Proseguita in Commissione la discussione sul DL Dignità. Il Ministro Di Maio, ha riferito di non condividere le stime elaborate dall’Inps e incluse nella relazione tecnica del decreto sugli effetti che le norme sui contratti a termine avrebbero sull’occupazione. Forti le critiche emerse nel corso del dibattito da parte delle opposizioni.

Analisi
Nella seduta del 18 luglio le Commissioni riunite VI Finanze e XI Lavoro della Camera hanno proseguito l’esame del DL Dignità (C. 924). In particolare, le Commissioni hanno audito i rappresentanti di Confindustria e nel corso della seduta pomeridiana hanno proseguito la discussione generale con l’intervento del Ministro Di Maio.

Il Ministro ha, in particolare, riferito che le misure previste dal decreto intendono affrontare una serie di emergenze e che sono riassumibili in quattro punti: il precariato dei giovani, le delocalizzazioni selvagge, gli eccessivi appesantimenti burocratici a carico dei professionisti e il gioco d’azzardo. In merito alle misure in materia di lavoro ha sostenuto come il provvedimento intenda ridurre il precariato tramite la riduzione della durata complessiva del rapporto di lavoro a termine, l’introduzione, a partire dal secondo contratto, delle causali e l’aumento crescente del contributo addizionale a carico del datore di lavoro nei casi di rinnovo. Ha inoltre riferito di non condividere, anche in accordo con il Ministro Tria, la stima prevista nella relazione tecnica ed elaborata dall’Inps circa 8.000 disoccupati alla scadenza del nuovo limite di ventiquattro mesi del contratto a termine e che tale stima sarebbe infondata e che ciò sarebbe dimostrato dal fatto che, nella scorsa legislatura, la relazione tecnica allegata al decreto-legge di abolizione dei voucher non stimava alcun effetto negativo sull’occupazione, ipotizzando, anzi, la riconversione dei rapporti di lavoro persino in contratti a tempo indeterminato. Infin, ha informato che in accordo con il Minsitro dell’agricoltura ritiene ragionevole reintrodurre i voucher, evitando un’estensione indiscriminata e senza vincoli. Infine ha dato la sua disponibilità ad apportare delle migliorie al testo.

Nel corso del successivo dibattito sono emerse le forti criticità degli esponenti delle opposizioni, in particolare del Partito democratico, Fratelli di Italia e Forza Italia, circa i contenuti del provvedimento e le conseguenze negative che queste norme potrebbero avere sul mercato del lavoro e sull’internazionalizzazione delle imprese.

Infine il seguito dell’esame è stato rinviato alla seduta di oggi.
Si riporta di seguito una sintesi dell’intervento di Confindustria intervenuta ieri in audizione.

Confindustria
Per Confindustria è intervenuta Marcella Panucci (Direttore Generale), la quale ha espresso una valutazione complessivamente negativa del provvedimento, evidenziando le numerose criticità per il sistema imprenditoriale italiano, per l’attrazione degli investimenti esteri e per lo stesso mercato del lavoro.

Di seguito un breve recap dei principali temi affrontati:

