Riforma portuale: audizione Assoporti – 8 giugno 2016

Si è svolta l’audizione informale del Presidente di Assoporti, nell’ambito dell’esame dell’Atto del governo n. 303 – Riforma della governance dei porti.

Analisi
Assoporti riscontra elementi di criticità in merito al dlgs sulle Autorità portuali, legate all’inserimento delle norme in un decreto di attuazione della legge delega di riforma della Pubblica amministrazione. I problemi riscontrati sono stati illustrati dal presidente dell’associazione, Pasqualino Monti. Includere l’intervento sulle Autorità portuali in un decreto della riforma P.a., secondo Monti, ha reso alcuni aspetti della norma stessa non coerenti con il Piano strategico nazionale della portualità e della logistica, varato dal ministero delle Infrastrutture nel 2015.

Assoporti chiede di escludere l’assoggettamento delle Autorità di sistema portuali (Adsp) al Testo unico sul pubblico impiego (dlgs165/2001) per quanto riguarda i dipendenti. Dopo una fase nella quale, anche con la legge di riforma dei porti, si chiariva l’uscita dalla disciplina del dlgs 165, ci si ritrova all’interno all’interno: è come fare 20 passi indietro. Il contratto collettivo nazionale dei lavoratori, nei porti, ha natura privatistica, così come quello dei dirigenti.

Assoporti lamenta che, nel dlgs Autorità portuali, le Autorità di sistema portuale sono sottoposte a poteri di indirizzo del ministero. Gli enti portuali, in Europa e nel mondo, sono dotati di una forte autonomia. Monti ha definito il passaggio normativo sui poteri di indirizzo una sorta di refuso. Positiva invece, per Assoporti, l’attribuzione al ministero di poteri di coordinamento nazionale e controllo sulle attività considerate strategiche: è inutile ad esempio costruire quattro terminal a 150 km l’uno dall’altro.

Per Assoporti è fondamentale, richiamare la possibilità per le Autorità portuali di affidare a società in house alcuni servizi essenziali, o di partecipare ad aziende. Limitare la possibilità per l’Autorità portuale di partecipare a società, per Assoporti, significa in alcuni casi distruggere il mercato portuale, e dunque anche gettito per lo Stato. Monti si è soffermato anche sul tema dei compiti dell’Autorità marittima, per i quali occorre precisare, nel testo normativo, che riguardano non la sicurezza in senso generico, ma quella relativa alla navigazione e all’approdo. Allargare funzioni a terra significa creare una duplicazione, con potenziali danni anche per coloro che operano, come i terminalisti.

Inserire nel testo l’opportunità di una fase transitoria, fino al 30 giugno 2017, che garantisca la continuità operativa delle Autorità portuali le cui competenze verranno poi trasferite alle nuove Autorità di sistema portuali è, infine, una delle richieste avanzate dal presidente di Assoporti. Si propone dunque di prevedere un periodo di transizione che consenta ai gestori degli scali di gestire l’inserimento in ente unico. In merito Monti ha elencato varie problematiche, inerenti ad esempio l’unificazione di diversi regolamenti di concessione, accordi di secondo livello, o piani regolatori.