Interrogazioni MDP e Fi su Ilva di Taranto – 28 settembre 2017

E’ stata presentata una interrogazione a prima firma dell’On. Duranti (MDP, Comm. Difesa) in cui si chiede conto del risarcimento dovuto dall’ILVA al Comune di Taranto e una a prima firma dell’On. Labriola (FI, Comm. Ambiente) in cui si chiede conto delle forme di tutela nel passaggio dalla suddetta acciaieria alla cordata Am Investco Italy.

Di seguito i testi completi delle interrogazioni.

  DURANTI. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   il «Riesame della autorizzazione integrata ambientale n. DVA/DEC/2011 del 4/08/2011 rilasciata per l’esercizio dello stabilimento siderurgico della società ILVA S.p.A. ubicato nei comuni di Taranto e di Statte» del 26 ottobre 2012 prevede – all’articolo 1, comma 22, che «Si prescrive all’ILVA s.p.a., su specifica richiesta dei Sindaci dei comuni di Taranto e Statte, di garantire alle medesime autorità comunali il ristoro degli oneri derivanti ai comuni della pulizia delle strade prospicienti lo stabilimento e di tutte le aree pubbliche del quartiere Tamburi.»;
   come si apprende anche da fonti giornalistiche, il comune di Taranto – nel pieno rispetto della previsione di norma di cui al paragrafo precedente – ha provveduto alla richiesta all’azienda Ilva del credito risarcitorio relativo al rimborso dei costi di pulizia e spazzamento delle aree limitrofe allo stabilimento, con particolare riferimento quindi al quartiere Tamburi; il costo stimato è di 800 mila euro per il periodo compreso fra aprile 2012 e maggio 2015;
   i commissari straordinari dell’Ilva, nel motivare il diniego alla richiesta risarcitoria, hanno fra le altre cose specificato che: «riguardo alle spese che sarebbero state sostenute dal Comune di Taranto in ragione della asserita violazione delle prescrizioni AIA da parte dell’ILVA e delle asserite emissioni/immissioni derivanti dall’attività industriale delle stesse, non risulta dimostrata né la pretesa violazione della prescrizione AIA da parte della società, né il nesso di casualità diretta tra l’attività svolta dalla società e l’affermata necessità di sostenere le spese oggetto di insinuazione, né la straordinarietà delle stesse rispetto all’ordinaria attività di pulizia svolta dalla ricorrente, né, infine, l’ammontare delle spese effettivamente sostenute ed astrattamente imputabili alla società»;
   a detta dell’interrogante la decisione presa, oltre a porsi in contrasto con la normativa vigente, sottende – nelle motivazioni – la negazione della pesantissima azione inquinante della azienda Ilva (con particolare incidenza nel quartiere Tamburi), al contrario ampiamente dimostrata in diverse sedi negli ultimi anni -:
   se i Ministri interrogati non intendano assumere iniziative, per quanto di competenza, affinché si provveda immediatamente al pagamento del risarcimento dovuto al comune di Taranto da parte dell’Ilva.
(5-12327)

LABRIOLA. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   «Am Investco Italy», la joint venture formata da ArcelorMittal e dal Gruppo Marcegaglia, si è recentemente aggiudicata la gara per gli asset dell’Ilva in amministrazione straordinaria;
   il 5 giugno 2017 il Ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, ha firmato il decreto che autorizza i commissari straordinari del Gruppo Ilva in amministrazione straordinaria a procedere alla aggiudicazione dei complessi aziendali del gruppo ad Am Investco Italy S.r.l, il cui capitale sociale risulta detenuto da ArcelorMittal Italy Holding S.r.l. (51 per cento), ArcelorMittal S.A. (34 per cento) e Marcegaglia Carbon Steel S.p.A. (15 per cento);
   un’operazione da 1,8 miliardi di euro per l’acquisizione degli stabilimenti di Genova, Taranto e Novi Ligure da parte di Am Investco Italy, che ha presentato un piano di produzione per un massimo di 8 milioni di tonnellate nel 2024, con un aumento delle spedizioni grazie all’utilizzo di semilavorati e ricavi per 4 miliardi di euro a regime;
   gli investimenti previsti sono di 2,4 miliardi di euro, di cui 1,250 in interventi tecnologici e 1,150 in ambito ambientale;
   i lavoratori dello stabilimento Ilva di Taranto localizzato nel quartiere Tamburi, precisamente nell’area compresa tra la strada statale n. 7 Via Appia, la superstrada Porto-Grottaglie, la strada provinciale n. 49 Taranto-Statte e la strada provinciale n. 47, rischiano di rimanere senza lavoro perché l’azienda, Am Investco Italy, pare intenda affidare a terzi l’attività oggi interamente svolte dal personale Ilva, esternalizzando tutte le mansioni di stabilimento non strettamente connesse al processo produttivo;
   queste attività, che vanno dall’infermeria alla vigilanza, dalla manutenzione dei carri ferroviari alle spedizioni interne, dal trasporto ferroviario al controllo di processo e di qualità, oggi appannaggio del personale Ilva, verrebbero dunque affidate a terzi. I nuovi proprietari seguirebbero, quindi, strategie diametralmente opposte a quelle adottate dalla precedente gestione del «Gruppo Riva»;
   in un primo momento, Am Investco Italy aveva prospettato circa 5.500 esuberi ma, ad inizio giugno 2017, ha detto di essere pronta a scendere a 4.200. Questo ha comportato la richiesta di garanzie e chiarimenti sul piano industriale;
   la cordata ha confermato ufficialmente i 4.200 esuberi, che verrebbero comunque presi in carico dall’amministrazione straordinaria e utilizzati per le bonifiche o «coperti» con la cassa integrazione, ritenendo sufficienti i 10.000 lavoratori per gestire il rilancio dell’acciaieria di Taranto –:
   quali iniziative di competenza intendano adottare i Ministri interrogati per far fronte alla grave crisi che ha colpito i lavoratori dell’Ilva di Taranto, in modo tale da garantire loro adeguate forme di tutela nel passaggio dalla suddetta acciaieria alla cordata Am Investco Italy.
(4-17963)