Mozione sfiducia M5s a Padoan per gestione nomine partecipate MEF – 3 maggio 2017

Presentata ieri, 3 maggio, una mozione a prima firma del Sen. Martelli (M5s, Comm. Territorio e ambiente) in cui si chiede la sfiducia del Ministro Padoan per la gestione delle nomine delle società partecipate MEF.

Di seguito il testo completo della mozione.

MARTELLI, BOTTICI, AIROLA, BULGARELLI, LEZZI, MANGILI, BERTOROTTA, BLUNDO, BUCCARELLA, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MARTON, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SCIBONA, SERRA, TAVERNA – Il Senato,
premesso che:
il 24 aprile 2013 il Governo presieduto da Mario Monti, con riferimento alla governance delle società controllate, ha emanato una direttiva del Ministero dell’economia e delle finanze, con protocollo n. 5646, con l’obiettivo di rafforzare i presidi statutari atti a garantire un elevato standard dei requisiti soggettivi per ricoprire e mantenere la carica di amministratore, in considerazione sia del preminente interesse pubblico all’onorabilità degli amministratori delle società controllate dal Ministero, sia con riferimento ai profili di salvaguardia dell’immagine del socio pubblico. Nello specifico, la direttiva ha introdotto l’ineleggibilità ovvero la decadenza automatica dalla carica di amministratore in presenza di un provvedimento che disponga il rinvio a giudizio relativo a determinate fattispecie di reato o a illeciti amministrativi dolosi inerenti, inter alias, a violazioni delle norme che disciplinano l’attività bancaria, finanziaria, mobiliare, assicurativa e delle norme in materia di mercati, valori mobiliari e strumenti di pagamento;
in data 19 giugno 2013, mentre era in carica il Governo presieduto da Enrico Letta, l’assemblea del Senato ha approvato, con voto favorevole di tutti i Gruppi parlamentari, la mozione 1-00060 (testo 4), con la quale si impegnava il Governo a demandare al Ministro dell’economia l’adozione di specifiche direttive per individuare criteri e modalità per la nomina e la decadenza dei componenti gli organi di amministrazione delle società controllate, direttamente o indirettamente, attraverso l’introduzione di una specifica causa di ineleggibilità in caso di rinvio a giudizio o condanna per gravi fattispecie di reato e l’attivazione di una valutazione dei requisiti professionali basata su esperienza, autorevolezza ed assenza di conflitti di interesse;
a seguire, dunque, una nuova direttiva del Ministero dell’economia e delle finanze n. 14656 del 24 giugno 2013, ha ribadito la necessità di garantire la correttezza, la trasparenza e la migliore funzionalità degli organi sociali e di proseguire nel processo di riforma avviato negli anni precedenti attraverso ulteriori interventi, volti, in particolare, ad assicurare la massima trasparenza e qualità delle procedure di designazione dei componenti degli organi sociali, rafforzando altresì i requisiti di onorabilità e di professionalità degli amministratori. In particolar modo la citata direttiva ha previsto quanto segue: 1) la conferma dell’ineleggibilità nel caso di “notifica del decreto che dispone il giudizio” per delitti previsti “dalle norme che disciplinano l’attività bancaria, finanziaria, mobiliare, assicurativa e dalle norme in materia di mercati e valori mobiliari”, causa di ineleggibilità già introdotta dalla direttiva del 24 aprile 2013; 2) l’introduzione dell’obbligo di subordinare le candidature proposte dal Ministero all'”acquisizione di un parere positivo relativo al rispetto dei criteri e delle procedure indicati nella presente Direttiva da parte di un Comitato di garanzia, costituito con carattere di stabilità e composto da personalità di riconosciuta indipendenza e comprovata competenza ed esperienza in materia giuridica ed economica”;
pertanto, in conformità alla deliberazione assunta dal Senato il 19 giugno 2013, la direttiva del 24 giugno 2013 ha ribadito la necessità di prevedere per le società partecipate dallo Stato requisiti di onorabilità più stringenti e ha rafforzato il principio della competenza, trasparenza ed indipendenza per le nomine degli amministratori grazie anche all’introduzione di un comitato di garanzia al cui vaglio le nomine dovevano essere sottoposte. Si è trattato, ad avviso dei proponenti del presente atto, di un significativo passo in avanti nel percorso volto a scardinare l’intreccio torbido tra politica e affari di cui le controllate pubbliche sono state, spesso, un mefitico snodo;
in data 16 marzo 2017, durante il Governo Gentiloni, in palese contrasto con la deliberazione del Senato della Repubblica del 19 giugno 2013, il Ministero dell’economia ha predisposto una nuova direttiva tracciando nuovi criteri. In particolar modo: a) sono stati cancellati i requisiti di onorabilità stabiliti dalla direttiva del 24 giugno 2013 (la quale a sua volta aveva mantenuto i criteri indicati nella direttiva del 24 aprile 2013), che, di fatto, recepiva la deliberazione del Senato del 19 giugno 2013; b) è stato eliminato l’obbligo previsto dalla direttiva del 24 giugno 2013 di assoggettare le nomine ad un “parere positivo” reso da apposito comitato di garanzia composto “da personalità di riconosciuta indipendenza e comprovata competenza ed esperienza in materia giuridica ed economica”;
