Investire a Ravenna, nel porto e non solo

Ravenna è un territorio fertile per attrarre nuovi investimenti? Sì, la risposta è venuta dal convegno “Investire a Ravenna: la Via della Seta” organizzato da Federmanager Bologna-Ravenna e BPER Banca nella sala multimediale dell’Istituto bancario affollata di imprenditori.

Lo è per vari motivi: il raddoppio del canale di Suez che ha avviato una nuova stagione della logistica, le mire dell’espansionismo commerciale dei Paesi che fanno parte del Far East, il ruolo dei porti dell’alto Adriatico, il progetto Hub portuale, un’attenzione delle istituzioni verso i nuovi investimenti che ha portato a un rilancio della chimica (tra gli esempi Versalis, Yara e non solo), alla realizzazione del primo deposito di GNL del Gruppo PIR e di Edison, al piano di sviluppo del Gruppo Marcegaglia. E, infine, BPER che si propone per supportare investimenti importanti.

“I porti dell’alto Adriatico saranno la destinazione naturale dei semilavorati provenienti dal Far East che vengono completati nelle aree produttive d’Europa. Tra le cause, la necessità di ridurre i costi, e quindi i tempi di viaggio, e la nuova normativa sulle emissioni inquinanti in vigore dal 2020. Venezia e Trieste non hanno aree disponibili, Koper sì ma è penalizzata dai collegamenti ferroviari di cui è invece dotata Trieste. Pireo non è un mercato di destinazione finale, ma di transhipment, quindi con una rottura di carico e costi che aumentano. Ravenna con i lavori del progetto Hub potrà diventare complementare a Trieste grazie alla disponibilità di aree collegate con strade e ferrovie e alla stazione merci dedicata”. Questo il quadro disegnato da Daniele Rossi, presidente dell’AdSP ravennate, nell’aprire il convegno dopo i saluti di Andrea Molza, presidente Federmanager Bologna-Ravenna.

“La nuova Via della Seta – ha aggiunto Rossi – è un investimento di 800/1000 miliardi di dollari, richiederà un treno Milano-Bologna che parta ogni 20 minuti perché gli approdi delle navi saranno regolari, con tempi fissi di imbarco e sbarco. Ravenna è una grande opportunità di investimento per i prossimi anni e una grande opportunità per le imprese”. “Abbiamo liquidità e interesse a investire, speriamo di trovare imprese che abbiano altrettanta voglia di investire”, con queste parole il direttore generale di BPER, Fabrizio Togni, ha sottolineato che a Ravenna ci sono tutte le condizioni esogene favorevoli: un importante retroterra manifatturiero, un livello di scolarizzazione elevato, professionalità, cultura, sanità. E BPER ha la massa critica per supportare investimenti importanti”.

Non sono mancati i riferimenti al mondo dell’energia e in particolare all’offshore e all’emendamento che ha bloccato l’estrazione di gas in Adriatico con il sindaco Michele de Pascale che l’ha definito “una doccia ghiacciata, in una città già colpita dalla crisi delle costruzioni”, stigmatizzando la scelta del Governo di fermare un settore industriale e il mancato confronto per un piano energetico nazionale. In collegamento dal Pireo, il professor Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, ha ribadito con forza la necessità di avere più gas. “A Ravenna – ha detto – ci sono sapienza, competenza, tecnologia, logistica, c’è tutto. E’ uno dei distretti estrattivi mondiali, ma sconta quanto sia sempre più difficile fare industria. Di energia e di gas nei prossimi anni ce ne vorranno sempre di più, in particolare nei trasporti e nella produzione di elettricità. Il Mediterraneo è ricco di gas, in alto Adriatico ce ne sono 50 miliardi di metri cubi. Ma nel Mediterraneo, a differenza dell’Italia, si estrae, dobbiamo quindi vincere la percezione negativa sugli idrocarburi”.

