Energia: Federmanager audita dalla Commissione Attività produttive della Camera

Federmanager è stata audita il 16 luglio scorso dalla Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati nell’ambito del ciclo di audizioni dell’“Indagine conoscitiva sulle prospettive di attuazione e di adeguamento della Strategia Energetica Nazionale al Piano Nazionale Energia e Clima per il 2030”.

La delegazione federale guidata dal  presidente di Federmanager Roma ed esperto del settore, Giacomo Gargano, e dal Coordinatore nazionale della Commissione Energia, Sandro Neri, ha potuto esprimere alla Commissione Parlamentare le osservazioni del management sugli scenari del sistema energetico italiano e sulle necessità di aggiornamento del quadro normativo e di programmazione nazionale per il settore.

 «Abbiamo esposto alla Commissione il contributo qualificato offerto dalla nostra Organizzazione per rilanciare la competitività del sistema industriale italiano», ha spiegato il presidente dei manager di Roma e del Lazio, Giacomo Gargano, descrivendo, nello specifico, le linee di intervento di politica energetica individuate dalla Commissione Energia.

A tale proposito, il Coordinatore delle Commissione, Sandro Neri ha illustrato una presentazione riassuntiva dei contenuti della nota tecnica consegnata agli atti della Camera, in cui vengono ripresi anche i risultati del 2° Rapporto “Una Strategia Energetica per l’Italia”, sviluppato in collaborazione con l’Associazione Italiana Economisti dell’Energia (AIEE) e presentato nello scorso mese di gennaio, sulle vie per la decarbonizzazione e lo sviluppo economico e industriale dell’Italia.

«La riorganizzazione del settore energia secondo le linee indicate nella SEN e successivamente anche dal PNIEC può offrire un’occasione per consolidare le prospettive di sviluppo del Paese», ha spiegato Neri nel suo intervento, aggiungendo che «per trarre beneficio, in termini di valore aggiunto ed occupazione, dalla transizione energetica verso un sistema a basse emissioni di carbonio è necessario il coinvolgimento di tutte le filiere produttive nazionali».

A tale scopo, sono stati approfonditi gli scenari programmati dal Piano Energia e Clima per la trasformazione del settore energetico italiano, che prevedono investimenti per 184 miliardi di euro al 2030, con gli opportuni interventi che si renderebbero necessari per l’efficientamento e la diffusione delle fonti energetiche rinnovabili, considerando l’obiettivo di sfruttare le filiere tecnologiche dove maggiore è la capacità di competere delle imprese italiane e promuovere l’innovazione negli altri settori per colmare i divari competitivi.

«Segnaliamo uno sbilanciamento dell’industria sui settori a bassa tecnologia, che negli ultimi anni ci ha reso più vulnerabili rispetto alla competizione di altri player di più recente industrializzazione», ha evidenziato ancora la delegazione Federmanager alla Commissione Parlamentare, chiarendo che «ciò dovrebbe tradursi nell’accordare priorità d’azione ad interventi a carattere distribuito, con efficacia sulla singola impresa o famiglia, che meglio si conciliano con le peculiarità della nostra struttura imprenditoriale».

«Questa visione si differenzia da quella corrente, in cui alla decarbonizzazione si accompagna l’idea di un sistema a configurazione centralizzata: pochi grandi investimenti, pochi grandi impianti ed infrastrutture» spiega ancora Neri, specificando come «la strada italiana che porta alla riduzione dell’impatto delle attività economiche sul pianeta deve, in pratica, conciliarsi con il territorio e con il tessuto produttivo, sociale ed ambientale su cui insiste».

Per il presidente Federmanager, Stefano Cuzzilla, «la realizzazione degli obiettivi di efficienza energetica è possibile grazie alla diffusione di nuove competenze manageriali esperte del settore, quali l’innovation energy manager, l’esperto in audit energetici o di certificazione energetica degli edifici, con un conseguente aumento delle figure manageriali oltre ad idonei percorsi di formazione e reskilling delle risorse già occupate. Per questo Federmanager intende sostenere la formazione per la crescita professionale di manager, che non possono più essere squisitamente dei tecnici, bensì esperti di processi, di finanziamenti e di normative in costante aggiornamento».