Federmanager in audizione alla Camera sulla semplificazione fiscale

«Semplificare la disciplina fiscale è un obiettivo che non può essere raggiunto con un singolo intervento del legislatore, bensì deve costituire una regola di indirizzo permanente, ispiratrice di qualunque futuro provvedimento normativo». Questo è il messaggio espresso il 19 luglio scorso dalla delegazione Federmanager intervenuta in audizione alla Camera dei Deputati, nel merito dell’Indagine conoscitiva sulle semplificazioni possibili nel settore fiscale, condotta dalla Commissione Bicamerale per la Semplificazione.

 Il direttore generale, Mario Cardoni, prendendo le mosse dai più recenti dati Irpef, ha sottolineato come l’elusione e l’evasione trovino terreno fertile proprio a causa della complessità normativa per cui «un’operazione di semplificazione per così dire amministrativa – ha sostenuto – deve necessariamente essere preceduta da una semplificazione del sistema, dell’impianto normativo nel suo complesso e da una fase di “tregua normativa”, in modo da evitare ulteriori modifiche al quadro tributario generale».

Nel corso dell’audizione Federmanager ha sottolineato quanto si sia accentuata, per mere esigenze di cassa, la curva progressiva delle aliquote Irpef che, insieme al venir meno di una serie di deduzioni e detrazioni, ha penalizzato particolarmente i redditi medio-alti. Secondo il presidente federale, Stefano Cuzzilla, «la complessità normativa e degli adempimenti fa sì che il 95% del gettito Irpef gravi su lavoratori dipendenti e pensionati e solo il 5% si riferisca agli autonomi. È arrivato il tempo di integrare in un’unica grande banca dati le informazioni fiscali e quelle previdenziali che presentano già rilevanti punti di connessione e che – ha puntualizzato Cuzzilla – se venissero messi a sistema, potrebbero portare vantaggi di ampia portata al Paese».

Pertanto, è stato posto l’accento sulla necessità di procedere alla verifica e all’analisi di impatto della regolamentazione abbracciando un metodo di lavoro che consenta di indagare e analizzare ex post gli effetti, registrati in termini di benefici e gap, che gli istituti introdotti producono in concreto. A tal fine, un utilizzo ampio degli strumenti tecnologici, a partire dalla dichiarazione dei redditi precompilata, e l’operazione di integrazione delle banche dati assume un peso discriminante.

Nel documento presentato da Federmanager, inoltre, sono stati suggeriti ai membri della Commissione il recupero di alcuni lavori, già sviluppati o la cui realizzazione è in corso in altre sedi istituzionali, che potrebbero avere un buon ritorno anche nell’ottica della semplificazione fiscale. Si è fatto riferimento, in particolare, alla Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva, ancora in fase di raffinazione, affidata ad una Commissione ad hoc istituita presso il MEF, e al lavoro sulle c.d. “tax expenditures” – regimi normativi che comportano scostamenti rispetto ai criteri ordinari di imposizione – sviluppato anni addietro dalla c.d. Commissione Vieri Ceriani.

Analizzando ben 250 macro-aree di erosione fiscale, è infatti emerso che il 3% di esse sono da sole responsabili di una erosione potenziale pari circa all’80% della somma complessivamente stimata (circa 150 miliardi di euro). Una situazione che il direttore generale Cardoni ha così commentato: «I risultati di questa indagine, se attualizzati, potrebbero essere utilizzati proficuamente per iniziare a disboscare, con un semplice provvedimento ablativo, la fitta rete di eccezioni e privilegi, comportando già di per sé una rilevante semplificazione del sistema e un sollievo economico e organizzativo per la PA».

Infine, la Federazione ha sottoposto all’attenzione della Commissione la proposta di estendere lo strumento del c.d. “preventivo d’imposta” già possibile per grandi aziende o gruppi di imprese a “soggetti” di minori dimensioni, quali Pmi, imprenditori individuali e altre tipologie  di contribuenti, in modo da assicurare loro certezza in merito ai doveri fiscali anche per gli anni a venire, e allo stesso tempo garantire allo Stato entrate sicure e immediate, senza dover ricorrere alle procedure di accertamento.