Sulla presenza cinese a Ravenna è intervenuto Stefano Schiavo, amministratore delegato di CMIT Europe, il primo centro di ricerca e ingegneria navale fuori dalla Cina. “Il bilancio della nostra attività, avviata esattamente un anno fa, è positivo. Siamo partiti con una trentina di dipendenti, ora siamo 76 ed entro l’anno raggiungeremo le 100 unità. Per l’83% si tratta di laureati, l’età media è di 38 anni. Abbiamo rimesso a nuovo il palazzo di Raul Gardini, posato per ogni piano 3800 metri di cavi, dato speranza a una serie di fornitori. Siamo un modello a cui guardare, un centro di eccellenza”. CMIT Europe appartiene alla holding China Merchants Group, la seconda società più redditizia in Cina, che controlla la China Merchants Bank, prima banca cinese per azioni protagonista dell’iniziativa nazionale “Belt and Road”, un gruppo che fattura 90 miliardi e ha 120mila dipendenti, gestisce 53 porti in 20 Paesi ed è uno dei leader mondiali nella costruzione e riparazione di navi e piattaforme offshore. CMIT Europe vive un momento favorevole, in particolare nel settore delle crociere; la produzione, infatti, aumenta per rinnovare parte delle 320 navi da crociera attualmente in giro per il mondo. “La Cina – ha detto Schiavo – è un Paese affamato, con la stessa voglia di crescere che aveva l’Italia negli anni ’60”.

Sulla Via della Seta si è soffermato il sindaco Michele de Pascale nelle conclusioni. “E’ il progetto politico della più grande potenza economica del pianeta. E’ un progetto che è entrato nella Costituzione della Repubblica cinese, è l’ambizione della Cina di diventare egemone rispetto alle dinamiche economiche. E’ una vicenda politica, prima che commerciale. E’ la sfida di un Paese con un enorme problema di approvvigionamento energetico, che vuole diventare autonomo”. E’ evidente che se i prodotti finiti devono andare verso Est, è più logico che partano da Ravenna. “Per farci trovare pronti – ha spiegato de Pascale – dobbiamo abbattere la burocrazia”. E ha citato come esempio l’iter autorizzativo del deposito GNL in via di realizzazione sulla Baiona da parte di Gruppo PIR e di Edison. “Se c’è la volontà di tutti – ha commentato – le autorizzazioni si ottengono in tempi umani”. E a questo proposito ha riportato la frase rivoltagli più spesso dagli imprenditori: “Il nostro gruppo presenta la richiesta di permessi in tre diverse città europee, la prima che li concederà otterrà l’investimento, le altre in dieci anni chiuderanno”. De Pascale ha ricordato che Ravenna ha una vocazione industriale recente, di decenni, dagli anni 50/60, grazie ad alcune famiglie illuminate ravennati e all’industria di Stato, con la nascita del porto. Questo significa avere eccellenze assolute in alcuni campi specifici. Chimica, industria energetica e attività terminalistica sono una percentuale elevatissima della presenza industriale. “Se questi settori hanno trend positivi – ha aggiunto – noi ne beneficiamo, se hanno difficoltà paghiamo un prezzo più alto degli altri”. Tra gli elementi positivi, de Pascale ha citato il trend dell’industria chimica, con gli esempi di Versalis, Yara e non solo, una dimostrazione che il settore si sta ammodernando e investe. Tra l’altro, ha detto, “l’evoluzione tecnologica consente di avere livelli di produzione maggiore con un beneficio ambientale”. E ha citato anche il potenziamento dell’impianto F3, quello in area petrolchimico specializzato solo in rifiuti industriali.

De Pascale ha concluso affermando l’importanza della formazione, perché produzione industriale e crescita sono indissolubilmente legate alla conoscenza: “Abbiamo corsi e master specialistici in ambito giuridico e un corso di laurea magistrale in offshore”. Lauree magistrali in Biologia marina e Analisi e gestione dell’ambiente e la laurea triennale in Scienze ambientali. E ha aggiunto “ciò a cui tengo di più è la riapertura del Centro ricerche di Marina di Ravenna del Gruppo Ferruzzi”. “E’ il segno di quello che sarebbe potuto essere e non era stato”