Audizioni su “Industria 4.0” in Commissione Attività produttive – 12 febbraio 2016

Si sono svolte venerdì  presso la Commissione Attività produttive le prime audizioni nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sul tema “Industria 4.0” con gli interventi degli esponenti del mondo universitario e della ricerca.

Analisi

Sono intervenuti il prof. Marco Cantamessa del Politecnico di Torino, il prof. Luca Scarani dell’Università Bocconi, i professori Marco Macchi e Giovanni Miragliotta dell’Osservatorio Smart Manufactoring del Politecnico di Milano, il prof. Luca Beltrametti dell’Università degli Studi di Genova (che presiede anche l’advisory board di Federmeccanica e collabora su questo tema con Assolombarda), il dott. Salvatore Majorana dell’Istituto Italiano di Tecnologia, il dott. Marco Conti e la dott.ssa Rosanna Fornasiero del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il prof. Stefano Denicolai dell’Università degli studi di Pavia.

Di seguito i principali contenuti delle audizioni svolte nella seduta di venerdì.

Industria 4.0 e PMI

  • Nell’ambito delle azioni che andrebbero introdotte per favorire lo sviluppo dell’Industria 4.0, tutti i soggetti auditi hanno considerato come queste, proprio in virtù della peculiare natura del sistema produttivo italiano, debbano riguardare proprio le PMI.
  • Diversi professori hanno sottolineato che la frammentazione del tessuto produttivo in piccole e medie imprese rappresenta un problema, che andrebbe risolto quanto prima, spingendo per una crescita dimensionale degli attori e dei soggetti industriali, ma nel più breve tempo possibile.

Sviluppo di un ecosistema italiano

  • È fondamentale che l’Italia si impegni affinché a livello internazionale vengano adottati degli standard aperti e interoperabili, di modo che non si imponga un solo produttore specifico; tale aspetto è ancor più importante per l’Italia, in considerazione dell’assenza, contrariamente a molti altri paesi, di un grande “software vendor” nazionale;
  • Un modello di sviluppo partecipativo e aperto porterebbe grandi benefici in un tessuto industriale caratterizzato da aziende di dimensioni ridotte: le tecnologie digitali possono in effetti supportare la creazione di reti di impresa, integrando tanto verticalmente quanto orizzontalmente, per passare da una produzione centralizzata a una produzione completamente distribuita che renda più forte il sistema di imprese italiano;
  • Si è considerato come il modello di Industria 4.0 sviluppato dalla Germania, pensato per il sistema delle grosse corporation, non può che svilupparsi allo stesso modo in Italia nel settore del manifatturiero. Il CNR, come sottolineato dal dott. Conti, potrebbe costituire il punto di raccordo tra i modelli europei e l’Italia. E’ stato infine ricordato l’esempio della roadmap sviluppata dal Cluster Tecnologico Nazionale Fabbrica Intelligente sulla rivoluzione del manifatturiero italiano.

Interventi normativi per gli investimenti

  • Come ricordato dagli auditi, in Italia il ritardo su IoT e Industria 4.0 è principalmente a livello di PMI: bisogna cercare di allargare la portata degli interventi normativi per le PMI e startup innovative a tutte le PMI;
  • Il prof. Cantamessa ha osservato come uno strumento utile sia la riduzione del cuneo fiscale per il middle class management del settore ICT: spesso, infatti, non si riesce ad attrarre talenti stranieri perché la loro retribuzione in Italia è più bassa di quella che percepiscono all’estero, anche se il costo aziendale è lo stesso;
  • Si è convenuto sull’utilità di creare guide, servizi di consulenza, o possibilmente un soggetto pubblico preposto ad aiutare gli investitori stranieri nell’adempimento delle procedure e delle pratiche burocratiche per investire nel settore IoT in Italia: in particolare, secondo il prof. Scarani si potrebbe attribuire questo ruolo anche alle Camere di Commercio;
  • Infine, il professor Macchi dell’Osservatorio Smart Manufacturing ha evidenziato come sia startup che PMI abbiano grandi difficoltà ad accedere agli investimenti.

