Interrogazione M5S su retribuzione lavoratori in start up innovative – 8 marzo 2017

E’ stata presentata una interrogazione a risposta orale in Aula a firma del M5S (prima firmataria Sen. Catalfo, Comm. Lavoro) in merito alla normativa relativa ai rapporti di lavoro per le start up innovative.

Si chiede al Ministro dello Sviluppo Economico Calenda e al Ministro dell’Economia Padoan di verificare la corretta applicazione del decreto-legge n. 179 del 2012, evidenziando le eventuali anomalie di cui agli artt. 27 e 28, per garantire il corretto coordinamento tra i piani di incentivazione e fidelizzazione e gli strumenti di remunerazione o work for equity.

Di seguito, il testo dell’interrogazione.

CATALFO, GIROTTO, PUGLIA – Ai Ministri dello sviluppo economico, dell’economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali – Premesso che:
l’articolo 28 del decreto-legge n. 179 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221 del 2012, introduce delle specifiche indicazioni per le start up innovative in materia di rapporti di lavoro. In particolare, il comma 7 stabilisce che la retribuzione dei lavoratori sia costituita da una parte che non può essere inferiore al minimo tabellare previsto, per il rispettivo livello di inquadramento, dal contratto collettivo applicabile, e da una parte variabile, consistente in trattamenti collegati all’efficienza o alla redditività dell’impresa, alla produttività del lavoratore o del gruppo di lavoro, o ad altri obiettivi o parametri di rendimento concordati tra le parti, incluse l’assegnazione di opzioni per l’acquisto di quote o azioni della società e la cessione gratuita delle medesime quote o azioni;
inoltre, il comma 2 limita la sua operatività ai rapporti di lavoro stipulati per “lo svolgimento di attività inerenti o strumentali all’oggetto sociale della stessa”. Dall’altra parte, l’articolo 27, commi 1-3, introduce un regime di incentivazione per le start up innovative attraverso due differenti istituti: i piani di incentivazione e fidelizzazione e gli strumenti di remunerazione o work for equity;
in particolare si tratta di meccanismi di agevolazione che consentono alle start up di sopperire ad eventuali carenze di liquidità, come espressamente indicato nel modello commentato di piano di incentivazione in equity per la start up innovativa e l’incubatore certificato del Ministero dello sviluppo economico del 10 marzo 2015, remunerando le prestazioni di opere e servizi, effettuate in loro favore, senza apporto di denaro, ma con l’utilizzo di strumenti finanziari il cui valore non concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini sia fiscali che contributivi;
considerato che il quadro di queste misure incentivanti è stato completato dai successivi interventi del Ministero dello sviluppo economico (guida all’uso dei piani azionari e del work for equity e il modello di cui sopra) e dell’Agenzia delle entrate (circolare n. 16/E dell’11 giugno 2014). Complessivamente gli strumenti di cui all’art. 27 sono: azioni o quote, stock option, restricted stock o restricted stock unit, strumenti finanziari partecipativi (sfp) definiti, dalla suddetta circolare, come mero diritto alla ripartizione degli utili societari. Quanto alle modalità di assegnazione dei citati strumenti, la normativa ha previsto le seguenti procedure: assegnazione di azioni o quote, a titolo gratuito, a titolo oneroso; assegnazione con cessione di azioni o quote, a titolo gratuito, a titolo oneroso; attribuzione di stock option,restricted stock o restricted stock unit; assegnazione di strumenti finanziari partecipativi;
considerato infine che, a parere degli interroganti:
in assenza di altre indicazioni, il coordinamento delle due norme richiamate appare incerto, e si possono profilare diverse interpretazioni. Anzitutto, andrebbe chiarito che la problematica di coordinamento si pone solo con riguardo ai piani di incentivazione e fidelizzazione, e non già per gli strumenti di remunerazione o work for equity, non configurandosi, per quest’ultima fattispecie, un rapporto di lavoro alla stregua delle indicazioni di cui all’art. 28. E questa differente operatività già rappresenterebbe un’anomalia perché i due strumenti di cui all’art. 27 presentano medesime finalità. Pertanto l’art. 28 vanificherebbe complessivamente quanto specificato dall’art. 27, imponendo, anche per i piani di incentivazione e fidelizzazione, trattandosi di rapporti di lavoro, la predisposizione di una componente fissa del minimo tabellare da remunerare in modo standard, quindi con esborso contributivo e fiscale per il datore di lavoro in qualità di sostituto di imposta, e relegando l’operatività dell’agevolazione fiscale e contributiva di cui all’art. 27 alla sola parte variabile del contratto;
si potrebbe considerare il suddetto art. 27 una norma speciale che, per i piani incentivazione e fidelizzazione, deroga all’art. 28, riconoscendo così un pieno valore alla norma che altrimenti verrebbe svilita e privata di qualunque ragion d’essere. Un’ulteriore chiave di lettura potrebbe consistere nel limitare l’applicabilità dello stesso art. 27 ai casi non direttamente contemplati dall’art. 28 (secondo un’interpretazione letterale: stock option e assegnazione con cessione di azioni o quote a titolo gratuito) e prevedere, ad esempio, il ricorso agli sfp e all’assegnazione di azioni o quote a titolo gratuito o oneroso ovvero all’assegnazione di azioni o quote con cessione, ma solo a titolo oneroso;
l’ultima interpretazione potrebbe prevedere l’operatività dell’art. 27 solo per i contratti di lavoro non stipulati per “lo svolgimento di attività inerenti o strumentali all’oggetto sociale della stessa” (art. 28, comma 2),
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
quali iniziative, nell’ambito delle proprie attribuzioni, intendano assumere affinché sia verificata la corretta applicazione del decreto-legge n. 179 del 2012, evidenziando le eventuali anomalie di cui agli artt. 27 e 28.
(3-03563)