Interrogazione Lega Nord sul taglio delle pensioni di reversibilità – 23 settembre 2016

E’ stata presentata una interrogazione a risposta in Commissione a firma della Lega Nord (primo firmatario On. Simonetti, Comm. Lavoro) in merito al presunto taglio delle pensioni di reversibilità, operato surrettiziamente mediante modifica dei parametri da inserire nel modello RED.

Analisi
Gli interroganti ricordano che la circolare n. 195 del 30 novembre 2015, relativa all’acquisizione dei redditi incidenti sulle prestazioni in godimento (campagna ordinaria RED ITA 2015), nel dettare le modalità di dichiarazione per il cittadino, precisa che “Fra i redditi che, in base alle rilevanze, devono essere comunicati all’Istituto (…) Redditi da interessi bancari, postali, dei BOT, dei CCT e altri titoli di Stato, proventi di quote di investimento, soggetti a ritenuta d’acconto alla fonte a titolo d’imposta o sostitutiva dell’IRPEF. Tale tipologia di redditi da capitale, assolvendo una ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, non è presente nelle informazioni contenute nei modelli 730 o UNICO (…) Trattamenti di fine rapporto comunque denominati e relative anticipazioni (…)”.

Poiché il RED è un modello che i titolari di trattamenti pensionistici legati al reddito sono tenuti a presentare annualmente all’Inps a verifica e conferma del diritto ad usufruire della prestazione e dell’importo della medesima, la circolare incide negativamente sugli scaglioni di reddito ai fini del calcolo della percentuale di riduzione dei trattamenti ai superstiti di cui alla tabella F della legge n. 335 del 1995, con un effetto retroattivo di taglio della pensione con un minimo del 25 per cento.

Si chiede se il Ministro del Lavoro Poletti intenda intervenire affinché sia modificata la circolare 195/2015 dell’Inps ritornando alle casistiche precedenti così come da legge n. 355 del 1995.

Di seguito il testo dell’interrogazione.

SIMONETTI e FEDRIGA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

Per sapere – premesso che:
   il «giallo» sull’ipotesi di taglio alle pensioni di reversibilità sembrava risolto dopo la modifica apportata al testo del disegno di legge delega sul contrasto alla povertà durante l’esame in prima lettura e dopo l’approvazione del documento di economia e finanza la scorsa primavera;
   con ben due tentativi, infatti, il Governo ha provato a far diventare le pensioni di reversibilità da «prestazioni a carattere previdenziale» a «prestazioni assistenziali», salvo poi fare marcia indietro dinanzi alle proteste corali;
   è rimasta comunque, ad avviso degli interroganti, l’ombra di uno scontro all’interno della maggioranza di Governo tra chi vuole un giro di vite sulle pensioni di reversibilità e chi invece no;
   il taglio alle pensioni di reversibilità, però, è riapparso in maniera subdola e infida, rendendo obbligatoria la dichiarazione della rilevanza C1 del modello RED, ovvero quella relativa a: interessi bancari, postali, dei Bot, dei Cct e dei titoli di Stato, proventi di quote di investimento, nonché del TFR e di tutte le altre voci prima escluse;
   stando alla normativa vigente (articolo 1, comma 41, della legge n. 335 del 1995) ed alle relative circolari interpretative ed applicative (si veda ad esempio la circolare INPS n. 234 del 25 agosto 1995 e n. 38 del 20 febbraio 1996 e – da ultimo su questa linea – la n. 185 del 18 novembre 2015), infatti, i redditi da sempre presi in considerazione, ai fini del calcolo dell’integrazione al minimo ovvero della cumulabilità della pensione ai superstiti, sono stati assoggettabili ad Irpef, con esclusione, pertanto, agli effetti dell’applicazione delle riduzioni dei trattamenti di fine rapporto e di ogni altro reddito soggetto a ritenuta d’acconto alla fonte a titolo di imposta o di imposta sostitutiva, quindi dividendi e cedole di obbligazioni che sono tassati alla fonte o soggette ad imposta sostitutiva;
   invece, con la circolare n. 195 del 30 novembre 2015, relativa all’acquisizione dei redditi incidenti sulle prestazioni in godimento (campagna ordinaria RED ITA 2015), viene rappresentato un cambio di rotta, poiché, nel dettare le modalità di dichiarazione per il cittadino, si precisa che «Fra i redditi che, in base alle rilevanze, devono essere comunicati all’Istituto (…) Redditi da interessi bancari, postali, dei BOT, dei CCT e altri titoli di Stato, proventi di quote di investimento, soggetti a ritenuta d’acconto alla fonte a titolo d’imposta o sostitutiva dell’IRPEF. Tale tipologia di redditi da capitale, assolvendo una ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, non è presente nelle informazioni contenute nei modelli 730 o UNICO (…) Trattamenti di fine rapporto comunque denominati e relative anticipazioni (…);
   il RED, si ricorda, è un modello che i titolari di trattamenti pensionistici legati al reddito sono tenuti a presentare annualmente all’Inps a verifica e conferma del diritto ad usufruire della prestazione e dell’importo della medesima;
   la considerazione di rilevanze precedentemente non computate – e quindi non dichiarate – finirebbe inevitabilmente con l’incidere negativamente sugli scaglioni di reddito ai fini del calcolo della percentuale di riduzione dei trattamenti ai superstiti di cui alla tabella F della legge n. 335 del 1995, con un effetto retroattivo di taglio della pensione con un minimo del 25 per cento;
   l’aggiunta delle rilevanze richiamate in premessa nel modello RED ai sensi della richiamata circolare dell’Inps n. 195/2015 ad avviso degli interroganti va considerato come una maniera surrettizia di procedere al taglio delle prestazioni legate al reddito, quali appunto le reversibilità –:
   se il Ministro interrogato non intenda intervenire affinché sia modificata la circolare 195/2015 dell’Inps ritornando alle casistiche precedenti così come da legge n. 355 del 1995. (5-09576).