Interrogazione Pd: disciplina fiscale delle controlled foreign companies – 18 gennaio 2017

E’ stata presentata una interrogazione a prima firma dell’On. Barbanti (Pd – Comm. Finanze) in cui si chiede al Governo di assumere iniziative per individuare adeguati «correttivi» alle distorsioni applicative della disciplina fiscale sulle cosiddette controlled foreign companies, chiarendo che il prelievo integrale sui dividendi debba gravare sulle sole distribuzioni operate avendo riguardo ai dividendi rivenienti da utili prodotti dalle società controllate solo a partire dal periodo d’imposta 2015.

Di seguito il testo completo dell’interrogazione.

BARBANTI e PELILLO. — Al Ministro dell’economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   l’ampliato perimetro di applicazione della disciplina sulle cosiddette controlled foreign companies ha determinato un incremento venti volte superiore al precedente del prelievo lordo gravante sui dividendi provenienti dalle società controllate estere, sia pur accompagnato dal credito d’imposta «indiretto» per le imposte eventualmente assolte all’estero dalla società controllata;
   la norma ha finito per distorcere il suo stesso scopo originario, colpendo anche coloro che operano e investono realmente in Stati o territori con situazioni economiche più arretrate o svantaggiate;
   operando in territori economicamente «depressi» o in via di sviluppo è, infatti, frequente che vengano offerti incentivi all’insediamento industriale sotto forma di tax-holiday o di riduzioni d’imposta temporanee, condizionate però all’esecuzione di investimenti e/o all’incremento occupazionale;
   la formulazione dell’articolo 167, comma 4, del TUIR e delle relative esimenti – quantomeno così come sinora interpretate dall’amministrazione finanziaria – vanifica però il sacrificio in termini di gettito dello Stato estero, venendo lo stesso acquisito dall’erario italiano qualora il vertice della catena di controllo risulti radicato in Italia: ciò può verificarsi immediatamente o, successivamente, al momento della distribuzione degli utili; si consideri, peraltro, che, ove il medesimo incentivo dello Stato estero non fosse concesso in termini di esenzione temporanea del reddito o di riduzioni di aliquota, bensì in termini di contributi in conto impianti, oppure in conto personale assunto, il regime di «insediamento incentivato» non rientrerebbe più tra quelli che sono considerati «speciali» in base al citato comma 4 dell’articolo 167, creandosi così un’ingiustificata discriminazione fiscale tra coloro che fruiscono di incentivi all’insediamento in territori «depressi» o in Paesi in via di sviluppo a seconda della forma tecnica utilizzata dallo Stato estero per la relativa erogazione;
   una lettura restrittiva della norma porterebbe a colpire, non solo i dividendi corrispondenti agli utili prodotti dal periodo d’imposta 2015, ma anche quelli corrispondenti agli utili indivisi realizzati negli anni precedenti, in Paesi al tempo pacificamente « white list», utili che, pertanto, ben più difficilmente verranno riportati in Italia, privilegiandone magari il reinvestimento sui mercati esteri –:
   se intenda assumere iniziative, per quanto di competenza, per individuare adeguati «correttivi» alle sopraesposte distorsioni applicative della norma e come intenda chiarire che il prelievo integrale sui dividendi debba gravare sulle sole distribuzioni operate avendo riguardo ai dividendi rivenienti da utili prodotti dalle società controllate solo a partire dal periodo d’imposta 2015.
(5-10317)