Mozione AP su governance INPS – 25 ottobre 2016

E’ stata presentata una mozione da parte del Gruppo AP (primo firmatario, Sen. Marinello, Presidente Comm. Ambiente) in merito all’annunciata riforma della governance dell’INPS, voluta dal Presidente Boeri, che si discosta dalle norme che regolano il funzionamento dell’Ente e crea incertezze nell’azione amministrativa dello stesso.

Di seguito, il testo della mozione.

MARINELLO, DI GIACOMO, TORRISI, CONTE, MANCUSO, DI BIAGIO, BILARDI, ANITORI, DALLA TOR, Luciano ROSSI, ALBERTINI, FORMIGONI – Il Senato,
premesso che:
la ventennale discussione sulla governance degli enti previdenziali è lontana dal trovare un punto di equilibrio efficace. Anche se tutti sono d’accordo sulla necessità di un nuovo assetto dei rapporti fra gli organi, una soluzione sembra essere estremamente lontana;
dai diversi studi effettuati sul tema, si evince sicuramente che il nucleo dei problemi da risolvere non risiede solo nella “monocraticità” degli organi di gestione, presidente e direttore generale. Ben prima, quando era presente il consiglio di amministrazione, così come riformato dal decreto legislativo n. 479 del 1994, i rapporti fra questo organo, il consiglio di indirizzo e vigilanza (CIV) e il direttore generale erano alquanto problematici;
le aporie che rendono complicato il governo della previdenza italiana si possono sintetizzare in due corto circuiti fra poteri. La prima questione è: chi sia il riferimento dell’organo di vertice gestionale (presidente o consiglio di amministrazione). In altri termini, a chi risponda quest’organo, se al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, legittimamente vigilante a nome del Governo e titolare della designazione, oppure al consiglio di indirizzo e vigilanza (CIV), rappresentante degli iscritti (sindacati) e dei datori di lavoro (Confindustria, associazione dei Comuni, delle Regioni, rappresentanti dei Ministeri). Nei 20 anni trascorsi, il riferimento reale dell’organo di vertice gestionale è stato sempre il Ministro del lavoro, circostanza in sé corretta, ma che tuttavia elide i poteri del CIV, che non è titolare, come in qualunque modello duale efficiente, del potere di sfiduciare e rimuovere l’organo gestionale;
seconda questione: quale sia l’accredito che gli stakeholder presenti nel CIV forniscono a tale organo. In altri termini, se le centrali sindacali, Confindustria, l’ANCI, le Regioni si rapportino alle dinamiche dell’istituto attraverso i propri componenti nel consiglio di indirizzo e vigilanza oppure direttamente. È evidente che, se prevale l’ipotesi di un coinvolgimento diretto, non mediato dal CIV, nelle decisioni strategiche dell’istituto viene a crollare uno dei 2 piloni fondamentali dello schema duale di governance teoricamente introdotto 20 anni fa. Se i poteri dell’organo di indirizzo e vigilanza, che è il soggetto “motore” nel modello duale tipo, sono appannati quando non vanificati, in qualunque decisione strategica adotti l’INPS, salta il cardine stesso del modello;
considerato che:
sicuramente la situazione attuale nell’INPS, caratterizzata dalla monocraticità degli organi di gestione e da una scarsissima presenza del CIV nelle vicende strategiche, non consente all’INPS di svolgere appieno, a vantaggio della comunità nazionale e delle forze politiche, quelle funzioni di elaborazione, dibattito, proposta e verifica delle strategie previdenziali e di welfare, che tanto sarebbero necessarie. In altri termini, l’istituto della previdenza e del welfare italiano svolge funzioni meramente strumentali e non è il luogo dove le forze sociali e politiche dibattono, approfondiscono e verificano la fattibilità di ipotesi di sviluppo del welfare italiano. Una falla evidente, visto il prezioso patrimonio di dati, informazioni e know how presente nell’INPS;