Difficile transizione verso il nuovo modello

  • Sul ritardo nella digitalizzazione dell’industria si sono concentrati particolarmente i rappresentanti dell’Osservatorio Smart Manufacturing, secondo cui meno del 50% delle aziende sono digitalizzate nello sviluppo dei nuovi prodotti: l’industria manifatturiera italiana è ancora molto debole sul versante della digitalizzazione, e questo si riverbera sia nella mancanza di innovazione di processo che di prodotto. E’ quindi sempre più necessario un impegno delle istituzioni per sensibilizzare le imprese sulle potenzialità dell’Industria 4.0;
  • Si segnala come il prof. Beltrametti abbia rivolto un invito alla moderazione nell’attuazione della transizione delle PMI a nuovi modelli: a suo giudizio, non bisogna procedere con una totale ristrutturazione del parco macchine, ma è sufficiente iniziare con un ammodernamento graduale;
  • Il diverso approccio tra imprese italiane e estere con riguardo al processo di traduzione delle tecnologie in prodotti è stato evidenziato dal dott. Majorana come un fattore critico nello sviluppo organico di una industria 4.0 italiana. Con riferimento all’ente di sua rappresentanza, l’IIT, ha ricordato come questo stia portando avanti circa cento i progetti in collaborazione con le imprese, divise tra italiane con dimensioni medio-grande e estere di grandi dimensioni, evidenziando come mentre le imprese straniere siano pronte ad accettare una fase di ricerca della durata di 18-36 mesi, quelle italiane dimostrino difficoltà ad applicarsi su progetti che superino i 6 mesi di durata (a riprova della mancanza della capacità di destinare risorse e tempo necessari a tradurre le tecnologie sviluppate dall’IIT in prodotti abilitanti per le imprese).

Infrastrutture e strumenti abilitanti

  • Il prof. Macchi ha ricordato alla Commissione come la rete a banda ultralarga sia il presupposto per un efficace passaggio delle imprese italiane alla fase dell’ “Industria 4.0”. L’Osservatorio ha portato avanti la proposta di una “Digital Agenda for Digital Industry”, che intensifichi lo sviluppo dell’Italia Digitale, tenendo conto delle specifiche richieste del mondo industriali, tra cui anche quello in cyber security;
  • Nell’ambito della scienza dei materiali, il dott. Majorana ha sottolineato l’attività portata avanti dall’IIT fornendo numerosi esempi di materiali convenzionali trattati al fine di assolvere a funzioni diverse, con il fine di sviluppare un ciclo più economico e a minor impatto ambientale nonché di introdurre sui consumers goods degli elementi che possano generare dati;
  • Sempre nell’ambito degli abilitatori di innovazione, il professor Cantamessa ha sottolineato l’importanza dell’adozione di modelli di public procurement of Innovation, anche in fase pre-commerciale, e su scala non solo nazionale ma anche locale, che sostengano gli investimenti e la produzione dell’Industria 4.0.

Manifattura additiva

  • Il prof. Denicolai ha evidenziato la capacità di tecnologie come stampanti 3D di ribaltare completamente l’approccio manifatturiero introducendo un processo produttivo per addizione: per Denicolai, la manifattura additiva presenta il grande vantaggio di essere una tecnologia “nativa digitale” che, concretizzando dei progetti virtuali, avvicina l’attività di ricerca e sviluppo con la fase produttiva;
  •  Secondo Denicolai la manifattura additiva, infine, implicherà una riorganizzazione delle catene del valore virtuale e costituirà quindi una grande opportunità per riportare la manifattura nei paesi avanzati; in tal senso, ha citato la produzione tramite stampa 3D da parte di Boeing di alcune componenti direttamente sul luogo in cui erano necessarie, e la sinergia Motorola-Google che ha dato vita ad uno smartphone interamente realizzato negli USA per lo più con pezzi stampati 3D.