Audizioni su Industria 4.0 in Commissione Attività produttive – 22 marzo 2016

La Commissione Attività produttive della Camera ha audito il dott. Andrea Bianchi, direttore del comparto politiche industriali di Confindustria, e Luca De Biase, direttore responsabile di Nova – Il Sole 24 Ore nell’ambito dell’Indagine conoscitiva su Industria 4.0.

Analisi

  • Luca DE BIASE, direttore responsabile di Nova – Il Sole 24 Ore

Modelli di sviluppo dell’industria 4.0 e via italiana – Il dott. De Biase ha richiamato i modelli di sviluppo dell’industria 4.0 già discussi nel corso delle precedenti audizioni: quello americano, con forte capitale finanziario che produce progetti di automazione industriale orientati alla riduzione del lavoro umano; e quello tedesco che mira a “fare sistema” tra le imprese. De Biase ha quindi proposto una “terza via” che poggia sull’idea dei robot come valorizzatori della capacità di produzione umana. In altri termini, lo scopo è quello di valorizzare il capitale umano al fine di aumentare la produttività delle persone. De Biase infatti ha sottolineato come la scarsità di capitale finanziario obblighi l’Italia a percorrere la strada della valorizzazione del capitale umano.
Big data e connettività – L’industria 4.0 porterà, secondo de Biase, a una qualità customizzata nei prodotti, a un miglior monitoraggio della qualità nel processo produttivo interno e alla possibilità di tracciare l’andamento dei componenti. Per farlo si servirà di big data, automazione, connettività, digital commerce e apporto di energia verde localizzata vicino agli impianti. Da questo punto di vista, l’Italia vanta una grande esperienza nella produzione industriale ma un altrettanto grande debolezza nella concezione dei big data e del digital commerce, nonché una frammentazione dei dati tra le aziende. Per questa ragione De Biase suggerisce che le aziende che dispongono di dati li forniscano ad altre aziende, in forme che non facciano perdere valore del possederli, al fine di raggiungere una densità necessaria funzionale a una più efficace capacità di analisi. Sul tema della connettività, infrastruttura abilitante dell’industria 4.0, De Biase ha invitato Parlamento e Governo a “andare avanti senza se e senza ma” ricordando che, in questo caso, è l’offerta il driver per la domanda.
Rilievi occupazionali – Il dott. De Biase, rispondendo agli interrogativi espressi in tema occupazionale e di sostituzione dei lavoratori, ha rilevato come il discorso debba essere incentrato sulla possibile sostituzione robotica del lavoro intellettuale. Secondo uno studio di Oxford, il 47% dei lavori intellettuali rischiano di essere sostituiti da intelligenza artificiale. Questo, secondo De Biase, è tema di discussione, a fronte del quale università e centri di ricerca del calibro di Harvard stanno andando verso politiche di assunzione di umanisti – invece che di ingegneri e matematici – che siano in grado di portare la capacità di trattare i problemi che non hanno soltanto una risposta giusta. A partire da questo esempio, De Biase ha suggerito la via italiana: partire da forte capacità tecnica che possediamo per poi lavorare sulla costruzione di umanisti empirici e consapevoli dei big data che siano poi in grado di interpretare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie.

 

  • Andrea BIANCHI, direttore del comparto politiche industriali di Confindustria

Bianchi ha affermato che l’industria 4.0 sarà effettivamente una nuova rivoluzione industriale e che pertanto ha una rilevanza strategica per tutti i settori produttivi. Confindustria, a tal proposito, ha avviato una consultazione con i suoi associati, dalla quale ha tratto un documento di policy che sarà a breve pubblicato.
Elementi – L’industria 4.0 si basa su una serie di tecnologie quali i sensori, i big data, l’internet of things, il cloud manufacturing e l’advanced automation. Le ricadute riguardano in particolare lo sviluppo di prodotti e servizi ict, l’innovazione di processo, il consolidamento di rete di imprese e supply chain, e l’ efficientamento energetico.
Precondizioni – Per implementare il modello di industria 4.0, sono tuttavia necessarie alcune precondizioni: la formazione di capitale umano qualificato, la presenza di gruppi industriali trainanti, PMI con più alti livelli dimensionali, una rete strutturata e coerente di istituti di ricerca e centri di trasferimento tecnologici. Gli ultimi due punti in particolare sono notevolmente carenti in Italia, dove le PMI sono in media molto più piccole delle corrispettive tedesche e dove la ricerca è estremamente frammentata e manca di una direzione centrale.
Soluzioni – È necessario trovare una strada italiana all’industria 4.0, nonostante il ritardo del paese rispetto a paesi come la Germania, che ad esempio ha implementato politiche sul tema già a partire dal 2007. Confindustria ha sviluppato alcune raccomandazioni volte a facilitare l’adozione delle nuove tecnologie e creare le precondizioni di cui sopra. In primis, diffondere le conoscenze e informare sui vantaggi dell’industria 4.0: nonostante il modello potrebbe essere applicato da ben 7 imprese su 10, secondo dati recenti la stessa proporzione di imprese non ha ancora iniziato a introdurlo; per la ricerca e innovazione, pensare a incentivi su strumenti digitali, in particolare attraverso la nuova sabatini; prevedere un credito d’imposta per la digitalizzazione delle imprese che riguardi il totale delle spese di ricerca e sviluppo; razionalizzare il sistema dei centri di ricerca italiani, dando la guida al CNR e costituendo digital innovation hubs radicati sul territorio; sul piano di politica UE, garantire l’utilizzo di standard di open innovation, evitando quindi standard proprietari, per i quali al contrario insiste la Germani; Infine, favorire la collaborazione tra piccole imprese e medie imprese, anche ad esempio dando loro precedenza nell’assegnazione di bandi, in modo da creare incentivi per la crescita dimensionale e lo sviluppo di network tra aziende.