Interrogazioni su inquinamento di Taranto causato dall’ILVA – 27 novembre 2017

Presentate  le seguenti interrogazioni sul degrado ambientale di Taranto, causato dallo stabilimento ILVA:
Interrogazione 5-12793 a prima firma dell’On. De Lorenzis (M5s, Comm. Trasporti) – Potenziali svernamenti di materiale residuo nelle acque adiacenti all’ILVA di Taranto.

• Interrogazione 4-08413 a prima firma dell’On. Crosio (LN, Comm. Lavori pubblici) – Livello di inquinamento nel porto di Taranto.

Di seguito il testo completo delle interrogazioni.

DE LORENZIS. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   da fonti di stampa (su Repubblica.it, Bari, del 14 novembre 2017, «Taranto, un fiume rosso lungo le strade vicino all’Ilva: “Qui il vento e la pioggia fanno paura”», a firma di Gino Martina) si apprende che, a seguito delle abbondanti piogge e delle polveri che affliggono la città di Taranto, un vero e proprio fiume di colore rosso abbia attraversato le strade del porto nella zona adiacente all’Ilva, diretto verso il mare, nella zona vicino al cosiddetto quarto sporgente dell’area di proprietà del siderurgico, proprio all’altezza di una delle due banchine sulle quali le navi cariche di minerali attraccano per scaricare le materie prime destinate al ciclo integrale dell’acciaieria. Dell’accaduto risultano pubblicate sul web e sui social network numerose fotografie dell’accaduto;
   più precisamente si tratta della banchina sotto sequestro giudiziario da diversi anni ma con facoltà d’uso con puntuali e stringenti prescrizioni, fra le quali, le opere (che avrebbe dovuto esser ultimate) per la raccolta delle acque meteoriche e la copertura integrale dei nastri che trasportano il minerale dal porto allo stabilimento (pare ferma al 65 per cento mancando ancora 20 chilometri) –:
   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dell’accaduto e intendano fornire chiarimenti al riguardo, precisando l’entità dei danni verificatisi;
   se i Ministri interrogati intendano assumere specifiche iniziative di tutela alla luce di quanto accaduto e chiarire se la società Ilva abbia posto in essere azioni specifiche innanzitutto per l’aspirazione dell’acqua in eccesso, ma anche per la realizzazione di appositi cordoli con la funzione di prevenire potenziali svernamenti di materiale residuo a seguito delle operazioni di carico-scarico, oltre che di rimozione del residuo e di monitoraggio delle aree colpite;
   se i Ministri interrogati siano in grado di chiarire se siano state rispettate tutte le prescrizioni imposte dai provvedimenti riguardanti quelle aree, precisando lo stato delle previste opere di messa in sicurezza.
(5-12793)

CROSIO – Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, della salute, del lavoro e delle politiche sociali e della difesa – Premesso che:
lo stato di salute dei militari della sede della Guardia costiera sita all’interno del porto industriale di Taranto è oggetto di serie preoccupazioni, tanto che il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, in una dettagliata relazione, ha evidenziato il grave rischio per coloro che regolarmente lavorano, vivono e consumano i pasti a pochi metri dallo scarico di minerali ed emissioni di agenti inquinanti;
la relazione evidenzia che si accumulano costantemente delle sostanze sul mobilio dell’ufficio e nei locali della mensa, che, per colore e consistenza, “sono con ogni evidenza, le polveri proveniente dal Secondo e Quarto sporgente Ilva, distante in linea d’aria poche centinaia di metri”;
durante l’audizione del Co.Ce.R. del 26 luglio 2017, in merito al disegno di legge “Modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e altre disposizioni concernenti la sicurezza sul lavoro e la tutela assicurativa contro gli infortuni e le malattie professionali del personale delle Forze armate” (AC 3925) il delegato della Marina militare in servizio presso la Guardia costiera di Taranto evidenziava lo stato di disagio vissuto dal personale che svolge servizio nel porto industriale, dove si respira contemporaneamente piombo, carbone, minerale, PCB, diossine, Pm10;
studi ufficiali, come quello dello “studio sentieri” dell’Istituto superiore di sanità effettuato sul sito di interesse nazionale di Taranto, attestano gli eccessi di mortalità legati all’aumento di particolato di origine industriale;
nella stessa sede portuale alloggiano stabilmente anche le famiglie, e soggiornano per settimane coloro che frequentano i corsi;
in città vi è una notevole presenza di caserme della Marina situati dalla parte opposta della città, non a diretto contatto con l’area industriale inquinata,
si chiede di sapere:
quali azioni i Ministri in indirizzo intendano mettere in atto al fine di tutelare il diritto alla salute di quanti frequentano abitualmente la sede della Guardia costiera di Taranto, anche disponendo la chiusura dell’attuale sede e dirottando il personale e le attività in siti più distanti dal polo industriale;
se non ritengano opportuno disporre il trasferimento degli alloggi per coloro che frequentano i corsi in caserme lontane dal sito industriale e al contempo vicine ai centri di formazione;
se non reputino doveroso valutare la chiusura della mensa della Capitaneria di porto o comunque trovare una soluzione alternativa, anche disponendone il trasferimento in altra sede o prevedendo l’attribuzione dei buoni pasto o l’aggregazione ai circoli ufficiali e sottufficiali;
se, nel corso degli anni, sia stata monitorata la condizione di inquinamento dell’aria che i guardiacoste di Taranto respirano regolarmente nelle proprie attività di servizio e quali siano i risultati rilevati, anche in merito alla dispersione di minerali e polverino rilevata con deposimetri;
quali interventi intendano mettere in atto per tenere sotto controllo il livello di inquinamento nel porto di Taranto, anche affidandosi ad un sistema di monitoraggio che rilevi i diversi agenti inquinanti presenti, compresi i minerali dispersi;
se, a prescindere dalla salvaguardia del personale della Guardia costiera, intendano prescrivere in ambito portuale rigorose regole ambientali, a tutela di tutti i lavoratori presenti nel porto industriale, inerenti alla movimentazione dei minerali, affinché la stessa avvenga con aspiratori e nastri trasportatori chiusi in modo ermetico evitando la dispersione di minerale in acqua e nelle aree circostanti così come si evince in modo palese dal colore rosso delle strade circostanti sui davanzali delle finestre e i terrazzi.
(4-08413)