DEF: Audizione Vicedirettore Bankit – 18 aprile 2016

Si è svolta presso le Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato, l’audizione del Vicedirettore generale di Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, nell’ambito dell’attività conoscitiva preliminare all’esame del Documento di economia e finanza 2016.

Analisi
Di seguito i principali punti affrontati nel corso dell’audizione.

Quadro macroeconomico: L’ espansione dell’economia globale si sta rivelando più lenta delle aspettative, tale ridimensionamento, nell’area dell’euro, conferma una ripresa esistente ma ancora debole. Il direttivo della BCE ha adottato un cospicuo pacchetto di misure espansive al fine di sostenere prezzi e ripresa economica. Per quanto riguarda l’Italia, la ripresa ha avuto ritmi più contenuti del previsto, ma le prospettive della domanda interna restano favorevoli. I miglioramenti nell’occupazione hanno riflesso sia i provvedimenti del Governo in materia di lavoro che la ripresa dell’attività economica. Sulle prospettive future, tuttavia, pesano ancora le incertezze del mercato internazionale. Si segnala una ulteriore riduzione del flusso dei crediti deteriorati, sceso al 3,3% nel quarto trimestre: lo stock è lievemente sceso anche in valore assoluto. Si stima un aumento dell’1,2% del PIL; in particolare, accelera la domanda interna grazie al rialzo dei consumi. Per il triennio 2017-2019 si prevede una crescita omogenea del PIL (1,2%), con un ritorno dell’inflazione al consumo vicina al 2%. Nel complesso, le previsioni tendenziali del DEF sono in linea con i principali indicatori internazionali: lo scenario si basa sul permanere di condizioni economiche favorevoli e sul rafforzamento dell’economia mondiale. Le ipotesi sui prezzi delle materie prime sono in linea con le attuali quotazioni dei contratti futures. Eventuali scostamenti potrebbero manifestarsi come conseguenza delle esistenti tensioni geopolitiche. Sempre con riferimento allo scenario delineato dal DEF, Signorini ha ricordato che il Governo non prevede di dare seguito all’aumento di imposte indirette, abrogando le clausole di salvaguardia. Le minori entrate derivanti da tale neutralizzazione verrebbero compensate solo in parte con interventi di revisione della spesa e rafforzamento del contrasto ad evasione ed elusione fiscale.

Quadro previsivo: a legislazione vigente l’indebitamento netto scenderebbe fino ad un avanzo dello 0,4% nel 2019 e l’incidenza delle spese complessive percentuali sul PIL si ridurrebbe del 3,8%. Le spese in conto capitale si ridurrebbero di otto decimi di punto, le imposte dirette diminuirebbero, mentre, al contrario, le imposte indirette crescerebbero di tre decimi di punto.
Tra il 2016 e il 2019 l’incidenza del debito pubblico si ridurrebbe di nove punti; in particolare, per l’anno in corso il Governo prevede di ridurre di tre decimi di punto l’indebitamento netto: tale obiettivo sarebbe raggiunto grazie alla riduzione della spesa per interessi e al miglioramento dell’avanzo primario.

Piano nazionale di riforma: La strategia di riforma si concentra sulla realizzazione dei programmi già avviati, le cui priorità appaiono largamente condivisibili, in alcune aree, infatti, il processo di riforma ha già delineato i suoi effetti: resta la necessità di monitorare la regolamentazione e l’attuazione di tali riforme (compresa quella della Pubblica Amministrazione). Quella del lavoro, secondo Bankit, avrebbe contribuito a raddoppiare la possibilità di trasformazione di un contratto a tempo determinato in indeterminato.
In conclusione, Signorini ha sottolineato come l’eredità della crisi per la finanza pubblica continui a far sentire i suoi effetti, sebbene alcune misure strutturali già adottate stiano cominciando a dare effetto. La disattivazione delle clausole di salvaguardia appare condivisibile, ma l’esperienza di questi anni non le rende uno strumento efficace ai fini della credibilità della finanza pubblica. Effetti della crisi insegnano anche i rischi di un paese ad alto debito pubblico in caso di shock avversi: per questo, si rende quanto mai opportuna e necessaria una politica economica strutturata.

