Ciclo di audizioni su Ddl Bilancio – 7 novembre 2017

Le Comm. Bilancio riunite di Camera e Senato hanno proseguito il ciclo di audizioni nell’ambito dell’esame del Ddl di Bilancio 2018 (S.2960).

In particolare, nella seduta di ieri sono stati auditi i seguenti soggetti: Cnel; Banca d’Italia; Corte dei Conti; Ufficio parlamentare di bilancio; Anci, Upi e Conferenza delle Regioni e delle Province autonome; Ministro dell’Economia Padoan.

Analisi
Di seguito i principali argomenti trattati nel corso delle audizioni.

Banca d’Italia
• Pensioni – Nel lungo periodo la sostenibilità delle finanze pubbliche poggia in larga misura sulle riforme pensionistiche introdotte in passato, che assicurano una dinamica della spesa gestibile nonostante l’invecchiamento della popolazione. E’ importante non fare passi indietro. Si deve difendere l’equilibrio ottenuto con le riforme pensionistiche del passato. Questo non vuole dire però che non vi possano essere aggiustamenti su singoli casi specifichi. L’importante è mantenere la sostenibilità dell’interno sistema.
• Contrasto all’evasione – È ragionevole, sulla base dell’esperienza, attendersi effetti positivi dalle misure di contrasto all’evasione. Tuttavia la stima di tali effetti resta per forza di cose incerta. Basare una quota significativa delle coperture su tali introiti, come avviene per gli anni successivi al 2018, comporta un elemento di rischio; esso andrà tenuto presente nel monitorare nel corso del tempo l’evoluzione effettiva dei conti.
• Sgravi per i giovani – Meglio sarebbe, potendo, ridurre il cuneo fiscale per tutti; ma, date le risorse limitate, appare ragionevole la scelta di sostenere prioritariamente le prospettive occupazionali dei più giovani, date le difficoltà – evidenti nei dati sull’occupazione – del passaggio dalla scuola a un lavoro stabile. Si comprende l’obiettivo di adottare un approccio mirato e di prevenire abusi, ma l’esperienza dimostra che le norme semplici sono le più efficaci, e che l’eccessiva minuziosità delle prescrizioni, oltre a comportare costi burocratici e amministrativi, può a volte determinare effetti negativi inattesi. Sarà utile studiare ogni ragionevole semplificazione per l’accesso all’agevolazione.
• Pubblico impiego – La manovra di bilancio stanzia risorse considerevoli per riavviare la contrattazione nel pubblico impiego. È un passaggio senz’altro ragionevole, dato il lungo blocco del passato; del resto dovuto, alla luce della sentenza della Corte costituzionale. La contrattazione dovrebbe essere però l’occasione per introdurre forme di incentivazione e di progressione in carriera che siano utili per rilanciare l’efficacia e l’efficienza delle pubbliche amministrazioni, adoperando le leve che la recente riforma mette a disposizione, indirizzando opportunamente i comportamenti dei singoli e delle amministrazioni.
• Miglioramento economia – L’economia italiana continua a migliorare. Il quadro macroeconomico del Governo per il prossimo anno si conferma condivisibile alla luce delle informazioni più recenti; date le misure contenute nella manovra, anche nel 2019 appare possibile conseguire una crescita non lontana da quella programmata, sempre che non muti il quadro economico e finanziario internazionale. Occorre trarre vantaggio dal buon andamento dell’economia per rafforzare la finanza pubblica, ponendo il debito su un percorso credibile di riduzione significativa. L’esigenza è riconosciuta dal Governo nel quadro programmatico, anche se il sentiero è più graduale di quello pianificato in primavera.
• Clausole di salvaguardia – Come in passato si è scelto di non cancellare definitivamente le clausole di salvaguardia, ma di farlo solo per un anno. Esse riducono di fatto l’orizzonte di programmazione della politica di bilancio. Idealmente l’adozione, al loro posto, di provvedimenti percepiti come permanenti ridurrebbe l’incertezza tanto sui saldi della finanza pubblica quanto sulle forme di tassazione.
• Incentivi per investimenti – Banca d’Italia giudica positivamente le misure, contenute nella legge di Bilancio, sugli incentivi in favore degli investimenti delle imprese; i dati disponibili concordano nel suggerire una valutazione positiva di questi strumenti. Dai sondaggi di Banca d’Italia presso le imprese si ricava che gli incentivi stabiliti con le ultime due manovre di Bilancio hanno contribuito ad accelerare e rafforzare il recupero ciclico degli investimenti.

