Interrogazione Gruppo Misto sull’ accesso alla sanità in condizioni di urgenza

E’ stata presentata il 31 maggio, una interrogazione a risposta orale da parte del Gruppo Misto (prima firmataria, Sen. Simeoni, Comm. Sanità) in merito agli squilibri nell’accesso alle prestazioni sanitarie pubbliche, a fronte di un consistente aumento del ricorso alla spesa privata da parte dei cittadini.

Di seguito, il testo dell’interrogazione.

SIMEONI, VACCIANO, DE PIETRO, MASTRANGELI, Maurizio ROMANI, CASALETTO, MUSSINI – Al Ministro della Salute – Premesso che:
quanto riportato nel “Rapporto 2017 sul coordinamento della finanza pubblica”, pubblicato dalla Corte dei conti in data 5 aprile 2017, evidenzia il permanere, anzi, l’aggravarsi della pratica del ricorso alla spesa privata da parte dei cittadini italiani, considerando che, nell’arco di tempo ricompreso tra il 2001 ed il 2014, la stessa è passata da 449 a 553 euro;
nello stesso rapporto si sottolinea che «ad un tempo l’aumento della spesa privata in sanità, che assume la dimensione più consistente nelle aree con i livelli di servizi di maggiore estensione e qualità, sembra segnalare la necessità di adeguare il sistema a fronte di un così rilevante impatto per le famiglie», richiamando quanto stabilito a livello nazionale in merito ai tempi di attesa massima, previsti per le prestazioni erogate a fronte di “urgenza differita” ovvero di “prestazione programmabile”;
alla spesa sanitaria, pari a 113,6 miliardi di euro, dati del 2016, se ne aggiungono ulteriori 35 miliardi di euro, pari a circa il 31 per cento in più, per altre prestazioni sanitarie ed acquisto di farmaci e presidi a carico dei cittadini;
considerato che:
il PNGLA (piano nazionale di governo delle liste di attesa) definisce, a livello nazionale, quali siano i tempi massimi di attesa che le aziende sanitarie sono tenute obbligatoriamente a garantire, a fronte di ognuna delle tipologie di prestazioni erogabili: U cioè urgente, B, breve, D, differibile, P cioè programmabile;
tali prestazioni devono essere erogate in un arco di tempo che va dalle 72 ore dalla prescrizione per le prestazioni di tipo U, ad un massimo di 180 giorni per le visite di controllo che rientrano nella categoria P;
l’impossibilità di assicurare direttamente il rispetto di tali tempi comporta automaticamente che il paziente sia indirizzato, senza alcun aggravio di spesa per il paziente stesso, all’acquisto di prestazioni intramoenia, ex art. 3 del decreto legislativo n. 124 del 1998, sebbene ciò comporti un danno erariale di cospicue dimensioni;
il rispetto puntuale delle disposizioni contenute nel PNGLA favorirebbe un notevole contenimento del ricorso alla spesa privata da parte della cittadinanza e consentirebbe, altresì, di accedere a quelle cure e a quelle prestazioni che oggi molti cittadini si vedono negate a causa di fattori economici;
è compito della sanità pubblica agire ed operare al fine di garantire l’accesso alla salute al maggior numero di cittadini, pur in una situazione di generale ottimizzazione dei costi;
ad oggi, circa 11 milioni di italiani presentano gravissime difficoltà di accesso alla sanità pubblica, a causa della loro situazione economica, ovvero dei tempi di attesa insostenibili in ragione delle patologie da cui sono affetti,
si chiede di sapere:
quale sia il livello di vigilanza attuato affinché sia garantito da parte delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano il rispetto degli standard nazionali, relativamente ai tempi di attesa, ambulatoriali e chirurgici, per le prestazioni programmabili e per quelle definite “ad urgenza differita”;
quali provvedimenti siano stati adottati, ad oggi, nei confronti delle Regioni che non rispettano gli standard nazionali esistenti, e quali siano in tal senso le misure sanzionatorie.
(3-03788)