Risoluzione parlamentare su opzione donna – 1 marzo 2016

E’ stata presentata alla Camera dei Deputati una risoluzione a firma dell’On. Rizzetto (Gruppo Misto – Comm. Lavoro ) su opzione donna.

La risoluzione, esprimendo apprezzamento per il regime sperimentale introdotto dalla legge 234/2004, impegna il Governo ad estendere tali previsioni anche agli uomini.

 

Di seguito il testo completo dell’interrogazione.

La XI Commissione,
   premesso che:
    con il decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 145, lo Stato Italiano ha attuato la direttiva 2002/73/CE in materia di parità di trattamento tra uomini e donne, per quanto riguarda l’accesso al lavoro, alla formazione ed alla promozione professionale e alle condizioni di lavoro. In particolare, è stato disposto che costituisce discriminazione diretta «qualsiasi atto, patto o comportamento che produca un effetto pregiudizievole discriminando le lavoratrici o i lavoratori in ragione del loro sesso e comunque il trattamento meno favorevole rispetto a quello di un’altra lavoratrice o di un altro lavoratore in situazione analoga»;
    inoltre, con la sentenza della Corte di giustizia europea Sez./ II, n. C-356/09 del 18 novembre 2010 afferma chiaramente il principio di parità uomo-donna sull’età pensionabile; la Corte dichiara che «l’articolo 3, n. 1, lettera c), della direttiva del Consiglio 9 febbraio 1976, 76/207/CEE, relativa all’attuazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne per quanto riguarda l’accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro, come modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 23 settembre 2002, 2002/73/CE, deve essere interpretato nel senso che una normativa nazionale la quale, per promuovere l’inserimento professionale di persone più giovani, consente ad un datore di lavoro di licenziare gli impiegati che abbiano maturato il diritto alla pensione di vecchiaia, laddove tale diritto è maturato dalle donne ad un’età inferiore di cinque anni rispetto a quella in cui tale diritto è maturato per gli uomini, costituisce una discriminazione diretta fondata sul sesso vietata da tale direttiva»;
   considerato che la legge n. 243 del 2004, articolo 1, comma 9, ha previsto per le lavoratrici un regime sperimentale, cosiddetto, «opzione donna», riconoscendo la possibilità di accedere al trattamento pensionistico, «in presenza di un’anzianità contributiva pari o superiore a trentacinque anni e di un’età pari o superiore a 57 anni per le lavoratrici dipendenti e a 58 anni per le lavoratrici autonome, nei confronti delle lavoratrici che optano per una liquidazione del trattamento medesimo secondo le regole di calcolo del sistema contributivo previste dal decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 180»;
   pertanto, con l’«opzione donna» si riconosce il diritto alle lavoratrici di andare in pensione con requisiti più favorevoli, accettando che la pensione sia calcolata con il sistema contributivo, anziché retributivo;
   si ritiene, dunque, necessario promuovere idonei provvedimenti affinché il regime sperimentale in questione venga esteso ed applicato anche agli uomini. Ciò al fine di eliminare la discriminazione che caratterizza l’istituto in questione non prevedendo la medesima possibilità per gli uomini di optare per una pensione calcolata in base al regime contributivo, accedendo al trattamento in anticipo rispetto ai criteri ordinari previsti in materia;
   tra l’altro, vista quella che appare all’interrogante una norma palesemente di dubbia legittimità che attua una evidente discriminazione tra uomini e donne, i lavoratori in possesso dei requisiti previsti dall’articolo 1, comma 9 della legge n. 243 del 2004, già sarebbero legittimati a presentare istanza per il diritto alla pensione di anzianità anticipata,
impegna il Governo
ad adottare iniziative normative affinché sia esteso anche agli uomini il regime sperimentale previsto all’articolo 1, comma 9, della legge n. 243 del 2004.