Lavoro
 Ciclo economico e mercato del lavoro. Secondo Confindustria, il DL Dignità sarebbe stato elaborato partendo da un presupposto, quello dell’aumento eccessivo della precarietà, che non trova riscontro nei dati effettivi sul mercato del lavoro registrati negli ultimi anni. Pur condividendo l’obiettivo di contrastare l’abuso di qualsiasi forma contrattuale, la Panucci ha sottolineato come le misure previste dal Governo sia sproporzionate rispetto allo scopo. A partire dal 2014 – anno di entrata in vigore del Decreto Poletti che ha modificato le norme sui contratti a termine – si è verificata una ripresa del ciclo economico, sebbene con delle prospettive incerte all’orizzonte: per questo motivo, è aumentata l’occupazione ma principalmente nell’ambito dei contratti a termine, poiché le imprese tendono ad assumere con contratti a termine a fronte di esigenze produttive contingenti ma stabilizzano i dipendenti assunti a termine soltanto nel momento in cui quelle stesse esigenze produttive si sono stabilizzate. La Panucci ha proseguito menzionando uno studio dell’Ariel che dimostra come i settori che hanno più beneficiato della ripresa del ciclo economico siano quelli in cui i contratti a termine sono una forma di utilizzo normale e non patologica (es. turismo, commercio). Da ultimo, l’aumento dei contratti a termine è stato dovuto anche all’abolizione dei voucher e dei contratti a progetto.
 Dati sulle stabilizzazioni dei lavoratori a termine. La Panucci ha proseguito evidenziando come i dati sull’utilizzo dei contratti a termine in Italia sia del tutto in linea con la media europea. Inoltre, negli ultimi anni si è verificato un aumento delle trasformazioni dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato, che oggi si assesta al 26%: nonostante il dato sia inferiore al periodo pre-crisi e al benchmark europeo (30%), secondo Confindustria l’unico modo per favorire le trasformazioni è agire sul costo del lavoro per i contratti a tempo determinato attraverso il cuneo fiscale. La soluzione proposta da Confindustria per favorire le trasformazioni è quella di ridurre la durata dei contratti a termine, portandola da 36 a 24 mesi, ma contemporaneamente agire sul numero delle proroghe, portandole da 5 a 4.
 Reintroduzione delle “causali”. Entrando nel merito del provvedimento, per Confindustria l’aspetto più critico del decreto è la reintroduzione delle causali, poiché queste rischiano di inflazionare il contenzioso tra datori di lavoro e lavoratori al momento della conclusione dei contratti a termine. Le causali inoltre non rappresenterebbero – ha proseguito la Panucci – un vero e proprio strumento di tutela ma un fattore di rischio sia per i datori di lavoro che per i lavoratori. Alla luce di ciò, Confindustria ha suggerito di eliminare il meccanismo delle causali, almeno fino ai 24 mesi.
 Somministrazione. Sul tema, Confindustria si è detta favorevole all’esclusione dei contratti a termine serventi il contratto di somministrazione dai limiti imposti al contratto a termine ma ha proposto di introdurre anche un esonero dei contratti a termine tra il somministratore e il lavoratore dall’indicazione delle causali e dalla disciplina degli intervalli prevista per i contratti a termine, per evitare che il lavoratore somministrato sia costretto a periodi di tempo in cui non lavora e non percepisce una retribuzione.
 Indennità per licenziamento illegittimo. Altro tema affrontato è quello dell’aumento del 50% delle indennità dovute nei casi di licenziamento illegittimo. Secondo Confindustria, questa misura è ben oltre le indennità previste negli altri Paesi UE e rischia di determinare un “effetto imbuto”, poiché oltre ai contratti a termine si scoraggerebbero anche gli stessi contratti a tempo indeterminato, rendendo così meno dinamico il mercato del lavoro e scoraggiando gli investimenti stranieri.

Delocalizzazioni
 Delocalizzazione vs. internazionalizzazione. Pur condividendo l’obiettivo del Governo di contrastare gli abusi, il Direttore Generale ha sottolineato il rischio che il Governo finisca per frustrare i casi di “delocalizzazione buona”, vale a dire i casi di internazionalizzazione delle imprese italiane, quando le imprese italiane non si limitano a esportare i propri prodotti ma creano una stabile organizzazione in altri Paesi. Secondo Confindustria, queste manovre delle imprese non dovrebbero essere sanzionate ma incentivate, poiché capaci di portare occupazione in Italia garantendo una maggiore solidità delle imprese.
 Correttivi proposti. E’ stato poi evidenziato come, nel testo attuale, manchi una definizione chiara di delocalizzazione rilevante ai fini del Decreto, il che rischia di rendere le sanzioni ancora più incerte e punitive. Inoltre, non sarebbe chiaro il momento a partire dal quale decorre il termine di 5 anni per il mantenimento dell’attività in Italia. Secondo Confindustria, nella fase di conversione del decreto si rendono quindi necessari i seguenti correttivi: a) chiarire che la delocalizzazione rilevante ai fini della restituzione dei benefici debba riguardare specificamente l’investimento produttivo o il bene agevolato e non la complessiva attività economica dell’impresa; b) attenuare il regime sanzionatorio, poiché eccessivamente scoraggianti verso gli investitori esteri; c) escludere i casi di internazionalizzazione delle imprese dal campo di applicazione delle norme sulle delocalizzazioni.

Pubblicità dei giochi
 Contrasto alle sole attività illecite. La Panucci si è soffermata brevemente sulle misure a contrasto della ludopatia. Il divieto assoluto di pubblicità è considerato eccessivo rispetto allo scopo. Secondo Confindustria, la pubblicità ha infatti anche un valore informativo che deve essere preservato. Inoltre, norme tropo restrittive rischiano di favorire le attività illecite a discapito di quelle lecite.