la ratio della nuova direttiva è stata desunta il successivo 18 marzo, quando il Governo Gentiloni ha comunicato la designazione ad amministratore delegato di Leonardo SpA (ex Finmeccanica) di un manager che: a) risulterebbe ineleggibile in base alla direttiva del 24 giugno 2013 in quanto persona rinviata a giudizio il 1° marzo 2017 per un caso di usura bancaria; b) non avrebbe ragionevolmente potuto ottenere il parere positivo di un comitato di garanzia indipendente chiamato ad accertare l’adeguatezza dell’esperienza professionale commisurata alla natura dell’incarico, perché la quarantennale esperienza professionale unicamente di banchiere (da ultimo come presidente del Monte dei Paschi di Siena, incarico ricoperto su designazione della fondazione MPS, storico feudo del Partito democratico, da cui si è dimesso nel settembre 2015, lasciando una banca che oggi si ritrova ancora una volta a chiedere aiuti di Stato nel tentativo di evitare il dissesto) contrastava con i criteri indicati dalla società a cui era stato designato (Leonardo SpA), secondo cui il nuovo amministratore delegato doveva aver “maturato adeguate esperienze nell’area di uno o più business del settore dell’Aerospazio, Difesa & Sicurezza o in altri settori aventi con quest’ultimo attinenze per livello tecnologico e innovazione, caratteristiche industriali, internazionalità e rilevanza geopolitica, per ampiezza dei mercati e dimensione dei maggiori competitor e per analogie di criticità strategiche”, come si legge sulla pubblicazione “Orientamenti del consiglio di amministrazione di Leonardo S.p.A. e agli azionisti sulla dimensione e composizione del nuovo consiglio di amministrazione” del 26 gennaio 2017;
in termini generali, si ritiene inaccettabile qualunque atto di governo che incida negativamente su principi fondamentali quali l’onorabilità, la competenza, la trasparenza e l’indipendenza nell’amministrazione della res publica, in cui rientra a ragione la nomina degli amministratori delle società partecipate, direttamente o indirettamente, dallo Stato. Nel merito, si ritiene un fatto di inaudita gravità che il Governo abbia mortificato la volontà del Senato della Repubblica, arrivando finanche ad emanare una direttiva ad personam per rendere eleggibile come amministratore di Leonardo SpA chi non aveva i requisiti di eleggibilità in quanto: a) rinviato a giudizio il 1° marzo 2017 per un caso di usura bancaria e, dunque, ineleggibile; b) non poteva passare al vaglio di una “valutazione dei requisiti professionali basata su esperienza” in quanto sprovvisto di qualunque esperienza nei settori aerospaziale, difesa e sicurezza (ed in vero di qualsivoglia esperienza di tipo industriale);
considerato che:
in data 21 aprile 2017 il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Milano, dottor Livio Antonello Cristofaro, ha sciolto la riserva sull’opposizione all’archiviazione per l’ex amministratore delegato e l’ex presidente del Monte Paschi di Siena Fabrizio Viola ed Alessandro Profumo, depositando il provvedimento di imputazione coatta nei confronti dei due manager per falso in bilancio e manipolazione del mercato. La Procura della Repubblica ne aveva richiesto l’archiviazione nell’ambito dell’inchiesta relativa alla presunta non corretta rappresentazione dei derivati “Alexandria e Santorini”, da cui sarebbero derivate perdite quantificabili in oltre 700 milioni di euro, nei bilanci della banca dal 2011 al 2014;
a giudizio dei proponenti del presente atto di indirizzo, la vigilanza della Banca d’Italia sembrerebbe essere stata particolarmente carente. In relazione ai conseguenti danni patrimoniali ed al sussistere di un eventuale mancato corretto esercizio dei compiti di vigilanza da parte della Banca d’Italia, il Ministro dell’economia e delle finanze avrebbe dovuto attivarsi al fine di procedere alla revoca del governatore della Banca d’Italia ai sensi del comma 8 dell’articolo 19 della legge n. 262 del 2005;
ritenuto altresì che:
il rinvio a giudizio a carico di Profumo implicherebbe un aggravamento della presunta ineleggibilità, ai sensi delle disposizioni della direttiva del 24 giugno 2013, qualora dovesse essere ripristinata la deliberazione adottata dai rappresentanti della sovranità popolare ed annullata la probabile direttiva ad personam del 16 marzo 2017;
la direttiva del 16 marzo 2017, avendo carattere generale, si presta altresì a ben peggiori misfatti con conseguenze pregiudizievoli per gli interessi economici, e non, dello Stato;
ritenuto, in definitiva, che:
l’articolo 54, comma secondo, della Costituzione recita solennemente che “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”. Appare, infatti, necessario che il nostro Paese e le sue istituzioni siano salvaguardate nel loro prestigio e nella loro dignità, anche attraverso il doveroso principio di “onorabilità” per coloro a cui sono affidate funzioni pubbliche;
si rileva da parte del Governo, e, nella fattispecie, da parte del Ministro dell’economia, una violazione oggettiva di un formale atto di indirizzo parlamentare determinando, dunque, un sostanziale svilimento del rapporto fiduciario tra Parlamento ed Esecutivo, cardine della forma di governo delineata nella Carta costituzionale repubblicana;
l’inidoneità oggettiva e soggettiva del Ministro dell’economia e delle finanze, stante l’emanazione di appositi atti amministrativi che, in palese violazione di indirizzi parlamentari, hanno assunto l’esclusivo obiettivo di consentire a un soggetto rinviato a giudizio di guidare un’importantissima società pubblica, nonché i numerosi e reiterati errori materiali, di valutazione e di gestione, ricadenti nella responsabilità politica ed amministrativa del suo dicastero, impongono al Parlamento repubblicano di esprimere la definitiva revoca dal suo incarico, ricoperto con incompetenza, imperizia ed imprudenza;
visto l’articolo 94 della Costituzione e visto l’articolo 161 del Regolamento del Senato della Repubblica,
esprime la propria sfiducia al Ministro dell’economia e delle finanze, professor Pier Carlo Padoan, e lo impegna a rassegnare le proprie dimissioni.
(1-00787)