Interrogazione M5s sulle politiche del lavoro – 24 maggio 2016

E’ stata presentata una interrogazione a risposta orale in Aula a prima firma dell’On. Ciprini (M5s – Comm. Lavoro) sulle politiche del lavoro.

Analisi
Gli interroganti rilevano che l’insufficienza e l’inefficacia delle politiche del lavoro finora adottate dal Governo rispetto agli obiettivi prefissi.

Si chiede quindi al Governo a quanto ammonti la spesa degli incentivi per la decontribuzione per le nuove assunzioni relative agli anni 2015 e 2016, il numero dei nuovi contratti stabili attivati nel 2016 e la qualità del lavoro di tale nuova occupazione e quali iniziative intenda assumere il Governo per porre rimedio alle criticità esposte, frutto delle politiche del lavoro fino ad ora adottate che, ad avviso degli interroganti, si sono rivelate inefficaci e costose.

Fonte
Di seguito il testo completo dell’interrogazione.

CIPRINI, TRIPIEDI, CHIMIENTI, COMINARDI, DALL’OSSO, LOMBARDI e DI BATTISTA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
il 7 marzo 2016 è trascorso un anno anche dall’entrata in vigore del decreto legislativo n. 23 del 2015 che ha introdotto il contratto a tutele crescenti;
è noto che il contratto a tutele crescenti, lungi dall’innalzare le tutele del dipendente, ha abrogato l’articolo 18 della legge n. 300 del 1970, eliminando il diritto del lavoratore alla reintegra sul posto di lavoro e ancorando la tutela contro il licenziamento ad un mero indennizzo economico;
ad una maggiore flessibilità in uscita dal posto di lavoro (ovvero licenziamenti più facili) avrebbe dovuto, nelle intenzioni della riforma, corrispondere – da una parte – l’effetto di accrescere l’occupazione e – dall’altra – la creazione di strumenti efficienti e rapidi a tutela del dipendente espulso dal mondo del lavoro affinché gli fosse consentito il reperimento di una nuova occupazione;
la legge di stabilità per il 2015 ha previsto, infatti, per le nuove assunzioni effettuate fino al 31 dicembre 2015 con contratto di lavoro a tempo indeterminato, l’esonero per tre anni e nel limite di 8.060 euro su base annua dal versamento dei contributi a carico dei datori di lavoro; tale misura è stata riproposta nella legge di stabilità per il 2016 anche per le assunzioni effettuate nel 2016, seppur con uno sgravio contributivo minore e limitatamente ad un periodo più breve;
a distanza di oltre un anno dall’entrata in vigore del contratto a tutele crescenti e degli incentivi per la decontribuzione, oggi l’Inps certifica che, nei primi tre mesi dell’anno, sono stati stipulati 428 mila contratti a tempo indeterminato (comprese le trasformazioni), mentre le cessazioni sono state 377 mila, con un saldo positivo di 51 mila unità. Il dato è peggiore del 77 per cento rispetto al saldo positivo di quasi 225 mila contratti stabili dei primi tre mesi 2015. «Si conferma così la tendenza negativa partita con l’anno nuovo: a gennaio la flessione delle assunzioni certificata dall’Inps era stata del 39,5 per cento, a febbraio del 33 per cento. Il saldo del solo mese di marzo, confrontato con quello di marzo 2015, restituisce un preoccupante -150 per cento» (fattoquotidiano.it del 18 maggio 2016);
in questo contesto, gli unici contratti ad aumentare sono quelli precari. Il saldo dei rapporti a tempo determinato, nel primo trimestre 2016, è positivo di 272 mila unità, con un balzo in avanti rispetto all’anno scorso del 22,2 per cento. «E in tema di precariato, prosegue anche l’avanzata dei voucher, i buoni per pagare il lavoro accessorio. Nel primo trimestre dell’anno sono stati venduti 31,5 milioni di tagliandi, con un incremento del +45,6 per cento rispetto al primo trimestre 2015. Pochi giorni fa, la stessa Inps aveva rivelato come il 37 per cento dei percettori di voucher non ha altri redditi da lavoro, mentre l’85 per cento guadagna meno di mille euro l’anno» (fattoquotidiano.itdel 18 maggio 2016);
secondo i dati contenuti in un report della Cgil nazionale, a fronte di 6,1 miliardi di euro spesi nel solo 2015 per la decontribuzione, si registrano poco più di 100 mila occupati aggiuntivi: un rapporto costi-benefici decisamente sproporzionato;
anche il programma «Garanzia giovani» non presenta risultati apprezzabili, visto che il professor Michele Tiraboschi, coordinatore scientifico di Adapt in un articolo su @bollettinoADAPTdel 21 aprile 2016 e pubblicato anche in Panorama del 27 aprile 2016 con il titolo «Giovani, disoccupati e beffati», scrive «da festeggiare c’è davvero ben poco», poiché «Garanzia giovani» avrebbe generato «un vero e proprio esercito di giovani di belle speranze che hanno preso sul serio la promessa di una “garanzia” iscrivendosi al programma e mettendosi pazientemente in coda a una porta che, però, per la maggioranza di loro, è rimasta chiusa alimentando rabbia e delusione. Perché i numeri parlano chiaro ed è davvero difficile trovarne un’interpretazione positiva»;
ancor più problematica è la partita relativa al riassetto e alla valorizzazione dei centri per l’impiego e alle numerose misure indicate nel decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, entrato in vigore il 24 settembre 2015, ma che tardano ancora ad entrare in vigore: l’Anpal è ancora ferma, i centri per l’impiego sono ancora alle prese con la «riforma Delrio» delle province, il personale occupato è insufficiente, mal pagato e inadeguato sotto il profilo della preparazione e dei nuovi compiti ad essi assegnati;
il ritardo nella creazione di idonee misure di politica attiva del lavoro e del tanto conclamato ricollocamento assistito sta creando un vuoto che porta ad un sostanziale abbandono del disoccupato o del dipendente espulso dal mondo del lavoro che non trova nessuna delle misure previste;
eppure il Presidente del Consiglio dei ministri durante la conferenza stampa del 20 febbraio 2015, annunciando l’avvento della rivoluzione copernicana dei contratti e la fine della precarietà, affermava: «Nessuno sarà più lasciato solo»;
secondo Alessandro Rosina, professore di demografia e statistica sociale all’Università Cattolica di Milano, coordinatore dell’indagine rapporto giovani, «L’asse portante delle politiche attive sono i servizi per l’impiego. Ma il problema è che in Italia sono caratterizzati da bassa copertura del territorio, bassa qualità e scarsi investimenti» (Il Fatto quotidiano del 30 novembre 2015);
è evidente, a parere degli interroganti, l’insufficienza e l’inefficacia delle politiche del lavoro finora adottate rispetto agli obiettivi prefissi –:
se il Ministro interrogato conosca a quanto ammonti la spesa degli incentivi per la decontribuzione per le nuove assunzioni relative agli anni 2015 e 2016, il numero dei nuovi contratti stabili attivati nel 2016 e la qualità del lavoro di tale nuova occupazione e quali iniziative intenda assumere il Governo per porre rimedio alle criticità esposte, frutto delle politiche del lavoro fino ad ora adottate che, ad avviso degli interroganti, si sono rivelate inefficaci e costose. (3-02280)