Interrogazione M5s su opzione donna – 29 settembre 2016

E’ stata presentata una interrogazione a risposta orale in commissione a prima firma dell’On. Ciprini (M5S – Comm. Lavoro) in cui si chiede di prorogare il regime sperimentale “opzione donna” fino al 31 dicembre 2018 e di estenderne i benefici anche alle lavoratrici nate nel IV trimestre 1957-1958, che attualmente non possiedono i requisiti richiesti dalla legge.

Di seguito il testo completo dell’interrogazione.

CIPRINI, CHIMIENTI, LOMBARDI, DALL’OSSO, COMINARDI e TRIPIEDI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
il comma 9 dell’articolo 1, della legge n. 243 del 2004 prevede che, in via sperimentale, fino al 31 dicembre 2015, le lavoratrici possono conseguire il diritto all’accesso al trattamento pensionistico di anzianità, ove in possesso dei prescritti requisiti anagrafici e contributivi, (ossia 57 anni d’età per le lavoratrici dipendenti e 58 anni per le lavoratrici autonome), optando per la liquidazione del trattamento medesimo secondo le regole di calcolo del sistema contributivo. Si tratta del cosiddetto istituto «opzione donna»;
l’articolo 1, comma 281, della legge 208 del 2015 (cosiddetta Legge di stabilità 2016), dispone che «al fine di portare a conclusione la sperimentazione di cui all’articolo 1, comma 9, della legge 23 agosto 2004, n. 243, la facoltà prevista al predetto articolo 1, comma 9, è estesa anche alle lavoratrici che hanno maturato i requisiti previsti dalla predetta disposizione, adeguati agli incrementi della speranza di vita ai sensi dell’articolo 12 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni, entro il 31 dicembre 2015 ancorché la decorrenza del trattamento pensionistico sia successiva a tale data, fermi restando il regime delle decorrenze e il sistema di calcolo delle prestazioni applicati al pensionamento di anzianità di cui alla predetta sperimentazione»;
con la sopra citata legge di stabilità è stata sanata l’interpretazione restrittiva data dalle circolari nn. 35 e 37 del 14 marzo 2012 e del messaggio n. 9231 del 28 novembre 2014 da parte dell’INPS, che aveva escluso dalla possibilità di accedere all’istituto dell’«opzione donna» le lavoratrici nate negli anni 1957-4958, estendendo quindi la suddetta facoltà di opzione anche alle lavoratrici che entro il 31 dicembre 2015 abbiano maturano un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni (per le gestioni esclusive dell’AGO 34 anni, 11 mesi e 16 giorni) e un’età anagrafica pari o superiore a 57 anni e 3 mesi per le dipendenti e 58 anni e 3 mesi per le autonome a prescindere dalla data di decorrenza del trattamento pensionistico;
pertanto, la data del 31 dicembre 2015, secondo l’interpretazione della circolare dell’INPS 45/2016, è da considerarsi quale termine entro il quale devono essere soddisfatti i soli requisiti contributivi e anagrafici per il diritto alla pensione di anzianità in regime sperimentale donna, fissando la decorrenza della pensione successivamente alla predetta data;
tuttavia, l’errore della precedente restrittiva interpretazione della volontà del legislatore da parte dell’INPS, è stato «sanato» solo in parte, perché continuano a rimanere escluse le donne nate nel quarto trimestre del 1958, che matureranno i prescritti requisiti anagrafici di 57 anni e tre mesi (aumentati di ulteriori 4 mesi per effetto dell’adeguamento della speranza di vita), alla data del 23 luglio 2016;
ai fini della prosecuzione dell’opzione in parola, il citato comma 281 dell’articolo 1, della legge di stabilità 2016 ha stanziato 160 milioni di euro per l’anno 2016 e 49 milioni di euro per l’anno 2017, stabilendo altresì che, qualora dal monitoraggio le suddette risorse dovessero risultare insufficienti «con successivo provvedimento legislativo, i risparmi determinati da risorse in eccedenza rispetto alle domande di pensionamento presentate saranno destinate a proseguire la sperimentazione oltre il 2015»;
la proroga fino al 2018 attenuerebbe quantomeno alcune iniquità tra le lavoratrici le cui date di nascita si scostano di un solo semestre, ritrovandosi, le une rispetto alle altre, con un’attesa di circa 8 anni in più;
secondo l’INPS le stime di adesioni all’istituto «opzione donna» per l’anno 2016 (escluse le pensioni già liquidate al 30 giugno 2016) sarebbero di 17.400 –:
se, alla luce di quanto espresso in premessa, non ritenga opportuno assumere iniziative normative per eliminare dal comma 281 dell’articolo 1, della legge di stabilità 2016 il requisito dell’aspettativa di vita al fine di concedere «l’opzione donna» anche a tutte le lavoratrici, nate nel IV trimestre 1957-1958, che, diversa, ente non potrebbero accedere al pensionamento in quanto non in possesso dei requisiti richiesti a causa dell’inserimento dei 3 mesi di aspettativa di vita entro il 31 dicembre 2015;
se non ritenga opportuno assumere iniziative affinché il termine 31 dicembre 2015 previsto per la conclusione della sperimentazione venga prorogato fino al 31 dicembre 2018;
anche in previsione della prossima manovra di bilancio, se non intenda effettuare il citato monitoraggio al fine di garantire, qualora onere previdenziale risulti inferiore rispetto alle previsioni di spesa per opzione donna, che le risorse rimanenti e non utilizzate certificate dal cosiddetto «contatore» siano vincolate a consentire l’accesso al regime «opzione donna» anche alle nate nel quarto trimestre del 1956 e ad un’eventuale prosecuzione del medesimo regime sperimentale fino al 2018. (5-09631)