DEF: audizione Ministro Padoan – 19 aprile 2016

In materia di DEF si è svolta presso le Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato l’audizione del Ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan .

Analisi
Padoan ha evidenziato che nel 2015 l’economia italiana ha ricominciato a crescere e la ripresa si consoliderà nel 2016. La politica fiscale sarà rigorosa, ma accompagnata da misure espansive, anche se lo scenario macroeconomico mondiale non dà segnali incoraggianti. Il DEF 2016 si inscrive in una strategia di programmazione economica pluriennale che ha come obiettivo il rilancio della crescita e dell’occupazione mediante quattro pilastri:

  • rilancio strutturale e stimolo ad investimenti;
  • politica economica volta al risanamento delle finanze pubbliche;
  • riduzione del carico fiscale grazie anche alla spending review;
  • rilancio della capacità di attrazione di investimenti.

Il quadro di maggiore difficoltà internazionale ha avuto un impatto significativo sulla crescita del PIL in Italia, ma le aspettative di produzione delle imprese sono moderatamente positive per il 2016. Parimenti, la domanda interna sembra crescere lentamente, così come gli investimenti fissi lordi delle imprese anche per costruzioni, macchinari e prodotti della proprietà intellettuale. Nel 2016 l’avanzo primario torna a migliorare grazie anche ad una maggiore incisività nella riscossione delle entrate.

Il Ministro ha ricordato le richieste di flessibilità avanzate all’Unione Europea dall’Italia: in caso di piena adesione della Commissione UE alla richiesta dell’Italia per uno 0,6% totale tra investimenti e spese, si avrebbero maggiori margini per le manovre espansive. La Commissione UE ha raccomandato una politica neutrale di bilancio nell’eurozona, ma tale richiesta non può essere soddisfacente. L’Italia risulta in miglioramento rispetto alle richieste di riforme strutturali, rispetto ad altri Paesi dell’Eurozona. Una marcata stretta fiscale potrebbe peggiorare le performance del PIL e causare ulteriori recessioni nel medio termine. Le riforme necessitano di tempo per produrre in pieno i risultati attesi e, anzi, inizialmente possono anche avere dei costi di attuazione che impattano sul calcolo del saldo strutturale di finanza pubblica.

Le clausole di salvaguardia rappresentano lo 0,9% del PIL dal 2017, ma saranno sterilizzate nella Legge di Stabilità 2017 attraverso misure di revisione della spesa pubblica, accompagnate da una ulteriore riduzione della pressione fiscale su famiglie e imprese. Il calo del debito pubblico è un obiettivo primario: il rapporto atteso debito/PIL è 132,4%, e si ridurrà nei prossimi anni. Nel 2019 scenderà al 123,8% del PIL. La riduzione dello stock di debito delle amministrazioni pubbliche resta obiettivo prioritario del governo e fondamentale per la fiducia dei mercati.

Il PNR rivede gli obiettivi di riforma e li aggiorna anche sulla base delle richieste europee. Tra le riforma strutturali vanno menzionate anche le azioni a sostegno degli investimenti, dopo anni di contrazione. Ma per tornare ad una crescita economica sostenuta il rapporto tra investimenti e PIL deve tornare ai valori pre-crisi, pari al 20%.

A fronte delle difficoltà di finanziamento di PMI e start up, il Governo si è mosso per semplificare l’accesso al credito e valorizzare brevetti e altre opere di ingegno. È necessario continuare a sviluppare il capitale umano.

Numerosi interventi stanno rendendo l’assetto del sistema bancario più moderno e competitivo. Il Governo ritiene che la strategia di rafforzamento del sistema creditizio passi anche attraverso una riforma della giustizia civile che renda certi i tempi di recupero dei crediti. Questo in una più ampia riforma della giustizia che renda il settore moderno e competitivo a livello internazionale. La PA deve vendere servizi di qualità a cittadini e imprese.

