Risposta all’interrogazione On. Rizzetto (FdI) su Fondi interprofessionali – 3 agosto 2016

È pervenuta alla Camera dei Deputati la risposta del Governo all’interrogazione a risposta orale in Commissione a firma dell’On. Rizzetto (FdI – Comm. Lavoro) sui fondi interprofessionali.

Presente in Commissione il Sottosegretario al Lavoro, Massimo Cassano.

Analisi
L’onorevole Rizzetto con il presente atto parlamentare ha richiamato l’attenzione sulla problematiche legate alla gestione dei fondi interprofessionali per il finanziamento dei piani formativi aziendali.

Preliminarmente, il Sottosegretario ha rappresentato che il Ministero del lavoro e politiche sociali, nell’esercizio della propria funzione di indirizzo e vigilanza, da sempre richiama i fondi interprofessionali all’osservanza delle norme del Codice degli appalti pubblici.
Infatti, nelle Linee guida in materia di costi ammissibili, adottate il 15 gennaio 2004, al punto 5 è previsto che, per le attività delegate e l’attribuzione di incarichi a soggetti terzi, i fondi dovranno seguire le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici nonché la normativa nazionale e comunitaria sulle attività formative. Il rinvio al rispetto della normativa in materia di appalti pubblici operato da tali linee guida ha, peraltro, trovato conferma nel parere fornito, su tale specifico tema, al Ministero del lavoro dalla seconda sezione del Consiglio di Stato nell’adunanza del 30 giugno 2004. Con tale parere il Consiglio di Stato ha precisato, infatti, che i fondi interprofessionali sono qualificabili come organismi di diritto pubblico ai fini dell’applicazione della normativa pubblicistica sugli appalti. Tale principio è stato costantemente seguito dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali in sede di verifiche sui sistemi organizzativi-procedurali, sulle spese di gestione e propedeutiche nonché sulle attività formative svolte da ciascun fondo interprofessionale.

Ha riferito, inoltre, che il Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), con una nota dello scorso 15 gennaio indirizzata al Ministro del lavoro e delle politiche sociali ha ribadito, sulla scorta del citato parere del Consiglio di Stato, nonché della sentenza n. 4304/2015 del medesimo Consiglio di Stato e della giurisprudenza comunitaria, la qualificazione dei fondi interprofessionali come organismi di diritto pubblico che, in quanto tali «sono tenuti ad applicare le procedure di aggiudicazione previste dal Codice dei contratti pubblici e sono vigilati dall’ANAC sia quando selezionano soggetti prestatori di beni e servizi necessari per la loro organizzazione e per il loro funzionamento, sia quando procedono all’affidamento di contratti di formazione professionale che si possa configurare giuridicamente, sotto il profilo oggettivo, come affidamento di appalto pubblico di servizi, ai sensi dell’articolo 3, commi 6 e 10 del Codice dei contratti pubblici». Conseguentemente, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha adottato la circolare n. 10 del 18 febbraio 2016 con la quale, nel fornire indicazioni operative ai fondi interprofessionali, ha precisato che i medesimi fondi sono tenuti a seguire le procedure di aggiudicazione previste dal Codice dei contratti pubblici in materia di acquisizione di beni e servizi necessari al loro funzionamento ed anche eventualmente per i servizi di formazione professionale che intendano acquisire.

Da ultimo, ha fatto presente che il Ministero del lavoro sta predisponendo una circolare sui criteri e sulle modalità per la gestione delle risorse finanziarie di cui all’articolo 118 della legge n. 388 del 2000 relativamente ai fondi paritetici interprofessionali per la formazione continua. Nello specifico, la sezione dedicata ai sistemi di gestione e controllo che tali fondi devono adottare, verranno integralmente recepite le indicazioni fornite dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato nel parere inviato lo scorso 2 maggio 2016 al Ministro del lavoro e delle politiche sociale.

In particolare:

  •  verrà puntualmente definito l’ambito di applicazione della normativa in materia di appalti pubblici nell’esternalizzazione delle attività di pertinenza dei singoli fondi;
  • verrà definito il livello di dettaglio che la manualistica predisposta dai fondi deve contenere al fine di evitare eccessiva discrezionalità in sede di selezione ed approvazione dei piani formativi che, di riflesso, potrebbe determinare disparità e svantaggi competitivi per le singole imprese aderenti.