Indagine su Industria 4.0: esame documento conclusivo – 23 giugno 2016

E’ proseguito in Commissione Attività produttive l’esame del documento conclusivo dell’indagine conoscitiva su Industria 4.0.

Analisi
Lorenzo BASSO (PD), relatore al documento, ha osservato che esso contiene una sintesi delle numerose audizioni effettuate organizzata in un contesto sistemico e non secondo un criterio compilativo. Il documento propone anche i contributi chiesti a soggetti istituzionali, quali al capitolo II, i dati di contesto economico forniti dall’Istat. Il I capitolo dà conto delle audizioni e delle missioni svolte. Il capitolo II contiene i dati di contesto economico internazionale e nazionale appositamente elaborati dall’Istat e integrati con quelli forniti dal Servizio Studi della Camera. Il capitolo III intende offrire una sintesi sistemica del concetto di Industria 4.0. Il documento dà conto altresì delle nuove tecnologie abilitanti evidenziate nel corso delle audizioni e presenta un focus sui settori dell’automotive, dell’edilizia e del medicale. Sono quindi presentati i nuovi modelli di business, le strategie di mercato rese possibili dalle TIC, la sharing economy e la circular economy. Il documento contiene inoltre un’analisi dei progetti internazionali ed europei approfonditi dal Servizio Biblioteca che rappresentano un contributo importante che può essere di grande utilità per il Governo: dai programmi avviati nei 14 Paesi si possono ricavare indicazioni per le scelte cui l’Italia potrà orientarsi. L’ultimo capitolo presenta la via italiana alla quarta rivoluzione industriale e la proposta della Commissione, che è stata articolata su cinque pilastri:
1) creare una governance per il sistema Paese;
2) realizzare le infrastrutture abilitanti;
3) formazione per le competenze digitali;
4) ricerca sul territorio e centri di ricerca internazionali;
5) open innovation e standard aperti.

Si evidenzia in particolare la necessità di trovare una cabina di regia che metta a sistema tutti gli elementi fondamentali per la via italiana all’industria 4.0. Riguardo alle competenze digitali, ha sottolineato che l’audizione del Ministro Giannini ha fornito molti elementi utili, mentre con riferimento alla ricerca si sono individuati due filoni: rafforzamento della ricerca diffusa all’interno delle università e concentrazione di risorse in alcuni grandi centri di eccellenza che possono competere a livello internazionale. Il sistema italiano, per la sua caratteristica di piccola e media imprenditorialità, dovrà essere orientato a standard aperti e non a piattaforme chiuse che andrebbero a vantaggio delle grandi e grandissime aziende capofiliera. Il documento si chiude con una serie di raccomandazioni al Governo che possono essere sintetizzate con interventi di abbattimento delle barriere esistenti di livello sia normativo sia economico. Si auspica che da questa iniziativa il Governo possa essere indirizzato a intraprendere anche in Italia il programma Industria 4.0 che il Ministro Carlo Calenda ha annunciato presenterà in autunno per inserirlo nella legge di stabilità 2016.

Adriana GALGANO (SCpI) ha rimesso alla valutazione del relatore la possibilità di integrare i cinque pilastri illustrati nella via italiana alla quarta rivoluzione industriale, prevedendo anche un’analisi della domanda di innovazione, che in molte audizioni svolte è stato evidenziato che nelle imprese italiane non vi è sufficiente. Ciò potrà consentire di dare un’indicazione specifica al Governo riguardo alle misure da inserire nella prossima legge di stabilità.

Marco DA VILLA (M5S) ha preannunciato che il suo gruppo sta elaborando un contributo che auspica possa essere condiviso nella redazione finale del documento. In particolare, si sottolinea il tema della formazione delle competenze digitali al fine di prevedere strumenti di protezione sociale per i lavoratori che verranno espulsi dal mondo del lavoro a seguito dei processi di digitalizzazione della manifattura. Si ritiene inoltre opportuno individuare sia specifiche modalità di reinserimento nel mondo del lavoro per i soggetti che presentano maggiori difficoltà di riqualificazione.

Guglielmo EPIFANI, presidente, ha ricordato che i dati di una recente ricerca del Politecnico di Milano sulla Industria 4.0 dimostrano che solo i due terzi della forza lavoro è in grado di riqualificarsi, mentre un terzo non può essere ricollocata nei processi della fabbrica digitale. La medesima ricerca ha invece evidenziato che il dieci per cento delle nuove professionalità richieste non è disponibile nel nostro Paese e quindi occorre un processo assai complesso di valutazione degli interventi sul piano della formazione e della creazione di nuove competenze. Una fabbrica interconnessa prevede necessariamente una forte interconnessione con le imprese della filiera (fornitori e subfornitori) che diventano meno autonome dalla fabbrica madre. Ciò pone immediatamente il problema di chi sta fuori della filiera. Ciò avrà un impatto inevitabile su tutta la catena del valore. Ha sottolineato infine che il nuovo modello può consentire un recupero di produttività fino al 50 per cento che renderà non più conveniente la delocalizzazione delle produzioni aprendo lo scenario (già presente in Paesi quali la Germania) del fenomeno del reshoring.

Chiara SCUVERA (PD) ha osservato che l’indagine conoscitiva può essere l’occasione di promuovere un grande progetto per il Paese in tema di innovazione industriale, di formazione delle competenze, degli investimenti nella ricerca. Il depauperamento attuale del sistema di ricerca e sviluppo che ha incentivato l’espatrio di giovani ricercatori potrà essere recuperato solo con investimenti importanti nella promozione del lavoro di ricerca. Significativo il modello della Svezia descritto nel documento in esame è basato su un’agenda strategica dell’innovazione nella produzione con un’analisi di impatto sull’ambiente del lavoro. Sarà necessario costruire la governance in base ad un modello diffuso che coinvolga i protagonisti dei nuovi processi con un sistema di alleanze con le forze sociali, le categorie produttive e le università.

Lara RICCIATTI (SI-SEL) ha osservato come la vera sfida sia rappresentata dal fatto che Industria 4.0 non sia il frutto di una regolamentazione imposta dall’alto, ma di un cambiamento culturale profondo nel modo di costruire un’impresa innovativa. Ritiene opportuno approfondire la realtà del settore manifatturiero italiano, analizzando i dati delle ricadute occupazionali della digitalizzazione di un sistema industriale composto al 95 per cento da piccole imprese, in sostanza da botteghe di famiglia con al massimo cinque dipendenti.