Bergamo: l’uomo resta l’elemento chiave dell’Industria 4.0

La centralità dell’uomo, con la sua capacità di ascolto, di mettersi in discussione, di interpretare, di imparare continuamente cose nuove e di essere disponibile al cambiamento, potrebbe essere l’elemento chiave dell’Industria 4.0. In una parola, a fare la differenza nel mondo del futuro sarà quello che era indispensabile anche nel passato: la formazione. Una sintesi che ha messo d’accordo tutti i relatori intervenuti al convegno «Industry 4.0: quali opportunità per le aziende e le persone», promosso il 20 ottobre scorso nella sede dell’Università di Bergamo da Federmanager, rappresentata dalla presidente provinciale, Bambina Colombo, e da quello nazionale Stefano Cuzzilla.

«Il nostro obiettivo sarà quello di formare i giovani sulla gestione di sistemi complessi, che si articolano su più dimensioni nello spazio e nel tempo, di aiutarli a diventare specialisti della complessità più che delle tecnologie. Nella nostra università stiamo lavorando alla modifica dei percorsi tradizionali per anticipare quello che verrà. L’auspicio è che questo territorio si avvicini sempre più ad una forma di umanesimo tecnologico». Lo ha ricordato il rettore Remo Morzenti Pellegrini, tra i relatori dell’incontro con Roberto Pinto, docente del dipartimento di Ingegneria gestionale, Stefano Ierace, responsabile operativo di Intellimec e Stefano Scaglia, presidente di Confindustria Bergamo.Paola d’ordine: più competenze, è stato il filo rosso degli interventi di Pinto e Ierace. «Il sistema complesso – secondo il primo – richiede conoscenze in continua evoluzione, in pratica competenze non ancora codificate». Ottimista sull’occupazione, nel mondo 4.0, il secondo:« Ad essere sostituite saranno le mansioni ripetitive”. Insomma la professione del futuro dovrà guardare all’ambito creativo. «Del resto il principio più interessante di Industria 4.0 è la possibilità di personalizzare all’infinito il prodotto», ha ricordato il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, che ha partecipato alla tavola rotonda – moderata dall’editorialista Franco Cattaneo – con Lucio Cassia, presidente del Centro ricerche Cyfe, Paolo Perani, manager di Abb spa e don Cristiano Re, direttore dell’Ufficio per la Pastorale sociale e del lavoro della diocesi. E se, stando al presidente di Confindustria,«oggi il gap culturale tra le aziende è tra chi ha la capacità di capire quello che sta succedendo e di affrontare le sfide nuove e chi non riesce», un supporto in questa direzione, secondo il presidente Cuzzilla, potrebbe venire «proprio dai manager appositamente formati nell’ambito della digitalizzazione».