Risoluzione M5s su interruzione adeguamento età pensionabile – 26 luglio 2017

E’ stata presentata una risoluzione del M5S (primo firmatario On. Tripiedi, Comm. Lavoro) che richiede al Governo iniziative volte a interrompere l’iter di adeguamento dell’età pensionabile a decorrere dal 1o gennaio 2019.

Di seguito, il testo della risoluzione.

La Commissione XI,
   premesso che:
    il quadro normativo per l’accesso ai trattamenti pensionistici nel nostro Paese prevede, tra le altre, disposizioni volte al progressivo innalzamento dei requisiti anagrafici per il diritto attraverso il loro adeguamento all’incremento della speranza di vita accertato dall’Istat);
    il primo intervento in tal senso si è avuto all’articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge n. 78 del 2009, con decorrenza prevista dal 1o gennaio 2015;
    nel corso del 2010 e del 2011 la disciplina ha subito ripetuti interventi di modifica prima ad opera del decreto-legge n. 78 del 2010 (articolo 12, commi 12-bis e 12-quinquies) successivamente con il decreto-legge n. 98 del 2011 (articolo 18, comma 4) e infine con il decreto-legge n. 201 del 2011 (articolo 24, commi 12 e 13), quest’ultimo comunemente noto come «riforma Fornero» che, all’adeguamento dei requisiti anagrafici, ha aggiunto quello dei requisiti contributivi;
    attraverso le richiamate modifiche, quindi, il primo adeguamento alla speranza di vita è stato anticipato al 1o gennaio 2013, prevedendo al tempo stesso che i successivi due adeguamenti sarebbero stati effettuati a distanza di tre anni ciascuno, quindi nel 2016 e nel 2019, mentre a decorrere dal 2019 gli adeguamenti sarebbero stati attuati con cadenza biennale;
    sostanzialmente, più si allunga l’aspettativa di vita e più tempo gli italiani dovranno lavorare, con ricadute dirette sulla qualità della vita e sul benessere condiviso, con l’indebolimento della rete sociale che storicamente, in Italia, ha contribuito in maniera rilevante al soddisfacimento delle esigenze famigliari e individuali;
    il diritto di accesso al trattamento pensionistico, inoltre, è stato gravemente intaccato, imponendo il prolungamento del periodo di attività delle lavoratrici e dei lavoratori con la conseguenziale e progressiva riduzione delle opportunità di nuovi accessi al mercato del lavoro;
    l’età pensionabile in Italia è cresciuta tanto da superare la media dei Paesi dell’Unione europea che attualmente, si attesta per gli uomini sui 64 anni e 4 mesi e per le donne sui 63 anni e 4 mesi, ben al di sotto rispettivamente dei 66 anni e 7 mesi e dei 65 anni e 7 mesi previsti oggi dalle richiamate disposizioni. A titolo esemplificativo si considerino alcune delle maggiori economie europee dell’Ocse quali Germania, 65 anni e 4 mesi, Francia, 62 anni, e Spagna, 65 anni e 3 mesi, tutte senza differenze di genere. Requisiti simili si hanno per le lavoratrici e i lavoratori di Paesi Ocse extra europei quali ad esempio il Giappone e il Canada, 65 anni in entrambi i casi; secondo le ultime stime riportate nella pubblicazione Istat «Noi Italia» del 2017, l’aspettativa di vita maschile è pari a 80 anni e 6 mesi, contro i 79,8 del 2013, mentre quella femminile è di 85 anni e 1 mese, contro gli 84,6 del 2013, così comportando l’incremento dell’età pensionabile a partire dal 1o gennaio 2019 a 67 anni di età, per poi aumentare a 67 anni e 3 mesi a partire dal 1o gennaio 2021 fino a raggiungere, secondo le stime, i 70 anni a partire dal 1o gennaio 2050;
    ai sensi dell’articolo 12, comma 12-bis, del decreto-legge n. 78 del 2010, l’adeguamento al sistema pensionistico è da effettuarsi con decreto direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento, quindi con riguardo all’adeguamento previsto con decorrenza dal 2019 (67 anni di età) il decreto direttoriale dovrà essere adottato entro la fine del 2017;
    secondo alcune stime non confermate le risorse necessarie per disapplicare l’adeguamento corrisponderebbero a 1,2 miliardi di euro secondo quanto rilanciato dal presidente Inps, invece, il blocco totale dell’adeguamento almeno fino al 2035 costerebbe poco oltre 140 miliardi di euro;
    sarebbe auspicabile reperire le risorse utili per interrompere il processo di adeguamento dell’età pensionabile, attraverso una riforma della normativa in materia di agevolazioni riconosciute a banche e assicurazioni, ivi comprese quelle riguardanti la deducibilità degli interessi passivi delle operazioni finanziarie di cui agli articoli 6 e 7 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446,
impegna il Governo
ad assumere le opportune iniziative volte a interrompere l’iter di adeguamento dell’età pensionabile a decorrere dal 1o gennaio 2019, intervenendo, a maggior tutela delle lavoratrici e di lavoratori in Italia, sulle disposizioni di armonizzazione dei requisiti anagrafici per l’accesso al trattamento previdenziale conformandoli alla media dei Paesi dell’Unione europea.
(7-01325) «Tripiedi, Dall’Osso, Chimienti, Ciprini, Cominardi, Lombardi».