nell’ambito della riforma della governance dell’INPS, una possibile soluzione per il corretto funzionamento del modello duale potrebbe essere quella di garantire all’organo di indirizzo e sorveglianza il potere di “dichiarare” la propria sfiducia all’organo gestionale futuro, lasciando al Governo, legittimo titolare dell’indirizzo politico generale, il potere di ultima istanza sulla fiducia all’organo di gestione;
considerato, inoltre, che:
interessanti ed articolati contributi sulla problematica della riforma della governance di INPS ed INAIL sono stati forniti nelle conclusioni di un lavoro del giugno 2012, eseguito da un’apposita commissione di studio, nominata dal ministro Fornero;
alcune conclusioni del gruppo di lavoro costituiscono obiettivi da perseguire attraverso l’adeguamento del modello di governance di INPS e INAIL: la valorizzazione del ruolo di vigilanza del Parlamento e dei Ministeri competenti; la salvaguardia del principio di rappresentatività delle parti sociali nel governo degli enti; la garanzia di adeguati livelli di professionalità nell’esercizio delle funzioni assegnate ai diversi organi; lo snellimento degli organi, finalizzato a promuovere al tempo stesso una più precisa responsabilizzazione dei relativi componenti ed un contenimento dei costi collegati; la promozione di processi decisionali chiaramente definiti, tali da evitare sia possibili conflitti di competenza che eccessivi accentramenti di poteri e, al tempo stesso, da promuovere la rapidità di perfezionamento delle decisioni; il garantire, di conseguenza, la tempestività nella gestione del generale processo di pianificazione, programmazione, attuazione, controllo e valutazione; l’assicurare una diretta responsabilizzazione dei diversi organi e ruoli, in merito alle categorie di risultati dei quali rispondono; l’assicurare la correttezza dei procedimenti, sul piano giuridico-formale, e la verifica costante della compliance; il garantire l’efficacia del sistema dei controlli, attraverso un coordinamento e rafforzamento dei controlli esistenti; la promozione del massimo livello di trasparenza, sull’utilizzo delle risorse e sui risultati prodotti, oltre che sullo stesso sistema di governance;
per il raggiungimento di tali obiettivi, lo studio suggeriva la possibilità di un rafforzamento del consiglio di indirizzo e vigilanza (CIV), attraverso la trasformazione dello stesso in consiglio di indirizzo strategico e vigilanza (CISV), avente nuove e più forti peculiarità. In questa prospettiva il CISV dovrebbe diventare non un semplice luogo di rappresentanza degli interessi, ma l’organo nell’ambito del quale si definisce realmente la strategia dell’ente e se ne controlla la relativa attuazione;
valutato, inoltre, che:
il piano di riorganizzazione dell’INPS, varato dal presidente Tito Boeri, nei mesi scorsi, con alcune determinazioni, in parte subito esecutive, ha incassato lo scorso settembre un fermo del Ministero del lavoro mediante un parere articolato di 14 pagine. Tale parere riprende e fa propri i diversi rilievi critici, che erano già stati sollevati dal Ministero dell’economia e delle finanze e dal Dipartimento per la funzione pubblica in momenti diversi nel corso dell’estate e che arriva dopo il ricorso al Tar, per illegittimità dei nuovi regolamenti, presentato dal CIV, l’organismo interno in cui sono rappresentate le parti sociali;
i punti criticati dal Ministero spaziano dai poteri, ora attribuiti in preminenza al presidente rispetto al direttore generale, in materia di selezione e assegnazione di funzioni, nonché del riconoscimento dei premi di risultato ai dirigenti, fino alla scelta di istituire una commissione di esperti, 2 di nomina del presidente e uno del direttore generale, cui affidare l’istruttoria e la preselezione delle candidature dei dirigenti;
