Interrogazioni su crisi ILVA – 6 novembre 2017

Sono state presentate tre interrogazioni a risposta in Commissione relative alla crisi industriale del Gruppo ILVA.

Analisi
• Interrogazione 5-12588 De Lorenzis (M5S) – si chiedono notizie sull’avanzamento del programma di interventi del Cis aggiornato al 30 giugno 2017, con particolare riferimento al completamento del progetto dell’utilizzo industriale (ILVA) delle acque reflue di Taranto per uso potabile ed irriguo.
Interrogazione 5-12597 Rizzetto (FdI) – sulla mancata erogazione del prestito ponte di mezzo miliardo di euro che il Governo aveva destinato a fine 2015 al piano di risanamento per il disastro ambientale e sanitario dell’Ilva di Taranto.
Interrogazione 5-12593 Ginefra (PD) – si chiede per quali ragioni non solo non sia stato considerato l’obiettivo della decarbonizzazione tra i requisiti per l’aggiudicazione della gara relativa al complesso industriale del gruppo Ilva, ma sia risultato aggiudicatario un soggetto il cui piano di acquisizione non prevedeva tale prospettiva.

Di seguito, il testo delle interrogazioni.

DE LORENZIS. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   il decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 marzo 2015, n. 20, all’articolo 5 (comma 1), ha previsto che l’attuazione degli interventi funzionali a risolvere la situazione di criticità ambientale, socio-economica e di riqualificazione urbana, riguardante la città e l’area di Taranto, sia disciplinata da uno specifico contratto istituzionale di sviluppo (Cis) attraverso l’attivazione di un tavolo istituzionale permanente per l’area di Taranto (Tip), costituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1o giugno 2014 e decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 giugno 2016) incaricato di definire il contenuto operativo dello strumento di programmazione e di coordinare l’attuazione. Il contratto e stato sottoscritto in data 30 dicembre 2015;
   in merito all’avanzamento del programma di interventi del Cis aggiornato al 30 giugno 2017, tra gli «interventi non avviati/in programmazione» è presente l’intervento «2.10. Completamento del progetto dell’utilizzo industriale (ILVA) delle acque reflue di Taranto per uso potabile ed irriguo». L’intervento consiste nella realizzazione di un impianto di ultra-affinamento delle acque reflue civile trattate nell’impianto di depurazione di Taranto e del collettamento delle stesse fino all’area dello stabilimento siderurgico ILVA al fine di utilizzo industriale delle suddette acque reflue per riservare all’uso potabile ed irriguo le acque del Sinni e del Tara che attualmente vengono prelevate dall’Ilva;
   la «prescrizione T.26» dell’autorizzazione integrata ambientale rilasciata all’Ilva prescrive che «il Gestore dovrà predispone, entro 6 mesi dal rilascio dell’AIA, uno studio di fattibilità finalizzato a ridurre il prelievo primario del 20 per cento entro 3 anni e del 50 per cento entro la scadenza dell’AIA mediante il riuso delle acque dolci usate nel ciclo produttivo e attraverso il riutilizzo delle acque degli impianti di trattamento reflui civili della zona, secondo accordi da stipulare ai sensi del decreto ministeriale 185/03»;
   tale intenzione di riutilizzo dei reflui non è nuova; infatti nel 1994 la regione Puglia (assessorato all’agricoltura), a seguito di apposita convenzione stipulata tra la stessa Italsider e la provincia di Taranto, finanziava il progetto per il riuso delle acque reflue provenienti dagli impianti di affinamento, consistente nella costruzione di una adeguata condotta in acciaio (il cui percorso si svolgeva necessariamente sui fondali del Mar Grande) che, prelevando le acque reflue trattate negli impianti di affinamento Gennarini e Bellavista, le convogliava al recapito finale dell’allora Italsider. Di fatto tale intervento non si è mai realizzato;
   in attuazione dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri (O.p.c.m. 3536/2006), il presidente della regione Puglia – commissario delegato per l’emergenza idrica in Puglia (C.d.e.i.), con il decreto n. 8/CD/EI del 20 ottobre 2006, disponeva il trasferimento delle residuali risorse economiche pari a 35.360.382,35 nel bilancio della regione Puglia per la prosecuzione degli interventi non conclusi nel periodo di emergenza idrica. La giunta regionale, con successiva deliberazione n. 1716 del 21 novembre 2006 autorizzava il dirigente del settore risorse naturali ad assumere tutte le iniziative attuative delle disposizioni. Con determinazione del dirigente del settore risorse naturali n. 103 del 6 luglio 2007, si impegnavano le somme relative alle accertate obbligazioni a carico della regione Puglia. Tra gli interventi da proseguire vi era quello relativo «Completamento del progetto dell’utilizzo industriale (ILVA) delle acque reflue di Taranto, al fine di riservare all’uso potabile ed irriguo le acque del Sinni e del tara», per un impegno di spesa pari ad euro 14.000.000,00, come da decreto del commissario delegato per l’emergenza idrica n. 16 del 24 giugno 2004 –:
   quale sia lo stato dell’avanzamento dei lavori dell’opera in questione prevista dal Cis per Taranto, che prevede il riutilizzo dei reflui dei depuratori di Taranto per usi industriali e l’Ilva e quando siano previsti la conclusione dei suddetti lavori e la relativa messa in funzione;
   se nel suddetto progetto sia previsto che l’intera quantità dei reflui in uscita dai depuratori «Bellavista» e «Gennarini» di Taranto sia impiegata per uso industriale all’Ilva di Taranto, o per uso irriguo, ovvero se una parte dei suddetti reflui non utilizzata verrà scaricata in mare.
(5-12588)