Anci
• Rinnovo contratti pubblici – Per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici che lavorano nei Comuni servono 650 milioni di euro, che la legge di Bilancio però non stanzia. Spetta infatti agli enti locali finanziare lo sblocco contrattuale, ma dovendo garantire queste nuove risorse non si potrà assumere nuovo personale.
• Fondo Imu-Tasi – Il Fondo Imu-Tasi continua ad essere assegnato anno per anno e deve invece essere stabilizzato. Il Fondo ristora il maggior gettito che i Comuni incassavano con l’Imu 2013, poi abbattuto con i vincoli introdotti insieme alla Tasi. Dai 625 milioni del 2014 si è via via passati ad appena 300 nel 2017, confermati per il 2018 dalla legge di Bilancio. Quindi, è necessario stabilizzare queste risorse rendendole inoltre valide ai fini dei saldi di pareggio di Bilancio.
• Bilanci città metropolitane – Per chiudere i bilanci delle Città metropolitane servono 200 milioni di euro.
• Equilibri enti locali – Gli oneri per il rinnovo dei contratti del personale, gli effetti restrittivi della nuova contabilità, l’alto costo del debito, il prolungato congelamento dell’autonomia tributaria locale e il progressivo avvio della perequazione, sono i principali elementi che concorrono a determinare una forte sofferenza negli equilibri finanziari di parte corrente, sui quali Anci chiede soluzioni coerenti.
• Crediti dubbia esigibilità – L’aumento del Fondo crediti dubbia esigibilità vale 500 milioni di euro, e senza tagli riduciamo i servizi nei confronti dei cittadini. Questo comporta una riduzione della spesa corrente.
UPI
• Risorse per strade e assunzioni – occorre riconoscere risorse sufficienti alle responsabilità assegnate, per dare continuità a servizi essenziali nei territori. In particolare, le Province chiedono più risorse per il Fondo per la sicurezza stradale, in quanto lo stato delle strade provinciali è scandalosa, ha aggiunto. Inoltre, chiedono di poter sbloccare il turnover con la possibilità di assumere all’interno della piante organiche ridotte.

Conferenza delle Regioni e delle Province autonome
• Fondo sanitario nazionale – Non c’è nessun aumento del Fondo sanitario nazionale. Perché nel 2018 le risorse a disposizione sono 113,4 miliardi e non 114 miliardi, perché una quota delle risorse va destinate alle Regioni a statuto speciale. Non solo, con il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, gli aumenti del comparto sanità sono a carico delle Regioni e costano 1,3 miliardi di euro. Dunque, se inizialmente erano stati messi nel Fondo 800 milioni in più rispetto all’anno scorso, con queste spese di fatto il Fondo si riduce di mezzo miliardo di euro.
• Termine per tagli – La scadenza del 30 aprile per le Regioni, per il riparto del taglio da 300 milioni previsto con la legge di Bilancio, è incompatibile con la possibilità di dare maggiori spazi finanziari agli enti locali del proprio territorio per investimenti attraverso le intese regionali con gli enti locali il cui iter ha inizio il 15 gennaio. Con il taglio così ravvicinato crea l’impossibilità di programmazione finanziaria per un quadrimestre. Le Regioni dunque hanno chiesto di far slittare la scadenza al 31 gennaio successivo.
• Tassazione sigarette – Rispondendo a una domanda dell’On. Marchi (Pd) sull’ipotesi di una tassa sulle sigarette, l’Assessore al Bilancio della Lombardia Garavaglia ha affermato che un centesimo di aumento sulle sigarette darebbe 150 milioni di euro di gettito. Certo sarebbe più ragionevole mettere una tassa sulle sigarette per sostenere il settore oncologico.
Fondo crediti dubbia esigibilità – L’aumento del Fondo crediti dubbia esigibilità vale 500 milioni di euro, e senza tagli riduciamo i servizi nei confronti dei cittadini. Questo comporta