Riforma portuale: seguito audizioni – 22 giugno 2016

Si è svolta l’audizione informale dell’Autorità Di Regolazione Dei Trasporti e dell’ANCI, nell’ambito dell’esame dell’atto del governo n. 303 – Riforma della governance dei porti.

Il Ministro Delrio è stato invece audito presso la Commissione Trasporti della Camera.

Analisi

  • ANCI

Si apprezza l’intervento volto a snellire le procedure amministrative e burocratiche all’interno del sistema portuale, ritenute fra le concause della perdita di competitività della portualità italiana. Rispetto all’iter di approvazione dei piani regolatori di sistema portuale, appare complessa la procedura nella parte che prevede l’approvazione finale della regione interessata a seguito dell’intesa con il ministro. Per assicurare certezza sui tempi, l’Anci propone di inserire un termine di 30 giorni per l’approvazione dei piani da parte delle regioni. Per la nomina dei presidenti delle autorità portuali si raggiunga l’intesa, oltre che con il presidente della Regione, anche con il sindaco del comune sede dell’autorità.

  •  ART

Occorre precisare nel dlgs il raccordo tra l’insieme delle norme già esistenti, comprese quelle europee e il nuovo Codice degli appalti. Si ritiene che la interpretazione sin qui offerta della portata del decreto legislativo in esame sia conforme al disegno istituzionale europeo e nazionale nel quale attualmente si colloca l’Autorità di regolazione dei trasporti. L’implicazione della sostituzione delle nuove Autorità portuali nelle funzioni proprie dell’organismo di regolazione economica creerebbe un disallineamento rispetto ad altri ambiti dei trasporti nei quali, sia a livello europeo che nazionale, il gestore dell’infrastruttura e dei servizi è soggetto strutturalmente distinto dall’organismo di regolazione e vigilanza.

  • Ministro Delrio

La legge 84/94 sui porti è stata una buona legge, ma dopo vent’anni il mondo è cambiato. E per ridare competitività al settore serviva una riforma. Abbiamo 8mila km di coste, che necessitano di una visione unitaria. La riforma, che porterà all’accorpamento delle Autorità portuali da 24 a 15, nasce dal fatto che la perdita della competitività italiana, negli ultimi anni, è stata abbastanza seria. Il ministro ha poi ribadito che dentro il piano della portualità c’è una nuova governance basta su una semplificazione “necessaria”, ma anche una maggiore armonizzazione dei piani di investimento rispetto al passato. Delrio ha portato come esempio il caso del nord Tirreno, che ha grandi potenzialità per essere, come già concordato con Svizzera e Germania, l’accesso delle merci del Sud Europa. Si è sottolineata l’importanza del Collegato ambientale per la semplificazione sui dragaggi.

Per l’esponente del governo si tratta di una nuova stagione dei porti italiani. Si è cercato di invertirne la tendenza per alcuni, come a Taranto, affinché non fossero più solo porti transhipment, ma porti multipurpose, multifunzioni, con attività crocieristiche e di altro tipo. Dal confronto con le Regioni, è uscito un tavolo che seguirà l’attuazione della riforma. Il ministro ha inoltre confermato la possibilità, per chi ne farà istanza previa giudizio ponderato del ministero di avere una autonomia prorogata di massimo 3 anni, ed ha sottolineato che il fatto che le autorità portuali possano lavorare come enti privati ma restano enti pubblici fa sì che possano amministrare tutto con snellezza e flessibilità ma giovare al tempo stesso dei fondi pubblici. Sul coordinamento centrale, il ministro Delrio ha spiegato che è necessario un coordinamento dal punto di vista legislativo e amministrativo e che per la logistica è stato istituito un Tavolo del Nord Ovest, è stato convocato quello dell’Alto Adriatico, e via via si incontreranno le altre realtà, da quella campana a quella pugliese, etc. Infine ha detto che bisogna sì favorire l’investimento privato, ma offrire servizi a più realtà per non essere in balìa delle scelte altrui come è accaduto al Porto del Pireo con le scelte dei cinesi.

Il contratto di lavoro del personale delle Autorità portuali – ha poi aggiunto – dovrà mantenere il profilo giuridico privatistico, per evitare che vi sia un’omogeneizzazione ai dipendenti pubblici. Sì, invece, alla nomina a presidenti delle Autorità portuali anche di cittadini membri dell’Unione europea.