un’ulteriore proposta di Boeri evidenziata dal Ministero era quella relativa all’utilizzo di risparmi di spesa determinati dalla soppressione di due unità dirigenziali di livello generale per assumere un certo numero di funzionari. In queste settimane sugli organi di stampa era emersa la notizia di un piano di 900 assunzioni in diverse aree operative del Paese, ipotesi, che tuttavia sembra scontrarsi con i vincoli tuttora previsti sulle assunzioni nella pubblica amministrazione e i limiti imposti dai diversi piani di spending review implementati negli ultimi anni;
nella nuova organizzazione dell’istituto si passerebbe da 48 a 46 dirigenti di prima fascia distribuiti su 37 direzioni generali, compreso il CIV e 9 incarichi di consulenza, studio o ricerca; uno schema pure criticato dai Ministeri per l’indeterminatezza degli incarichi “di studio”. In linea più generale, la determina di Boeri sulle funzioni centrali e territoriali dell’INPS punta ad un dimagrimento da 33 a 14 delle direzioni centrali e ad un rafforzamento da 15 a 22 delle strutture territoriali di rango dirigenziale, in una prospettiva di un modello organizzativo sempre più focalizzato sui servizi all’utenza;
in più punti le nuove determinazioni di Boeri rimetterebbero in qualche modo in discussione l’attuale assetto di governance duale dell’istituto, in vigore dal 2010, quando venne soppresso il consiglio di amministrazione con l’attribuzione al presidente dei suoi poteri;
inoltre, un parere della Ragioneria generale ha svelato anche i dubbi del Ministero dell’economnia, che vigila con il dicastero del lavoro sull’INPS stesso. Nel documento di inizio agosto, la Ragioneria sottolinea 3 nodi critici: primo, una contrazione del potere del CIV priva di presupposti giuridici. Secondo, una sommatoria di poteri in capo al presidente: al contrario, si auspicherebbe il mantenimento della distinzione tra le funzioni di indirizzo politico, proprie del presidente, e quelle inerenti alla sfera dell’attività gestionale, attribuite al direttore generale. Terzo, il carattere obbligatorio, ma non vincolante, delle proposte formulate dal direttore generale al presidente, una previsione che suscita perplessità in merito all’equilibrio dei poteri;
preso atto, infine, che:
in data 12 ottobre 2016, il presidente dell’INPS ha pubblicato le determinazioni n. 132 e n. 133, con le quali ritiene di aver assolto alle osservazioni formulate dal Ministero del lavoro (prot. 0012448 del 27 settembre 2016), dal Ministero dell’economia e dal Dipartimento per la funzione pubblica, in merito alla palese alterazione degli equilibri definiti dalla normativa vigente nei rapporti fra gli organi dell’istituto;
le determinazioni adottate non sembrano recepire le osservazioni e le indicazioni fornite dai Ministeri, come risulta evidente dalla nota di accompagnamento alle determinazioni, firmata in data 13 ottobre 2016 dal presidente dell’INPS e trasmessa ai Ministeri del lavoro, dell’economia e al Dipartimento per la funzione pubblica; oltre tutto, a sostegno delle tesi asserite nella nota stessa, si richiamano disposizioni superate da norme di legge successive; si veda, a titolo esemplificativo, il richiamo al decreto del Presidente della Repubblica n. 639 del 1970 per giustificare la mancata attribuzione di ruolo al consiglio di indirizzo e vigilanza, istituito nel 1994, con il decreto legislativo n. 479 del 1994, oppure alla direttiva del Dipartimento per la funzione pubblica n. 10 del 19 dicembre 2007 (“direttiva Nicolais”) superata ormai dal decreto legislativo n. 150 del 2009,
impegna il Governo ad adottare tutti gli interventi e le misure necessarie per garantire il rispetto della normativa vigente, relativa alla governance dell’INPS, nonché la funzionalità e la credibilità dell’istituto stesso, in un momento così delicato nella vita del Paese, anche in relazione alle misure pensionistiche annunciate dal Governo per la prossima sessione di bilancio.
(1-00672)