Il mercato digitale italiano cresce quasi il doppio del Pil, ma i segnali positivi sono tutt’altro che acquisiti: c’è un forte rischio di frenata se la manovra di bilancio taglia i programmi nazionali per l’innovazione. A scattare la fotografia lo studio “Il Digitale in Italia” realizzato da Anitec-Assinform, presentato il 25 ottobre scorso all’evento “Digitale per Crescere”, tenuto nell’Aula Magna della Luiss  a Roma e aperto dal presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, e da Stefano Cuzzilla, presidente dell’Associazione “4.Manager”.

Nel 2017, il mercato digitale italiano è cresciuto del 2,3% raggiungendo 68.722 milioni di euro, ma per il 2018 le previsioni formulate solo lo scorso giugno sono state aggiustate al ribasso, dal +2,6% al +2,3% a 70.286 milioni sull’onda di un quadro economico in rallentamento; le crescite stimate per il 2019 (+2,8%) e per il 2020 (+3,1%) appaiono sempre più legate alla continuità dei provvedimenti di incentivazione come Impresa 4.0, al rilancio della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e all’inclusione digitale delle piccole imprese.

“Investire nel digitale è, già oggi, la risposta più efficace e concreta per innalzare la produttività del nostro Paese e creare nuovo lavoro attraverso l’innovazione – commenta il presidente di Anitec-Assinform, Marco Gay – L’industria Ict cresce a un tasso quasi doppio del Pil e i digital enabler sono le materie produttive che fanno sviluppare anche le industrie tradizionali, in una filiera innovativa dalle startup alle Pmi fino alle grandi aziende. Ma nulla è acquisito: serve la continuità dei programmi nazionali per l’innovazione, come Impresa 4.0, non la loro riduzione a vantaggio della spesa corrente. Siamo preoccupati e delusi dalle prime risultanze di una legge di bilancio che non sembra avere l’innovazione fra le sue priorità: i tagli a investimenti, ricerca e sviluppo, competenze innovative, danneggiano non solo il nostro settore ma tutta l’industria e, con essa, l’Italia”.

“Sino a pochi anni fa il Paese ha rischiato di subire la trasformazione digitale per carenza di investimenti. Oggi non è più così. Ma se non acceleriamo sprecheremo un’occasione irripetibile – ha aggiunto Gay – Oggi non c’è da mettere in moto una macchina ferma, ma di dare più velocità a una macchina già in movimento. Non solo è ripresa la domanda di digitale, ma ne è migliorata la qualità, grazie al peso crescente delle componenti più evolute.  IoT, Cybersecurity, Cloud, Big Data, Servizi Web e Mobile Business, sono cresciuti nel loro complesso del 16,7% nel 2017 e promettono, a condizioni costanti di crescere del 16,5% medio annuo sino al 2020, trainando l’intero mercato, a partire dal software e dai servizi generati in Italia, a tutto vantaggio dell’innovazione di prodotti, servizi e processi.”

A parità di condizioni di investimento rispetto alle attuali, tutti i settori, tranne la PA Centrale e Locale, continuerebbero ad investire nel digitale, con punte del 6,5% nelle Utility e attorno al 6% nelle filiere che integrano Industria, Distribuzione e Servizi, mentre Banche, Assicurazioni/Finanza e Trasporti, progredirebbero del 5%, la Sanità del 3,1% e i settori delle Telecomunicazioni e dei media del 2,2%. Per l’industria, in particolare, gli investimenti in tecnologie 4.0 dopo aver sfiorato 2,2 miliardi nel 2017 crescerebbero a 3,7 miliardi nel 2020 a un tasso medio annuo 2017-2020 del 19,2%, più alto (19,6%) per i sistemi industriali e leggermente più basso (18,9%) per i sistemi Ict, con un picco di crescita nel 2018 del 22,3% per i primi e del 21% per i secondi.

Preoccupazione è espressa anche dal presidente di Confindustria Digitale, Elio Catania. “Nella legge di bilancio manca una visione organica di un Paese che cambia e cresce utilizzando l’innovazione e i processi di trasformazione digitale – dice – Mancano le misure che consentono alle imprese di trarre valore competitività dalle nuove tecnologie: fondamentali gli incentivi a supporto della riqualificazione del personale e per la formazione di nuove competenze digitali  e gli incentivi per i progetti di integrazione dei nuovi sistemi e tecnologie di  sensoristica, software, di servizi cloud, con i processi aziendali”.