Ddl Bilancio 2019: audizione Confindustria

Svolta presso le Commissioni Bilancio di Camera e Senato l’audizione di Confindustria, nell’ambito dell’esame del Ddl Bilancio 2019, dal quale è emersa una posizione fortemente critica nei confronti dei contenuti della manovra.

Analisi
Nella seduta di oggi delle Commissioni congiunte V Bilancio della Camera dei Deputati e 5^ Bilancio del Senato della Repubblica si è svolta l’audizione di Confindustria, nell’ambito dell’esame del disegno di Legge di Bilancio 2019 (C. 1334). Il Presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha esposto le criticità a suo giudizio presenti nel disegno di legge, definito come incongruente, frammentario e debole. Tra i temi trattati durante l’audizione:
• Crescita. La crescita è stata considerata uno dei temi principali della manovra di bilancio, dal momento che in sua assenza lo sforamento dei parametri da parte del Governo comporterebbe unicamente un ulteriore aggravio del deficit pubblico. La stima di crescita è stata giudicata troppo ambiziosa, ed è stata sottolineata l’assenza di una valorizzazione per gli investimenti, ritenuti gli unici elementi capaci di influire in un’ottica di lungo periodo sul PIL.
• Elementi di criticità. Confindustria ha individuato quattro profili di criticità presenti nel disegno di Legge di Bilancio: la mancanza di una visione di politica economica, con misure troppo orientate alla spesa corrente, la mancanza di un sostegno alle imprese, la contraddittorietà degli interventi sulla tassazione sulle imprese e la mancanza dell’avvio di un serio processo di revisione della spesa.
• Reddito di cittadinanza. Il Presidente Boccia ha sottolineato la condivisione dei principi di solidarietà e di coesione sociale da parte di Confindustria, ma si è detto allo stesso tempo contrario a derive assistenzialistiche e ad interventi estemporanei potenzialmente gravosi per il bilancio pubblico. Relativamente al reddito di cittadinanza, ha auspicato che possa integrarsi con la centralità del lavoro, che non deve risultare disincentivato da questa misura. In particolare, la previsione di 780 euro mensili e la possibilità di rifiuto di tre diverse proposte di lavoro prima della decadenza dei benefici sono ritenute due potenziali cause di un possibile effetto spiazzamento, soprattutto per la fascia più giovane della forza lavoro.
• Riforma delle pensioni. Confindustria ha osservato che difficilmente la riforma inciderà positivamente sul lavoro non sussistendo un rapporto 1:1 tra lavoratori in uscita e lavoratori in entrata.
• Interventi per la crescita. Una soluzione per la crescita è stata individuata in una drastica riduzione del cuneo fiscale, soprattutto per il lavoro dei giovani, nel potenziamento degli incentivi aziendali, da agevolare e detassare per valorizzare lo scambio virtuoso tra crescita dell’azienda e salario, e nel rafforzamento delle leve utili a coniugare domanda ed offerta di lavoro.
• Bonus. Il Bonus Sud e il Bonus Giovani Eccellenze presenti nel disegno di Legge di Bilancio sono ritenute misure positive, ma non realmente incidenti sul costo del lavoro e sullo scambio tra salario e produttività.
• Flat tax per le partite IVA. L’estensione del regime dei minimi è giudicata come un possibile fattore di aumento di disparità di trattamento tra lavoratori.
• Formazione. Il Presidente Boccia ha riportato una stima secondo cui nei prossimi anni alle aziende italiane mancherà fino al 40% delle figure lavorative necessarie a causa della mancanza di specializzazione. Per questo motivo ha evidenziato la mancanza di un capitolo su formazione e rafforzamento delle competenze, dal momento che vi è una forte necessità di potenziare la formazione tecnica, a partire dagli ITS.
• Investimenti privati. L’Italia, seconda potenza industriale europea, ha secondo Confindustria bisogno di un’industria ad alta intensità di investimenti e di produttività. Per questo è stata richiesta continuità alle misure previste dal piano Industria 4.0, chiedendone l’applicabilità anche ai servizi in cloud e a quelli per la cyber security. È inoltre ritenuto necessario che il perimetro sia ampliato con interventi di rafforzamento per far sì che le imprese si dotino delle risorse necessarie per eccellere in un contesto di competitività in cui oltre a capitale e lavoro sono un fattore determinante anche conoscenza e informazione.
• Semplificazione Codice appalti. La riforma annunciata dal Governo è stata auspicata, al fine di ridurre i tempi decisionali e tecnico amministrativi.
• Incentivi disomogenei. Secondo Confindustria nelle misure del Governo manca una visione chiara ed omogenea. Sono stati fatti citati alcuni casi di disallineamento tra diverse misure, come ad esempio la conferma dell’iper-ammortamento, anche se rimodulato, e la contemporanea soppressione del super-ammortamento, sostituito dall’agevolazione IRES sugli utili reinvestiti (il cui impatto è stimato tra lo 0,6 e l’1% del costo dei beni, contro il 7,2% della misura precedente). Allo stesso tempo è stato osservato che sono stanziate risorse per IA, blockchain e IoT e contemporaneamente non viene affrontato il tema dei competence center. Il contributo in forma di voucher per avvalersi di temporary manager è giudicato positivo, ma lo stanziamento è ritenuto essere la metà del necessario. È stato inoltre rilevato che viene negata la continuità al credito di imposta di formazione 4,0, anche se le competenze digitali sono uno dei fattori determinanti per un’azienda.
• Infrastrutture. Per Confindustria occorre sgombrare il campo da incertezze e opacità su progetti avviati e intervenire su aspetti regolatori. Dal momento che dal testo emerge un maggior rilievo delle Regioni, è stato osservato che questo potrebbe essere positivo in quanto responsabilizzante, ma che allo stesso tempo non deve portare alla duplicazione dei passaggi concertativi.
• Struttura finanziaria delle imprese. Boccia ha evidenziato la necessità di un rafforzamento della struttura finanziaria delle imprese per per garantire l’afflusso delle risorse necessarie e promuoverne la crescita, in una fase congiunturale che potrebbe portare ad una nuova stretta creditizia. È stato quindi osservato che la raccolta del risparmio italiano deve essere maggiormente canalizzata verso le PMI con il fondo di garanzia da allargare ad un importo massimo garantito di 5 milioni e da estendere anche alle imprese midcap. Inoltre, l’intervento sulle casse di previdenza è considerato parziale.