Ddl Lavoro autonomo: Audizioni CIDA e School of Management Politecnico di Milano – 18 gennaio 2017

Ripreso in Commissione Lavoro l’esame del DdL sul lavoro autonomo.

Il Presidente Damiano ha ritenuto necessario approfondire le disposizioni in materia di sicurezza del lavoro nell’ambito del cosiddetto lavoro agile.

Audite CIDA e l’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano.

Analisi
Nel corso del dibattito l’on. Damiano (PD) ha ritenuto necessario modificare i contenuti degli articoli 5 e 6, che fanno riferimento rispettivamente alle «professioni ordinistiche» e ai «professionisti iscritti agli ordini o ai collegi» e ha ritenuto necessario approfondire le implicazioni delle disposizioni dell’articolo 19, in materia di sicurezza del lavoro nell’ambito del cosiddetto lavoro agile.

• CIDASe 1,3 milioni di lavoratori lavorassero in modalità smartwork, rispetto agli attuali 2-300mila, potremmo ottenere un recupero di circa 4 miliardi di euro l’anno (1/4 del Pil) corrispondente al gettito Imu sulla prima e seconda casa. Per raggiungere tali obiettivi, servirebbero 12-18 mesi con investimenti pari al 15% dell’importo complessivo del risparmio calcolato. Per lo sviluppo del lavoro agile, inoltre, lo smartwork va considerato alla stregua del lavoro tradizionale e quindi adottabile, senza differenziazioni, in ragione delle specifiche esigenze organizzative e produttive. Lo smart work, così come il telelavoro, deve essere disciplinato da una legge e riferite ai contratti collettivi del lavoro.

Ecco il link della nota sullo smart working presentata dalla CIDA in audizione.

• Osservatorio PoliMi – Lo Smart Working in Italia è una realtà rilevante che coinvolge sempre più imprese e lavoratori, mostrando grandi potenzialità̀ di espansione. Facendo riferimento al solo lavoro subordinato, gli Smart Workers – ossia quei lavoratori che godono di discrezionalità nella definizione delle modalità di lavoro in termini di luogo, orario e strumenti utilizzati – sono già 250 mila, circa il 7% del totale di impiegati, quadri e dirigenti, sono cresciuti del 40% rispetto al 2013. Il lavoratore “smart” tipo è un uomo (nel 69% dei casi) con un’età media di 41 anni, che risiede al Nord (nel 52% dei casi, solo nel 38% nel Centro e nel 10% al Sud) e rileva benefici nello sviluppo professionale, nelle prestazioni lavorative e nel work-life balance rispetto ai lavoratori che operano secondo modalità tradizionali. Ben il 30% delle grandi imprese nel 2016 ha realizzato progetti strutturati di Smart Working, con una crescita significativa rispetto al 17% dello scorso anno, a cui si aggiunge l’11% che dichiara di lavorare secondo modalità “agili” pur senza aver introdotto un progetto sistematico. Una situazione ben diversa si riscontra invece per le PMI, tra cui la diffusione di progetti strutturati è ferma al 5% dello scorso anno, con un altro 13% che opera in modalità Smart in assenza di progetti strutturati. Uno scarso interesse dovuto alla limitata convinzione del management e alla mancanza di consapevolezza dei benefici ottenibili, anche se aumenta il numero di PMI interessate ad un’introduzione futura (il 18%).