Risposta all’Interrogazione Pd su disciplina fiscale delle controlled foreign companies – 20 gennaio 2017

È pervenuta la risposta del Governo all’interrogazione a prima firma dell’On. Barbanti (Pd – Comm. Finanze) in cui si chiede al Governo di assumere iniziative per individuare adeguati «correttivi» alle distorsioni applicative della disciplina fiscale sulle cosiddette controlled foreign companies, chiarendo che il prelievo integrale sui dividendi debba gravare sulle sole distribuzioni operate avendo riguardo ai dividendi rivenienti da utili prodotti dalle società controllate solo a partire dal periodo d’imposta 2015.

Analisi
La nuove disposizioni di cui all’articolo 167 del T.U.I.R sono entrate in vigore dal 1o gennaio 2016 e prevedono una disciplina delle cosiddette controlled foreign companies fondata sul solo criterio – oggettivo – del livello di tassazione cui è soggetta la controllata estera nel Paese o Territorio in cui è localizzata. Tale criterio vale sia per il regime ordinario della corporate tax sia per i regimi speciali.
Alla luce del comma 4 della cennata disposizione è considerato basso livello di tassazione quello inferiore del 50 per cento a quello applicato in Italia.

In merito a detta disposizione deve osservarsi che, come affermato anche dall’Agenzia delle entrate nella circolare n. 35/E del 4 agosto 2016, contenente i chiarimenti delle modifiche normative che hanno interessato la disciplina delle controlled foreign companies, il criterio di individuazione di un Paese o territorio che connota un regime come privilegiato, basato sul livello nominale di tassazione inferiore al 50 per cento di quello previsto in Italia, è chiaramente ispirato a ragioni di semplificazione «che consente un rinvio mobile al livello impositivo vigente nel Paese interessato nei diversi periodi d’imposta, garantendo in tal modo, l’automatica corrispondenza tra l’applicazione della disciplina delle controlled foreign companies, e l’assoggettamento a un regime fiscale privilegiato, senza attendere l’aggiornamento della black list ad opera di un apposito decreto ministeriale».

Le recenti modifiche normative tuttavia non hanno riguardato il contenuto delle due circostanze esimenti, previste nel comma 5 dell’articolo 167 del TUIR, rilevanti ai fini della disapplicazione della disciplina delle controlled foreign companies.
Pertanto, tenuto conto anche della prassi applicativa dell’Agenzia delle entrate, si evidenzia che gli investimenti esteri che si concretano in reali insediamenti industriali o commerciali, con l’assunzione di dipendenti in loco, l’acquisto di sede, impianti e attrezzature, soddisfano, in linea di principio, i requisiti necessari alla dimostrazione dello svolgimento di un’attività economica effettiva nel territorio di localizzazione e, dunque, alla disapplicazione della disciplina antielusiva in esame.

Inoltre, i nuovi criteri di individuazione degli Stati o territori a fiscalità privilegiata hanno inciso sulla soglia di congruità del carico fiscale estero rispetto a quello italiano, ampliando la possibilità di dimostrazione della seconda esimente, accordata al soggetto residente, concernente la circostanza che «dalle partecipazioni non consegue l’effetto di localizzare i redditi in Stati a fiscalità privilegiata».
L’Amministrazione finanziaria, in particolare, con la circolare 4 agosto 2016, n. 35/E, ha adeguato la precedente prassi in materia riconoscendo la sufficienza di un carico fiscale estero almeno pari al 50 per cento di quello che sarebbe stato scontato in Italia e rendendo, in tal modo, più accessibile la prova richiesta al contribuente.

Infine, con riferimento agli utili pregressi, prodotti anteriormente alla modifica dell’articolo 167, comma 4, del TUIR, quando le società partecipate non erano considerate residenti in Stati o territori a fiscalità privilegiata secondo la disciplina vigente ratione temporis, si rappresenta che l’Agenzia delle entrate, con la citata circolare n. 35/E, ha chiarito che, al fine di stabilire se i predetti utili provengano o meno da un paradiso fiscale, assume rilevanza, indipendentemente dalla precedente qualificazione, il criterio vigente al momento della loro percezione perché è in tale momento che si verifica il presupposto impositivo in capo al soggetto residente.

Pertanto, deve sottolinearsi che non è possibile in via interpretativa circoscrivere l’applicazione dei nuovi criteri di individuazione dei regimi fiscali privilegiati, anche speciali, agli utili prodotti a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014, come auspicato dagli Onorevoli interroganti.

Sono comunque allo studio presso i competenti Uffici dell’Amministrazione finanziaria gli opportuni approfondimenti sulle modalità di applicazione del regime di integrale concorrenza alla formazione della base imponibile del socio italiano agli utili provenienti da società estere, che nel periodo di imposta di maturazione degli stessi non erano considerate dal legislatore residenti o localizzate in Stati o territori a fiscalità privilegiata, ma che sono successivamente diventati tali in base alle norme sopravvenute vigenti al momento della distribuzione dei predetti utili.