Mozione FI su flessibilità in uscita e rivalutazione pensioni – 31 marzo 2016

E’ stata presentata al Senato una mozione a prima firma del Sen. Marin (FI – Comm. Istruzione) sull’esclusione dalla rivalutazione automatica di tutte le pensioni di importo superiore a 3 volte il trattamento minimo INPS dell’anno rivalutato (1.443 euro mensili lordi). Si impegna il Governo, tra le altre cose, a fare in modo che la flessibilità in uscita avvenga senza penalizzare i lavoratori attraverso riduzioni del trattamento pensionistico.

Analisi
I firmatari ricordano che la sentenza della Corte Costituzionale 70/2015 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di quanto previsto dal decreto Salva Italia, che ha escluso per gli anni 2012 e 2013 la rivalutazione automatica di tutte le pensioni di importo superiore a 3 volte il trattamento minimo INPS dell’anno rivalutato (1.443 euro mensili lordi).
Per effetto di tale pronuncia di incostituzionalità, i titolari dei trattamenti pensionistici esclusi hanno riacquistato retroattivamente il diritto alla rivalutazione dei propri trattamenti pensionistici e quindi ad ottenere il pagamento degli arretrati con interessi dalla maturazione al saldo e rivalutazione e il ricalcolo della pensione, a valere sui trattamenti successivi e sulla determinazione degli assegni futuri: al fine di dare attuazione alla sentenza, il Governo ha emanato il decreto-legge 21 maggio 2015, n. 65, recante “Disposizioni urgenti in materia di pensioni, di ammortizzatori sociali e di garanzie TFR”, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2015, n. 109.
Il meccanismo previsto dal decreto prevede tuttavia un rimborso parziale, che non consente la completa restituzione degli importi che sarebbero spettati ai pensionati a seguito della sentenza, non garantendo il pieno rispetto di quei principi di proporzionalità e adeguatezza dei trattamenti pensionistici che la Consulta ha posto alla base della sua sentenza, ed è quindi, secondo i firmatari, da ritenersi illegittimo. A tal proposito, si rileva che sono attualmente all’esame della Commissione Lavoro alcune proposte legislative che introducono disposizioni per consentire la libertà di scelta nell’accesso dei lavoratori al trattamento pensionistico. Tra queste vi è la n. 857 dell’on. Damiano, presidente della stessa Commissione, che introduce forme flessibili di pensionamento volte a consentire al lavoratore che abbia maturato un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e il cui importo dell’assegno sia almeno pari a 1,5 volte quello dell’assegno sociale, la possibilità di scegliere il momento di cessazione dell’attività lavorativa.

In considerazione di questo, si impegna il Governo:

  • ad attivarsi al fine di promuovere una modifica del dettato del decreto-legge n. 65 del 2015, dando piena attuazione alla sentenza n. 70 del 2015 della Corte costituzionale, prevedendo per i titolari di pensione il ristoro completo delle perequazioni;
  • a prevedere che le modifiche annunciate per favorire la “flessibilità in uscita” avvengano senza penalizzare i lavoratori attraverso riduzioni del trattamento pensionistico;
  • a prevedere l’aumento delle pensioni per i soggetti disagiati;
  • a ridurre il livello di tassazione dei trattamenti pensionistici.