In conclusione, la gestione del debito eccessivo è diventata difficile per le spinte inflazionistiche e la recessione, e la crescita è stata ostacolata da problemi strutturali, che il Governo è tuttora impegnato a rimuovere. La politica di bilancio deve stimolare la crescita migliorando la composizione dell’intervento pubblico. La variazione del saldo strutturale oggi prevista costituisce una deviazione, ma non significativa, compatibile con quanto previsto dal braccio preventivo del Patto di stabilità e crescita. Gli obiettivi correttivi sinora sono stati conseguiti senza interventi straordinari in corso d’anno e senza aumenti di tassazione sul lavoro. Le riforme restano al centro dell’azione di Governo.

Q&A
• On. Palese (CoR) – Non concorda con la visione ottimistica del Governo. Sul problema della crescita e dell’occupazione, le riforme non produrranno effetti finanziari sistemici, soprattutto quelle istituzionali appena approvate, che creeranno maggiori attriti nei rapporti con gli enti locali. Ha espresso tutto il suo disappunto poiché il Ministro non ha neppure parlato delle problematiche del mezzogiorno, che era tra le raccomandazioni dell’Unione Europea. I fondi strutturali sono andati perduti e non c’è un piano di spesa, che deve essere necessariamente guidato dal Governo, anche mediante il pieno utilizzo di poteri sostitutivi se gli enti locali sono incapaci di spendere.

• On. Marchi (PD) – Nel ritenere condivisibili tutte le previsioni realistiche del Governo e la strategia impostata, condivide la priorità assegnata alla riduzione del debito per avere anche maggiore forza negoziale in Europa. Non è vero che il Sud è stato abbandonato, nel DEF ci sono molti riferimenti. Tuttavia, sul tema dell’occupazione femminile si chiede di prorogare gli sgravi per le assunzioni al Sud nel 2017, con aliquote crescenti per le donne. Sulla ricerca c’è uno sforzo rilevante, ma si chiede se non sia il caso di rivedere obiettivi di investimenti rispetto al PIL ormai datati, fissati dal Governo Berlusconi (1,5% di PIL nel 2020, la metà dell’obiettivo europeo). La spesa per l’istruzione non può calare, come invece previsto nel DEF. Ha chiesto, quindi, se sulla flessibilità delle pensioni si sta pensando al coinvolgimento di soggetti privati (fondi e investitori). La criminalità organizzata è una delle cause della minore crescita, va sicuramente contrastata. Per gli enti locali occorrerebbe prevedere un intervento sulle sanzioni previste dal vecchio patto di stabilità, mitigando le sanzioni soprattutto per i comuni.

• On. Marcon (SI-SEL) – Si chiede se ci sarà nel 2017 una digital tax, annunciata dal Premier in TV , ma a cui non si è fatto alcun riferimento. Il giudizio del Gruppo è critico sui conti nel DEF, che differiscono dalle stime del FMI. Bankit ha ricordato che i fattori esogeni che hanno inciso sulla crescita del PIL sono molto importanti (calo prezzo petrolio e interventi BCE). La strategia governativa esclude il Mezzogiorno, prevedendo interventi non rilevanti, che hanno registrato un giudizio negativo anche da parte di Confindustria e sindacati. Si è scelta la strada degli sgravi fiscali e della riduzione del debito come fari per lo sviluppo, ma queste scelte non possono funzionare, servono investimenti pubblici con “capitali pazienti” che attendano risultati nel medio periodo.

• On. Cariello (M5S) – L’obiettivo primario della riduzione dell’incidenza del debito sul PIL si accompagna ad una spending review di facciata, che passa solo attraverso la riduzione di servizi ai cittadini. Nel calcolo del PIL il meccanismo del SEC 2010 ha generato un aumento dell’1,1% mediante l’inclusione dell’economia illecita: non si è invertita la tendenza di decrescita. Il tasso di interesse implicito sul debito di aggira sul 3%: l’effetto snowball è sempre positivo, non ci sarà nei prossimi anni un effetto positivo sulla crescita derivante dalla riduzione del debito.

• On. Librandi (Scelta Civica) – la stabilità politica garantisce maggiore efficacia nei negoziati all’estero. Si chiede come possono gli imprenditori aiutare lo sviluppo del Paese e la crescita, se non mediante l’eliminazione delle sanzioni nel commercio con la Russia, per aiutare il PIL.

