Audizioni Commissione Lavoro e Affari sociali su DDL Contrasto alla povertà – 14 marzo 2016

Si sono svolte in Commissione Lavoro e Affari sociali le audizioni nell’ambito dell’esame del disegno di legge C. 3594 Governo: Delega recante norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali (collegato alla legge di stabilità 2016).

Audito l’Istituto nazionale di statistica (ISTAT), l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (SVIMEZ), l’Associazione BIN Italia (Basic Income Network Italia), l’Associazione giuristi democratici, l’Associazione nazionale famiglie numerose, il Forum delle associazioni familiari, il Movimento italiano genitori (MOIGE), Oxfam Italia e la Fondazione L’albero della vita.

Analisi

Le misure previste dal sistema socio-assistenziale sono solo in parte finalizzate al contrasto della povertà e non si rivolgono esclusivamente a individui in condizioni di difficoltà economica. L’84% degli individui che usufruiscono delle principali prestazioni assistenziali previste dal sistema di welfare italiano è costituito da persone anziane (il 39% vive solo e il 23% in coppia). Tra i beneficiari di tali prestazioni, oltre il 27% è stimato appartenere a famiglie incluse negli ultimi due quinti della distribuzione del reddito familiare equivalente. Se si escludono gli assegni al nucleo familiare con tre o più figli minori, si può anche osservare come queste prestazioni si cumulino spesso sullo stesso beneficiario. Si stima che ciò avvenga per circa 2,71 milioni pensionati, pari al 40,3% del totale dei beneficiari delle prestazioni.

In Italia si spende meno che nel resto d’Europa per la protezione sociale dei gruppi di popolazione deboli (persone con disabilità, famiglia e infanzia, esclusione sociale, abitazione). La quota di spesa pubblica ad essi destinata sul totale della spesa sociale (10,4%) è di circa 10 punti inferiore a quelle di Francia e Germania e alla media Ue28. Una percentuale assai residuale della spesa per la protezione sociale, lo 0,7%, è impegnata specificamente per politiche di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale; si tratta di un valore che è inferiore di oltre la metà rispetto alla quota riferibile alla media Ue28 (pari all’1,9%). Tra i principali Paesi europei, l’Italia si distingue inoltre per una quota più elevata di spesa sociale non sottoposta alla verifica dei mezzi (il 93,3% della spesa, rispetto al 87,9% della Germania e all’89 della Francia) e un peso maggiore della spesa non legata al reddito dei beneficiari per quanto riguarda i trasferimenti monetari (si tratta del 95% in Italia, rispetto a Francia, 89,6%, e Germania, 92,3%).

Tra il 2010 e il 2013 le risorse destinate dai Comuni alle politiche di welfare sono diminuite del 4%. Nel 2013 si stima che le risorse destinate dai Comuni alle politiche di welfare territoriale ammontino a circa 6,8 miliardi di euro con una riduzione del 4% rispetto al 2010, quando si è toccato il massimo di spesa (circa 7 miliardi e 127 milioni di euro). Mentre nel periodo compreso fra il 2003 e il 2009 la spesa è aumentata con un tasso di incremento medio annuo di circa il 6%, nel 2010 si registra un primo segnale di rallentamento della crescita con solo un più 0,7% e valori negativi in diverse Regioni, principalmente del Centro e del Sud Italia. Dal 2011 al 2013 la decrescita è compresa fra 1 e 2 punti percentuali ogni anno. Del resto, i trasferimenti verso i Comuni volti a finanziare la spesa sociale hanno subìto riduzioni a partire dal 2009, principalmente con i tagli al Fondo nazionale per le politiche sociali, ma anche ad altri fondi destinati ad apportare risorse a questo settore, che unitamente alle riduzioni dei trasferimenti erariali nei confronti dei Comuni e ai vincoli stabiliti dal Patto di Stabilità Interno hanno rappresentato fattori di freno all’attivazione di servizi aggiuntivi o determinato la riduzione delle risorse dedicate al sociale.

Al 2014 le famiglie in condizione di povertà assoluta ammontano a 1,47 milioni (il 5,7% del totale) per un numero di 4,1 milioni di individui (il 6,8% dell’intera popolazione). Il fenomeno appare più diffuso tra le famiglie residenti nel Mezzogiorno dove si stimano in condizione di povertà circa 704 mila famiglie (l’8,6% del totale), pari a 1,9 milioni di individui poveri (il 45,5% del totale dei poveri assoluti). Livelli elevati di povertà assoluta si osservano anche per le famiglie con cinque o più componenti (16,4%), soprattutto se coppie con tre o più figli (16%), e per le famiglie con membri aggregati (11,5%); l’incidenza sale al 18,6% se in famiglia ci sono almeno tre figli minori e scende nelle famiglie di e con anziani (4% tra le famiglie con almeno due anziani). Le stime sulla povertà assoluta escludono la popolazione senza dimora.