Interrogazione Lombardi (M5S) su Management TIM – 21 dicembre 2016

E’ stata presentata un’interrogazione a firma Lombardi (M5S) a risposta orale in Commissione Lavoro relativa alla gestione dei dipendenti da parte del management di TIM.

Analisi
L’On. Lombardi ha fatto presente come TIM stia procedendo con l’adozione di alcune misure di management dei dipendenti dell’azienda che andrebbero contro gli accordi collettivi integrativi siglati nel 2008. Tali misure restrittive del welfare aziendale sarebbero in contrasto con il bonus di 55 milioni di euro previsto per il management di TIM.

L’interrogante richiede pertanto al Ministro Poletti:
• se non ritenga necessario intervenire, per quanto di competenza, allo scopo di tutelare i diritti dei lavoratori dell’azienda Tim favorendo il raggiungimento di condizioni migliori di quelle proposte sia sotto il profilo economico che normativo.
Il testo integrale dell’interrogazione:

LOMBARDI, COMINARDI, CIPRINI, TRIPIEDI, CHIMIENTI e DALL’OSSO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

Per sapere – premesso che:
   il perdurante mancato rinnovo del contratto collettivo nazionale delle telecomunicazioni sta determinando forti disagi;
   la contrattazione nazionale è uno strumento essenziale per assicurare la forza collettiva dei lavoratori e ottenere condizioni di lavoro dignitose per tutti, anche per chi si trova in situazioni individuali o aziendali particolarmente deboli e ricattabili ed è il riferimento principale, per le retribuzioni, l’inquadramento professionale, l’orario di lavoro e le relazioni sindacali;
   la contrattazione azienda, invece ha un ruolo complementare, integrativo e non sostitutivo del contratto nazionale; essa ha infatti il compito di affinare e migliorare a livello aziendale e territoriale le principali materie che regolano il rapporto di lavoro;
   nell’attuale panorama aziendale italiano, i lavoratori hanno pagato pesantemente le scelte fallimentari dei management aziendali, a partire dal caso specifico di Tim che rappresenta oggi l’emblema negativo di tutte le privatizzazioni, che da questo modello sono derivate;
   Tim, il 6 ottobre 2016, ha inoltrato a tutte le organizzazioni sindacali interessate un avviso secondo cui a partire dal 2017 intende disdettare gli accordi collettivi integrativi del 14 e 15 maggio 2008 e, nello specifico, starebbe per adottare i seguenti strumenti:
    controllo a distanza;
    obbligo di fruizione di permessi e ferie entro l’anno, con conseguente imposizione aziendale di permessi e ferie eventualmente non programmati dal lavoratore; quelli non fruiti non saranno più nella disponibilità del lavoratore;
    sottoscrizione di un nuovo accordo di secondo livello scritto dall’azienda che sostituirebbe gli accordi del 19 luglio 2000, del 16 luglio 2001 e del 14 e 15 maggio 2008;
    demansionamenti fino a due livelli in meno;
    riduzione delle ferie;
    superamento del salario accessorio ai tecnici («tute rosse») sottraendo reperibilità, mancato rientro e modifica dei turni;
    sospensione degli scatti di anzianità;
    assegnazione del premio annuo ai soli lavoratori assunti fino al 1o ottobre 2016;
    obbligo della pausa mensa di un’ora (non più da mezz’ora a un’ora) con posticipo dell’orario di uscita;
    sostituzione della maggiorazione per le festività che cadano di domenica con permessi retribuiti;
    riduzione del valore del buono pasto per i part time;
   da fonti giornalistiche si apprende inoltre di uno speciale bonus milionario previsto per il nuovo management di Tim guidato da Cattaneo, pari a 55 milioni di euro, nel quale fonti sindacali paventano possa confluire anche il contributo di solidarietà concesso dallo Stato in favore dei lavoratori;
   ad aprile 2016, sono stati distribuiti ai dirigenti dell’azienda premi di risultato per obiettivi raggiunti (MBO), mentre ai dipendenti, a giugno 2016, a quanto risulta agli interroganti, non sarebbe stata corrisposta l’ultima tranche del premio di risultato (PDR) dovuto in base all’accordo sottoscritto dalle organizzazioni sindacali il 27 marzo 2013 e determinato alla luce dei risultati aziendali di dicembre 2015;
   la suddetta assegnazione dei premi di risultato appare ingiusta agli interroganti, poiché parrebbe che siano stati adottati parametri disomogenei, addebitando solo ai dipendenti le conseguenze negative degli oneri derivanti dalle sanzioni dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e dalla questione «OLO», rendendoli responsabili di decisioni prese dai vertici;
   sembrerebbe inoltre che il premio per i lavoratori sia costruito sull’incerto margine dei ricavi della singola azienda, mentre quello dei dirigenti sul margine dell’intero gruppo, con l’immediata conseguenza di ottenerne il pagamento con certezza;
   la mancata erogazione del premio di risultato e le nuove politiche del management Tim relative al welfare aziendale hanno generato un malcontento visibile nelle diffuse manifestazioni di protesta dei lavoratori Tim in tutta Italia in questi giorni –:
   se il Ministro interrogato non ritenga necessario intervenire, per quanto di competenza, allo scopo di tutelare i diritti dei lavoratori dell’azienda Tim favorendo il raggiungimento di condizioni migliori di quelle proposte sia sotto il profilo economico che normativo. (5-10157)