Q&A
 On. Fregolent (PD) – in merito alle misure a contrasto delle delocalizzazioni, ha chiesto se le stesse possano danneggiare la concorrenza delle imprese italiane in Europa rispetto a vantaggio delle imprese di altri Paesi UE. In merito ai giochi, l’Onorevole ha affermato come il provvedimento non sia effettivamente uno strumento di contrasto alla ludopatia: ad esempio, l’aumento di costo per il giocatore delle slot machine non costituirebbe un ostacolo efficace (a proposito, ha richiamato l’esempio dell’aumento di costo delle sigarette, basato sullo scopo dichiarato di tutelare la salute ma in realtà utilizzato soltanto uno strumento “per fare cassa”). Ha infine chiesto se Confindustria ha effettuato una stima quantitativa del danno che tali misure arrecheranno alle attività lecite, a vantaggio di quelle illecite.
 On. Zanichelli (M5S) – sul tema del contrasto alla ludopatia, ha chiesto se il minor gettito derivante dal divieto di pubblicità potrebbe essere compensato attraverso le maggiori risorse che saranno immesse nell’economia reale dai giocatori e dai potenziali giocatori.
 On. Giacomoni (FI) – sulla base dei rilievi esposti da Confindustria, ha chiesto se non si ritenga opportuno riscrivere il decreto sulla base di un dialogo con le parti sociali.
 On. Fragomeli (PD) – ha riportato l’attenzione sulle misure a sostegno dell’innovazione e della ricerca (in particolare, il credito d’imposta R&S), chiedendo a Confindustria se le misure previste dal DL Dignità possano rappresentare un freno ai processi di innovazione delle imprese, cui è stato dato impulso con il Piano Nazionale Industria 4.0.
 On. Soverini (Misto) – in merito al contratto a tempo determinato, ha evidenziato la necessità di tutelare il lavoro non qualificato (es. magazzinieri, trasportatori), per il quale l’arco temporale di un anno è più che ragionevole affinché un’azienda possa valutare l’opportunità o meno della trasformazione del contratto in contratto a tempo indeterminato. Allo stesso tempo, bisogna prevedere norme diverse e più favorevoli alle imprese rispetto alle assunzioni di lavoratori qualificati, soprattutto per le PMI per i quali l’assunzione a tempo indeterminato di laureati rappresenta un costo relativamente maggiore.
 On. Polverini (FI) – ha chiesto a Confindustria se non ritenga che debba essere valorizzato il contratto di apprendistato, finora poco utilizzato, come strumento per garantire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.

Risposte
 Determinato vs. indeterminato. La Parducci ha ribadito che non è concepibile che innalzando il costo del contratto a termine le imprese si orientino maggiormente verso il contratto a tempo indeterminato. L’approccio deve piuttosto essere quello di agevolare direttamente proprio il costo di quest’ultimo, ad esempio attraverso la decontribuzione totale per le assunzioni di giovani.
 Attrattività del mercato italiano. Il Direttore Generale ha poi sottolineato che per attrarre investimenti stranieri sarà fondamentale favorire la ricerca ma anche consentire un mercato del lavoro favorevole e dinamico . A questo proposito, ha fatto l’esempio della Francia, dove sono state messe in campo una serie di misure per attrarre imprese nel territorio nazionale, tra le quali rientra proprio un credito di imposta per la ricerca molto più significativo rispetto a quello esistente in Italia (peraltro, in scadenza nel 2020) ma ha anche varato una riforma del mercato del lavoro indubbiamente competitiva.
 Politiche attive e competenze. Inoltre, secondo Confindustria è necessario un ripensamento delle politiche attive del lavoro, previste nel Jobs Act ma rimaste in gran parte inattuate. Ciò sarà fondamentale per garantire la centralità delle competenze nel mercato del lavoro del futuro, al fine di permettere al lavoratore che resta inoccupato di formarsi nuovamente e ricollocarsi. Su questo punto, ha concordato con l’On. Polverini sulla necessità di favorire il contratto di apprendistato, soprattutto quello di secondo e terzo livello, in quanto è in grado di garantire ai giovani l’acquisizione delle competenze richieste dalle imprese.
 Causali. La Parducci è tornata sull’argomento delle causali, evidenziando la preoccupazione che tale meccanismo favorisca fenomeni di turnover, con effetti negativi e paradossali sulle possibilità per il singolo lavoratore di rimanere nell’impresa allo scadere dei 12 mesi del contratto a termine.

In merito alle altre domande poste dagli Onorevoli, a causa dell’esaurimento del tempo a disposizione per il Q&A, Confindustria si è riservata di far pervenire delle risposte scritte nei prossimi giorni.