Ddl crisi d’impresa: audizione Assonime in Commissione Giustizia – 6 luglio 2016

Si sono svolte ieri, nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sul ddl C. 3671-bis Governo, recante la delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza, le audizioni di Confindustria, dell’Associazione nazionale costruttori edili (ANCE), dell’Istituto curatori, dell’Associazione fra le Società italiane per azioni (Assonime) e dell’Alleanza delle Cooperative italiane. Presente per Assonime il Presidente M. Sella.

Analisi
Di seguito i principali punti affrontati nel corso dell’audizione da Maurizio Sella, Presidente di ASSONIME.

EFFICIENZA E CELERITA’ DELLE PROCEDURE CONCORSUALI – Buone regole per le gestione della crisi e un enforcement efficace in tempi certi sono fattori che incidono positivamente sul tasso di nascita e crescita delle imprese. In Italia, in particolare, la durata delle procedure concorsuali rappresenta ancora oggi un elemento di grave debolezza del sistema, attestandosi lontana dalle prassi virtuose dei Paesi più avanzati. La durata media della procedura fallimentare in Italia è infatti di 7 anni, provocando, tra le altre cose, una crescita abnorme degli NPL per le banche creditrici.
Questa inefficienza impone alle banche un maggior consumo di capitale, con immobilizzo degli attivi e, quindi, riduce la possibilità di erogare credito all’economia. Per superare le carenze in tal senso sarebbe auspicabile, secondo Assonime, un intervento per potenziare l’organico amministrativo che supporta lavoro delle corti; per completare il processo di informatizzazione dei tribunali; per devolvere la materia concorsuale alle sezioni specializzate.

RISCHI CONNESSI AD UNA TOTALE RISCRITTURA DELLE PROCEDURE CONCORSUALI – Assonime condivide in linea di principio l’obiettivo di fondo del disegno di legge di dar luogo a un riordino della disciplina concorsuale, pur rilevando alcuni rischi che riguardano, in particolare:

  • la tempistica dell’intervento riformatore, che precede modifiche legislative che si annunciano a breve a livello europeo, sostenute da una volontà politica ampiamente condivisa per rafforzare l’armonizzazione delle regole dell’insolvenza in ambito UE, e che comporteranno nuovi adeguamenti della disciplina italiana. La Commissione europea ha, infatti, promosso un’iniziativa legislativa in materia d’insolvenza per l’adozione di una direttiva entro il 2017, sulla quale sta lavorando un gruppo di esperti composto anche da autorevoli esponenti italiani, su cui è stata recentemente promossa una consultazione pubblica;
  • rimettere in discussione principi importanti ormai acquisiti quali quello della centralità delle soluzioni concordate e della conservazione del valore dell’impresa nell’interesse dei creditori – invertendo il processo culturale virtuoso avviato dalle riforme precedenti. Con riferimento, in particolare, al concordato preventivo, Assonime rileva una interruzione del ruolo dell’autonomia privata. Un intervento riformatore dovrebbe, invece, privilegiare gli istituti che incidono rapidamente su efficienza e celerità delle procedure concorsuali, anziché introdurre nuove sovrastrutture normative che rischiano di dilatare ulteriormente i lunghi tempi delle procedure

OSSERVAZIONI SUGLI ISTITUTI PRINCIPALI DELLA DELEGA – La delega non giunge a una vera semplificazione delle procedure e invece conserva troppi strumenti di gestione della crisi. Sarebbe invece auspicabile una vera semplificazione degli strumenti di risoluzione della crisi, distinguendo tra quelli utilizzabili in sede stragiudiziale e le procedure giudiziali vere e proprie, con esito di continuità aziendale o liquidazione, indipendentemente dalle dimensioni dell’impresa.

Da un punto di vista sostanziale, paiono condivisibili l’eliminazione dell’istituto del fallimento e del relativo stigma, che viene sostituito dalla liquidazione giudiziale e l’unificazione dei procedimenti per l’accertamento della crisi e dell’insolvenza. Non si ritengono invece auspicabili altre modifiche proposte dalla delega, in particolare l’obbligo di prevedere la liquidazione solo in sede giudiziale, con la sostanziale eliminazione del concordato liquidatorio.

Sella ha infine sottolineato che la mancata riforma del diritto penale fallimentare, che rimane una parte della disciplina molto importante per il corretto ed equilibrato funzionamento del sistema di gestione delle crisi, costituisce una lacuna significativa del disegno di legge. Complessivamente, Assonime ritiene che il disegno di legge delega non adotti soluzioni pienamente condivisibili per quanto riguarda le modifiche di dettaglio della legge fallimentare, e che ci si debba preparare a nuove modifiche nel 2017, dopo quelle previste dalla normativa europea.