Interrogazione CoR su Industria 4.0 e PMI – 3 aprile 2017

E’ stata presentata una mozione a prima firma dell’On. Palese (Gruppo misto, CoR – Comm. Bilancio) sulla promozione dello sviluppo tecnologico per la piccola e media impresa.

Analisi
La mozione impegna il Governo a porre maggiore attenzione ai problemi che riguardano la piccola e media industria nel suo processo di passaggio a «Industria 4.0», in particolare prevedendo un piano industriale ragionato, basato su quello che l’Italia può e meglio sa fare, delineando una nuova Italia produttiva con le piccole e medie imprese come protagoniste. Chiede, inoltre, di assumere iniziative di competenza, volte a promuovere attività di formazione, ricerca e sviluppo nelle scuole, nelle università e nei centri di ricerca, favorendo la collaborazione università-impresa e prevedendo anche l’allocazione di maggiori risorse per la creazione dei centri di competenza.

Di seguito il testo completo della mozione.

La Camera,
   premesso che:
    nel 2015 si sono venduti 250.000 robot in tutto il mondo, di cui 100.000 nel solo settore dell’automotive;
    la comparsa dei primi robot industriali avviene intorno agli anni Settanta, in particolare nel settore dell’automotive, in applicazioni dove l’uomo opera in condizioni di pericolo e grande fatica fisica. Per più di 40 anni l’attenzione dei progettisti si è incentrata principalmente sulla sicurezza; solo da poco si è iniziato a parlare di «collaborazione» tra uomo e macchina e di «robot collaborativi», sulla spinta di coniugare la «potenza» e la «velocità» dei robot industriali, con i sensi e l’intelligenza umana, la nuova tendenza al prodotto pensato per il singolo cliente e la necessità di affiancare i robot all’uomo in nuove applicazioni nei settori della medicina, dell’agricoltura e dell’artigianato;
    come le tecnologie Information & Communication Technology (ICT) sono diventate parte della nostra vita quotidiana, anche la robotica può e ancor più potrà, giocare un ruolo importante nel miglioramento della qualità della vita, aggiungendo all’ICT la capacità di movimento e azione nel mondo reale;
    in questo settore, l’Italia è sempre stata all’avanguardia, anche in ambito industriale, dove le aziende italiane di automazione e robotica hanno avuto e continuano ad avere posizioni di rilievo, insieme a Germania, Giappone e Stati Uniti. Nella ricerca, l’Italia è tra i Paesi leader nella robotica di servizio, nella biorobotica e nella soft robotics;
    occorre che anche in Italia sia considerata una standard practice la collaborazione università-impresa, così come accade negli Stati Uniti, in Israele e in Germania, soprattutto in un contesto di crescente innovazione tecnologica che rischia di vedere depauperate le potenzialità che il nostro Paese indubbiamente possiede;
    nei primi mesi del 2017 partiranno 17 nuovi progetti selezionati dalla Commissione europea, nell’ambito dei finanziamenti « Horizon 2020» e di questi ben 5 saranno sviluppati da centri di ricerca italiani. I 17 progetti finanziati toccano ogni settore, dalla telemedicina di SmartSurg, alle piattaforme intelligenti per la sicurezza; quasi tutti i progetti scelti sono proiettati verso le applicazioni commerciali, volte a migliorare la qualità della vita e del lavoro;
    l’utilizzo delle tecnologie digitali per la produzione di beni fisici, la robotizzazione, la tecnologia cloud, l’Internet of Things, l’impiego di intelligenze artificiali e la flessibilizzazione del mercato del lavoro costituiscono, nel loro complesso, quella che è stata definita la rivoluzione dell’Industria 4.0, che, come tutte le rivoluzioni, determinerà notevoli cambiamenti sociali, a partire dal mercato del lavoro. La rivoluzione 4.0 è destinata a investire tutti i settori di mercato e le diverse aree aziendali, generando grandi opportunità;
