“Per una mammografia si attendono in media 122 giorni, 93 per una visita ortopedica e 87 per una oculistica. Così ogni anno sono sempre di più le persone che devono pagare le cure di tasca propria – spiega Marco Vecchietti, Consigliere Delegato di RBM Assicurazione Salute che da 7 anni, promuove, insieme al Censis, un’indagine sullo stato della Sanità nel nostro Paese”.  Al Welfare Day 2017 è intervenuto anche il presidente di Federmanager, Stefano Cuzzilla, che ha preso parte alla tavola rotonda sul tema “La sanità integrativa: welfare contrattuale o secondo pilastro del sistema sanitario?“.

I dati del VII Rapporto RBM – Censis sulla Sanità in Italia, presentati il 7 giugno scorso in occasione del 7° Welfare Day,  parlano chiaro: nel 2016 il S.S.N. ha “espulso” oltre 13,5 milioni di persone (il 22,3% degli italiani – quota salita vertiginosamente dal 2006 quando i non assistiti erano il 7,8%), che hanno dovuto rinunciare alle cure (9 milioni per motivi economici), con una riduzione nell’ultimo decennio della sua capacità assistenziale dal 92% al 77% della popolazione e della sua funzione redistributiva del 15%.

In forte crescita anche la mobilità sanitaria che è passata da un costo di 3,9 miliardi nel 2015 a quota 4,3 miliardi nel 2016 e che riguarda tra i 6 e gli 8 milioni di cosiddetti “pendolari della sanità”.  Ciò spiega il perché la spesa sanitaria privata continua a crescere sforando quest’anno quota 35 miliardi – una “tassa” aggiuntiva che grava sulla nostra salute, oggi pesa per circa 580 euro pro capite,  e che di qui a 10 anni, per evitare il crack finanziario del Servizio Sanitario Nazionale e/o ulteriori tagli alle prestazioni sanitarie, finirà per superare gli oltre 1.000 euro a testa

Il nostro S.S.N. quindi è davvero a rischio default, con tutte le conseguenze del caso in campo sanitario e sociale. Mancano dai 20 ai 30 miliardi di Euro per garantire il mantenimento degli attuali standard assistenziali da parte del Sistema Sanitario del nostro Paese.

Tanti soldi che però potrebbero essere recuperati – ha spiegato il presidente Cuzzilla –  attribuendo un vero ruolo alla sanità integrativa, che sia di supporto al pubblico, come avviene negli altri paesi, dove grazie ad un sistema di assicurazioni sociali aggiuntivo al sistema pubblico è possibile curarsi liberamente nelle strutture sanitarie che garantiscono qualità e tempi di accesso immediati”.