Q&A

• Sen. Guerrieri Paleotti (PD) – La ripresa in atto è la più lenta registrata negli ultimi 15-18 anni. Rispetto a questo chiede delle considerazioni da parte di Signorini, anche al fine di individuare le ragioni di tale rallentamento e su queste agire, anche con riferimento al sostegno alle esportazioni.

On. Galli (PD) – Chiede un parere di Banca d’Italia sulla lettera inviata all’Italia relativa al calcolo del potenziale sul disavanzo strutturale, di cui si registra un aumento pari allo 0,7% del PIL.

Sen. Tonini (PD) – La principale differenza tra scenario tendenziale e programmatico sembra essere il punto di PIL derivante dalla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia, rispetto alle quali si leggerebbe un’opinione “critica” di Banca d’Italia, seppure “tutto sommato condivisibile”. Si potrebbe pensare di utilizzare tale punto percentuale per ridurre l’IRPEF al posto dell’IVA?

Sen. D’Alì (FI-PdL)– Chiede una valutazione relativamente all’evoluzione della gestione delle sofferenze bancarie e dei crediti deteriorati. Per quanto riguarda il Jobs Act, chiede delucidazioni sull’effetto della decontribuzione sulle assunzioni: secondo lui tra tre anni potrebbe trasformarsi in bolla occupazionale che potrebbe trasformarsi in futura disoccupazione. Si possono prevedere correttivi a questo intervento? Dichiara che la decontribuzione sarebbe stata finanziata con fondi destinati a investimenti nel Mezzogiorno. A tal proposito, lamenta il fatto che nella relazione di Bankit mancano riferimenti al divario Nord/Sud.

Sen. Bonfrisco (CoR) – Nell’ambito del funzionamento del mercato del lavoro, chiede quanto conti la decontribuzione e quanto costituisca elemento di preoccupazione la progressiva scomparsa di tale decontribuzione. Chiede, inoltre, in che termini il funzionamento del sistema bancario è rilevante per sostenere la crescita delle imprese.

On. Boccia (PD) – L’Italia è un Paese virtuoso da otto anni: come mai, ciononostante, continua a registrarsi l’aumento del debito? Chiede anche lui una riflessione sulla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia.

Risposte di Signorini

Clausole di salvaguardia: se l’intenzione è quella di andare verso un superamento nel lungo termine, ciò è auspicabile e visto con favore da Banca d’Italia. Tuttavia, ricorda che le clausole di salvaguardia vennero istituite con l’intenzione di dare maggiore credibilità al processo di risanamento e ciò merita un momento di maggiore riflessione. Se questa era l’intenzione, infatti, non hanno avuto il risultato sperato: si tratta di uno strumento di commitment revocabile, ancor meno credibile se viene disatteso. È per questo che, secondo lui, non vi è alternativa ad una politica economica rigorosa.

Ruolo delle esportazioni: La ripresa del Paese è stata effettivamente tra le più lente; tuttavia, si sta lavorando per sciogliere nodi conosciuti da tempo, attraverso l’attuazione di un programma di riforma strutturale che tocca tutti gli ambiti della vita economica e industriale. In questo quadro di ripresa lenta, l’andamento dell’export non ha costituito, a suo giudizio, l’elemento peggiore, mostrando anzi segnali positivi.

Discesa del rapporto debito/PIL: l’Italia ha vissuto un periodo di contrazione del prodotto reale estremamente intenso, che non poteva non avere gli effetti che ha avuto sulla finanza pubblica e sul sistema bancario (in un certo senso protetto dalle prime fasi della crisi finanziaria). Lo stock delle sofferenze sta cominciando a diminuire: si può intervenire sulle ragioni strutturali della sua stessa esistenza, ad esempio accorciando le procedure di recupero. Sui Non Performing Loans, sottolinea come la questione stia diventando fondamentale nella valutazione internazionale dello stato di salute dell’economia del Paese, secondo lui in maniera talvolta sovrastimata.