RIZZETTO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   il prestito ponte di mezzo miliardo di euro che il Governo aveva destinato a fine 2015 al piano di risanamento per il disastro ambientale e sanitario dell’Ilva di Taranto non è stato erogato, poiché è stata modificata la destinazione di queste risorse che verranno utilizzate a copertura di altre misure come: la sterilizzazione delle clausole Iva, la sanatoria bis sulle cartelle di Equitalia e l’estensione dello split payment a tutte le società controllate dalla pubblica amministrazione;
   tali misure sono previste dal decreto-legge n. 148 del 2017, il cosiddetto «decreto fiscale» collegato alla legge di bilancio per il 2018 recentemente pubblicato in Gazzetta Ufficiale;
   pertanto, non solo i fondi in questione destinati al piano di risanamento sopra citato non sono stati utilizzati sebbene il loro stanziamento risalga al 2015, ma, a quanto è dato sapere, non verranno definitivamente impiegati nell’Ilva, né sembra siano state adottate iniziative alternative per provvedere comunque ad attuare il suddetto piano;
   l’esecutivo dovrebbe chiarire per quali ragioni migliaia di euro, che erano stati messi a riserva per far fronte ad un disastro ambientale, sanitario, industriale e occupazionale come l’Ilva di Taranto, saranno utilizzati per manovre di differente natura –:
   per quali motivi il prestito ponte in questione per il piano di risanamento dell’Ilva non sia stato erogato;
   se e quali iniziative intenda adottare il Governo per risanare l’Ilva e con quali risorse, considerato il cambio di destinazione delle stesse che dovevano servire per il prestito ponte sopra citato previsto nel 2015.
(5-12597)

  GINEFRA e PELILLO. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   il 10 novembre 2017 è prevista la presentazione del documento finale sulla nuova Strategia energetica nazionale, che è stata preceduta da una fase di consultazione pubblica conclusa il 12 settembre 2017;
   uno dei principali propositi del documento posto in consultazione consiste nella decarbonizzazione, rispetto al quale sono stati presentati due scenari, che ne fissano la data di raggiungimento al 2025 o al 2030, con relativa stima degli investimenti diretti aggiuntivi e delle azioni da mettere in atto;
   a margine della presentazione del rapporto «Greenitaly 2017» il 24 ottobre 2017, il Ministro interrogato ha dichiarato che «L’obiettivo è di far uscire l’Italia dal carbone entro il 2025»;
   un traguardo così ambizioso implica l’adozione di misure che investano in modo coerente, trasversale e integrato diversi settori;
   sotto questo aspetto, la strategia relativa al futuro del complesso industriale del gruppo Ilva avrebbe potuto rappresentare una importante occasione –:
   come e attraverso quali iniziative il Ministro interrogato intenda raggiungere l’obiettivo della decarbonizzazione entro il 2025 e per quali ragioni non solo non sia stato considerato l’obiettivo della decarbonizzazione tra i requisiti per l’aggiudicazione della gara relativa al complesso industriale del gruppo Ilva ma sia risultato aggiudicatario un soggetto il cui piano di acquisizione non prevedeva tale prospettiva.
(5-12593)