    su quale sarà l’impatto sull’occupazione di Industria 4.0 gli esperti non sono concordi: mentre vi è una convergenza di opinioni su alcuni punti (i robot e l’intelligenza artificiale permeeranno in breve tempo ogni aspetto della nostra vita; l’attuale formazione scolastica e universitaria non sono in grado di preparare adeguatamente le persone per le sfide del prossimo decennio; occorre cogliere l’occasione per ripensare l’attuale concetto di lavoro), diversa è la valutazione dell’impatto sulla creazione di posti di lavoro;
    secondo il World Economic Forum, entro il 2020 a fronte di 7,1 milioni di posti di lavoro persi, ne saranno creati appena 2 milioni di nuovi e ciò a causa della digitalizzazione dei processi – smart manufacturing; d’altro canto, una ricerca condotta da Manpower Group tra 18.000 datori di lavoro in 43 Paesi del mondo, rileva che oltre il 90 per cento dei datori di lavoro intervistati prevede che la propria azienda verrà impattata dalla «quarta rivoluzione industriale» nei prossimi due anni, mentre l’83 per cento del campione ritiene che l’automatizzazione e la digitalizzazione del lavoro faranno crescere il totale dei posti di lavoro;
    in questa indagine, l’Italia si attende il maggior incremento di nuovi posti di lavoro, al netto di un « upskilling», con una creazione di nuovi posti di lavoro prevista tra il 31 per cento ed il 40 per cento. Meno ottimistiche appaiono le prospettive per i datori di lavoro di Germania, Francia, Finlandia, Svezia e Svizzera, secondo cui l’impatto potrebbe essere nullo o addirittura negativo (tra lo 0 e il –9 per cento);
    l’automazione è parte di un più ampio processo di innovazione che dovrebbe favorire la domanda e di conseguenza l’offerta in settori più svariati, alimentando quindi l’occupazione, sempre che si affronti in modo determinato quel «cambiamento culturale» che Industria 4.0 impone;
    industria 4.0 sicuramente potrà far ripartire investimenti e produttività in Italia, ma indispensabile è compiere sforzi adeguati per sostenere la nascita di una nuova generazione di lavoratori digitalizzati, sia formando persone con competenze tecniche, sia riqualificando coloro che stanno già lavorando, accompagnandoli con l’acquisizione di soft skill minimi di base, sia rafforzando gli interventi sulla formazione di competenze digitali nelle piccole e medie imprese;
    sempre secondo l’analisi del World Economic Forum, il 65 per cento dei bambini che iniziano oggi il loro ciclo di studi è destinato a trovare un lavoro che oggi ancora non esiste. Proprio per questo risulta fondamentale uno sforzo congiunto tra le piccole e medie imprese e il Governo per l’attuazione delle best practice, a partire dalla scuola e dall’università, e la creazione di centri di competenza;
    la legge di bilancio 2016 ha puntato sulla conferma e sul potenziamento degli incentivi agli investimenti, tuttavia, gli incentivi fiscali, in un tessuto industriale composto da molte piccole e medie imprese, riusciranno difficilmente a stimolare investimenti in ricerca e sviluppo, soprattutto in un clima ancora caratterizzato da forte incertezza;
    la previsione, inoltre, che per accedere all’iper-ammortamento, i beni, oltre ad essere funzionali alla trasformazione tecnologica delle imprese in ottica di Industria 4.0, debbano dimostrare di essere interconnessi al sistema di gestione aziendale, rischia di escludere buona parte delle piccole e medie imprese, che dovrebbero rivedere l’intero sistema informativo interno; gli incentivi fiscali previsti, incluso il super-ammortamento, si dimostrano quindi più adatti alle grandi imprese che non alle realtà di piccole dimensioni,
impegna il Governo:
1) a porre maggiore attenzione ai problemi che riguardano la piccola e media industria nel suo processo di passaggio a «Industria 4.0», in particolare prevedendo un piano industriale ragionato, basato su quello che l’Italia può e meglio sa fare, delineando una nuova Italia produttiva con le piccole e medie imprese come protagoniste;
2) ad assumere iniziative di competenza, volte a promuovere attività di formazione, ricerca e sviluppo nelle scuole, nelle università e nei centri di ricerca, favorendo la collaborazione università-impresa e prevedendo anche l’allocazione di maggiori risorse per la creazione dei centri di competenza.