Il lavoro che cambia visto dai manager

“Un piano Marshall per la formazione” è quel che serve per gestire la digitalizzazione che promette di cambiare radicalmente il modo di fare impresa ma anche di abbattere posti di lavoro. Lo ha affermato Federico Mioni, direttore di Federmanager Academy e autore del libro “Il lavoro di qualità. Come prepararsi alla sfida dell’occupazione”, intervenendo  al convegno organizzato da Federmanager regionale della Lombardia a Lecco, il 2 luglio nella sede del Politecnico.

Fra i relatori  la pilota della scuderia Ferrari, Vicky Piria, i presidenti regionale e provinciale di Federmanager, Francesco Castelletti e Diego Bresciani, oltre a Fulvio D’Alvia, direttore di “4.Manager” (per l’aggiornamento dei manager in chiave di economia 4.0, costituita da Confindustria e Federmanager nazionali) Giuseppe Biazzo, ad di Orienta Spa, Marco Vigini, presidente dell’Associazione Italiana per la direzione del personale Lombardia.

All’incontro, moderato dal giornalista de La Provincia, Gianluca Morassi, ha preso parte anche il presidente di Confindustria Lecco e Sondrio, Lorenzo Riva, visto che l’associazione insieme a Federmanager sigla ora un accordo per una nuova iniziativa di alternanza scuola-lavoro, in relazione ai veri fabbisogni delle imprese locali, che chiedono più diplomati tecnici di quanti ne escano dalle scuole.

In proposito Riva è intervenuto rivolgendosi ai ragazzi in sala: «Vi dico – ha affermato – che la sfida più bella è quella di credere ai propri sogni, di non rinunciarvi. Il lavoro è l’unica cosa che ci possa dare autonomia e libertà per compiere molte altre scelte di vita. Il nostro sistema è costituito da una miriade di piccole imprese e ciò significa che noi imprenditori abbiamo bisogno del vostro entusiasmo, della vostra preparazione e che abbiamo consapevolezza del fatto che venire a lavorare in fabbrica è un piacere. La fabbrica – ha sottolineato Riva – non è la seconda scelta per chi non riesce a raggiungere altre professioni. Oggi la fabbrica è un ambiente bello, pulito, tecnologico, è un mondo che nei prossimi anni avrà bisogno di 700.000 ingegneri e oltre un milione di periti. Quindi scegliete sempre più materie tecniche, con l’auspicio che impresa e scuola sappiano segnare un traguardo comune per i bisogni dei prossimi 20 anni».

Diversi i temi sollecitati dal moderatore ai relatori, dagli studi del Mit che in virtù della digitalizzazione spinta prefigurano un futuro libero dalla necessità di lavorare ai bisogni formativi che, comunque sia, servono affinché la transizione al digitale avanzato sia il più possibile inclusiva in senso lavorativo. Fino, non ultimo, al rischio di allargamento della forbice di competenze fra chi, inserito nel 4.0, usufruirà di una formazione e di livello e quella quota di chi invece continuerà a stare all’estremo opposto, sull’esempio dei rider.

E si è parlato anche di tenacia nel perseguire gli obiettivi e di capacità di riposizionarsi quando si cade, con la testimonianza di Vicky Piria che ha ricordato come «l’essere donna nello sport è ancora un tabù», che lei ha scansato ignorandolo: «La chiave è stata non considerarlo un problema, così l’ho depotenziato e fatto cadere. Anche con tanta preparazione e fiducia in me stessa, così sono stata la prima donna istruttrice in Ferrari, 4 anni fa».