto di un’attenta analisi e riflessione da parte del Ministero del lavoro, nella consapevolezza che la questione riveste un’estrema delicatezza.
Da ultimo, relativamente al quesito posto dagli onorevoli interroganti, concernente una stima dei costi prodotti da un mancato adeguamento dell’età pensionabile, è in corso un’interlocuzione con l’INPS, espressamente interpellato al riguardo, ma, al momento, non ci sono dati disponibili.