Federmanager audita in Comm. Giustizia sul DDL crisi d’impresa e insolvenza

Nella giornata del 13 luglio una delegazione di Federmanager, guidata dal Direttore Generale, Mario Cardoni, è stata audita dalla II ͣ Commissione (Giustizia) della Camera dei Deputati con riferimento al Disegno di Legge recante “Delega al governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza.

Nella fase iniziale dell’incontro si è innanzitutto condivisa la necessità e l’urgenza di intervenire su una disciplina, quella inerente le procedure concorsuali, ormai anacronista, che ha ancora come pilastro centrale il regio decreto del 1942, attraverso una riforma organica che metta a sistema gli innumerevoli interventi spot che si sono susseguiti negli ultimi anni con una finalità prevalentemente di tipo emergenziale.

Si è, altresì, manifestato apprezzamento verso la filosofia che è alla base dell’impianto riformatore e che rappresenta un cambio di rotta rispetto al passato, in quanto imperniata sulla necessità di “riabilitazione” del fallito e del recupero tempestivo dell’azienda e dei suoi valori fondanti. In questa ottica l’obiettivo di fondo del DDL è quello di privilegiare, anziché la liquidazione, la ristrutturazione precoce delle imprese in difficoltà in modo da impedire l’insorgenza di una crisi irreversibile.

In quest’ottica si è enfatizzata l’importanza del ruolo dei soggetti incaricati della gestione della crisi i quali, per poter intervenire efficacemente al verificarsi dei primi segnali di crisi, devono avere un approccio di tipo manageriale che guardi al business in termini globali, garantendo un pronto “traghettamento” verso la ripresa economica della società, in luogo di una gestione improntata su criteri contabili/legali.

Le suddette considerazioni, che puntano a valorizzare gli aspetti sostanziali più che formali, mal si concilierebbero con l’istituzione di un Albo nazionale presso il Ministero della Giustizia di soggetti abilitati a ricoprire le funzioni di curatore, individuati piuttosto attraverso attestazioni o certificazioni di competenze specifiche che garantirebbero il possesso dei requisiti di adeguata professionalità, capacità ed esperienza.

Per rendere questo approccio di tipo preventivo effettivo e realmente efficace, il provvedimento introduce meccanismi di allerta finalizzati ad anticipare l’emersione della crisi, i quali, affinché ciò avvenga, a nostro avviso, andrebbero attivati in una fase realmente iniziale che non può coincidere con lo stato di pre-insolvenza bensì con l’affacciarsi dei primi sintomi della crisi.
In questa fase, sempre per non penalizzare la figura dell’imprenditore in difficoltà, le fasi di allerta e composizione assistita della crisi non dovrebbero coinvolgere l’organo giudiziario in quanto ciò produrrebbe riflessi negativi immediati sia in termini di reputazione sul mercato, sia in termini di accesso al credito con le Banche.

Coerentemente con questa visione, abbiamo condiviso l’impostazione del legislatore che si è concentrato sul concordato preventivo quale procedura che, rispetto al fallimento, intende perseguire la continuità di impresa, attraverso un modello più snello ed efficace – quello del concordato preventivo in continuità – che si propone la prosecuzione diretta o indiretta dell’attività aziendale, rimuovendo, dunque, la “formula liquidatoria”.

Infine, per ciò che concerne il riordino del sistema dei privilegi, si è espresso un monito a favore della salvaguardia dell’impianto attuale che garantisce adeguatamente i diritti dei lavoratori dipendenti con riferimento alle procedure concorsuali: in sostanza, il privilegio generale che assiste i crediti da lavoro dipendente non deve essere in alcun modo, neppure indirettamente, intaccato.