• Sen. Guerrieri (PD) – il Governo sin dal suo insediamento ha impostato una politica europea basata sulla crescita: il rapporto debito/PIL è il criterio dominante. Le regole europee sono relativamente stringenti ed è difficile trovare spazi per una politica economica espansiva. Si chiede, quindi, se la complessità delle regole europee possa essere modificata ai fini della crescita e se le regole stesse possano essere riviste. Il Governo è attento alla differenza tra investimenti materiali e immateriali, e cosa sta facendo per incentivare questi ultimi?

• On. Dell’Aringa (PD) – Va evitata la combinazione di riforme e politiche fiscali restrittive, per evitare la recessione che ne deriverebbe. La decontribuzione per le nuove assunzioni deve essere trasformata in intervento strutturale, per non limitare l’aumento dell’occupazione, da cui deriva l’espansione della domanda interna.

• On. Gnecchi (PD) – Si parla molto di pensionati che vanno all’estero per godere di tassazioni maggiormente agevolate, in Italia le pensioni contribuiscono per 43 miliardi al PIL (solo da tassazione IRPEF). Occorre armonizzare la situazione fiscale in Europa sul tema.

• Presidente Tonini (PD) – Si chiede un aggiornamento sul dibattito sulla riforma dell’Europa, richiesta in un documento prodotto dal Governo italiano qualche mese fa. Inoltre, si chiede se è sensato spendere soldi risparmiati per investirli sulla sterilizzazione degli aumenti dell’IVA, visto che non ci sono più preoccupazioni di tipo inflazionistico, e non piuttosto concentrarsi sull’IRPEF che ci penalizzano a livello internazionale.

 

Repliche

Il Ministro Padoan ha evidenziato che sul Mezzogiorno il Governo non tace: il masterplan dedicato, le agevolazioni fiscali specifiche e gli investimenti pubblici sono al centro della strategia governativa. La linea del Governo intende applicare nel Mezzogiorno le stesse riforme che si applicano al resto del Paese, per non creare dislivelli.

Gli sforzi per l’innovazione si basano su incentivi su più leve, e gli incentivi fiscali per l’innovazione vanno in questa direzione, e di queste si sta valutando l’impatto per comprenderne eventuali limiti.

Sulla questione del ruolo del sistema creditizio relativamente alla flessibilità pensionistica, si ribadisce che il sistema pensionistico è uno dei nostri pilastri, ci sono margini per ragionare su strumenti, incentivi e legami tra sistema pensionistico e mercato del lavoro. Il Governo è aperto a fonti di finanziamento complementari a quelle pubbliche, le riflessioni sono rinviate al dibattito dei prossimi mesi.

La digital tax è all’interesse del Governo considerando varie ipotesi e vari risultati di analisi internazionali, anche presso l’OCSE.

Sui fattori esogeni alla crescita il Ministro dissente: essi sono peggiorati, e malgrado ciò la crescita italiana è migliorata. Gli investimenti privati e pubblici sono fondamentali in questo senso, inseriti in una politica economica di lungo termine. L’FMI ha parlato dell’Italia come esempio di buona pratica per la prima volta, e si apprezza la riforma del lavoro e la riforma del sistema creditizio in un momento difficile.

Sulla riduzione del debito l’Italia è il Paese dell’Eurozona che ha avuto l’avanzo primario più duraturo. L’inflazione è una preoccupazione diffusa, che crea problemi negli investimenti a lungo termine, oltre che nel debito. La revisione del SEC riguarda i livelli dati del PIL, non la percentuale di crescita.

C’è un dibattito sulle regole europee, l’ECOFIN informale di questa settimana prevede una discussione sui passi successivi verso l’unione bancaria, e una discussione sulla possibilità di imporre tetti alle percentuali di debito che ogni singola banca può detenere, discussione che potrebbe penalizzare fortemente l’Italia, e di cui eventualmente bisognerebbe parlare in ambito Basilea, e non all’ECOFIN. Non si parla di revisione del fiscal compact esplicitamente.

Il Governo intende rinviare la discussione sulle misure fiscali alla Legge di Stabilità, e si parlerà in quel contesto dell’IVA.