Si è svolta presso la Commissione Industria l’audizione delle principali organizzazioni sindacali sui profili occupazionali e industriali connessi alla nuova gestione dell’Ilva Spa nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul Gruppo Ilva nel quadro della siderurgia e dell’industria italiana.

Analisi
Dopo aver rivolto un indirizzo di saluto agli auditi e prima di lasciare loro la parola, il PRESIDENTE manifesta preoccupazione per le tensioni registrate nella fase iniziale della nuova gestione; ricorda come l’accordo con i sindacati costituisca una delle condizioni che rendono possibile il risanamento che Am Investco Italy S.r.l ha preso l’impegno di realizzare e come l’eventuale mancato accordo consenta ad Am Investco di recedere dall’impegno assunto.
Infine, nel congratularsi con Francesca Re David, per l’incarico di nuovo segretario generale della FIOM-CGIL, invita gli auditi a intervenire.

Prende la parola il segretario generale della UILM-UIL, Rocco PALOMBELLA, che lamenta come la trattativa sindacale vera e propria, nonostante le sollecitazioni, non sia ancora iniziata. Precisa tuttavia che si sono svolti alcuni incontri formali, durante uno dei quali i rappresentanti di ArcelorMittal Europe hanno presentato stralci del piano industriale aventi ad oggetto soprattutto i temi degli investimenti industriali, degli investimenti ambientali e dei livelli occupazionali.
Esprime preoccupazione per il cronoprogramma del Piano industriale 2018-2024. Infatti, la parte maggiore degli investimenti in campo ambientale e in materia di innovazione tecnologica sembra rinviata alla fine del periodo.
Ricorda poi, che il 6 ottobre 2017, Am Investco e i commissari straordinari hanno inviato la comunicazione ex articolo 47 della legge n. 428 del 1990 ai Ministeri interessati e alle organizzazioni sindacali e che in tale comunicazione venivano indicate una serie di condizioni per l’assunzione dei lavoratori nella nuova società, come, per esempio, la rinuncia a far valere ogni pretesa a qualsiasi titolo e la perdita dei livelli retributivi, di inquadramento e di anzianità lavorativa. A suo parere quest’ultima richiesta potrebbe configurarsi come una vera e propria estorsione.
Effettua poi una breve comparazione tra le offerte delle due cordate di imprese, sottolineando che quella guidata da ArcelorMittal proponeva, tra le altre cose, una remunerazione annua più elevata.
Quanto alla vicenda degli esuberi, evidenzia che solo l’intervento del ministro Calenda ha portato ArcelorMittal ad aumentare i lavoratori da assumere, con riferimento all’intero gruppo, da 8.500 circa a 10.000 circa, riducendo quindi gli esuberi stessi a circa 4.200. A tale risultato, certamente molto positivo, ha però fatto seguito una proposta di un livello retributivo più basso, in quanto il plafonddestinato agli stipendi sarebbe stato distribuito su una platea più ampia di lavoratori. Segnala quindi il paradosso che, in caso di ulteriore riduzione degli esuberi, la proposta economica per i dipendenti scenderebbe ancora.
Tornando all’aspetto del confronto tra le parti, auspica vi possa essere una vera trattativa, basata su condizioni diverse e anticipa comunque che, pur facendo ricorso al senso di responsabilità che la situazione richiede, il suo sindacato non è disponibile a un accordo qual che sia.
Riconosce che attualmente non tutti i lavoratori sono in servizio, ma spiega che ciò è dovuto ai fermo impianti legati agli adeguamenti ambientali e tecnologici. Considera contraddittorio prevedere più di 4.000 esuberi, visto che si prefigura un aumento della produzione dagli attuali 6 milioni di tonnellate a 9 milioni di tonnellate. Ricorda inoltre che negli stabilimenti operano anche lavoratori non direttamente impiegati nella produzione di acciaio, ma che si occupano di servizi e di manutenzione. Critica anche l’ipotesi che tali esuberi possano essere riassorbiti nelle attività di bonifica, in quanto tali attività richiedono professionalità e competenze differenti. E di fronte all’ipotesi di cassa integrazione per 10 o 15 anni – che reputa inaccettabile – avanza la proposta che possa invece essere facilitato il loro pensionamento.
Dopo aver segnalato, sempre in tema di bonifiche, come la copertura dei parchi minerari possa essere realizzata in tempi brevi, ricorda poi i lavoratori dell’indotto, in particolare quelli occupati nelle aziende che svolgono attività in appalto, pari a circa 7.000 unità, i più esposti a rischi per la loro attività negli stabilimenti, dalla spiccata professionalità e difficilmente sostituibili, pena il rischio di incidenti, anche mortali.
In conclusione, esprime l’auspicio di riuscire a dimostrare le ragioni del sindacato e si augura che vi possa essere una trattativa libera, non condizionata da accordi preventivi, che possa portare a una intesa soddisfacente per tutti i soggetti coinvolti. Consegna infine un documento, che deposita agli atti della Commissione.

Prende quindi la parola il segretario generale della FIOM- CGIL, Francesca RE DAVID, la quale, nell’associarsi all’intervento che la ha preceduta, evidenzia la rilevanza strategica del settore siderurgico per il Paese. Segnala con preoccupazione che la relativa produzione non è più sufficiente a soddisfare la richiesta interna di acciaio, in primo luogo sostenuta dall’industria manifatturiera, rendendo quindi necessaria una quota crescente di importazioni dall’estero.
Si sofferma quindi sul tema della struttura del bando della gara per l’acquisizione, ricordando i criteri per la valutazione delle offerte e facendo una comparazione tra i piani industriali presenti nelle offerte delle due cordate.
Con riferimento alla comunicazione ex articolo 47 della legge n. 428 del 1990 del 6 ottobre scorso, conferma che le eccedenze occupazionali sono superiori alle 4.000 unità e che le condizioni di riassunzione dei lavoratori nella nuova società prevedono, tra l’altro, l’annullamento degli attuali contratti di lavoro, con perdita delle garanzie previste dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, e la rimodulazione del trattamento economico e dell’anzianità.
Più nel dettaglio, ricorda che la società ArcelorMittal divide gli attuali dipendenti in tre gruppi, quelli destinati alla nuova società, quelli destinati alle bonifiche e quelli destinati a essere sostenuti dagli ammortizzatori sociali. Inoltre, la possibilità di assumere i lavoratori anche tramite controllate o altre aziende, a suo parere, rende incerto il perimetro, prefigura una possibile ampia esternalizzazione e fa pensare a un piano di ristrutturazione piuttosto che a una reale volontà di rilanciare l’azienda.
Lamenta la scarsità di informazioni in merito al piano industriale e al piano ambientale nonché in merito ai contenuti dell’accordo siglato con il Governo. Evidenzia inoltre che in fase di confronto tra le parti saranno oggetto di esame anche materie – a questo riguardo richiama le implicazioni sanitarie – di competenza di altri organi istituzionali, che pure non parteciperanno alla trattativa stessa.
Quanto all’indotto, giudica indispensabile salvaguardare i circa 7.000 lavoratori delle aziende che svolgono attività in appalto, attualmente non tutelati, e le loro competenze.
Dopo aver ricordato la difficile situazione dei lavoratori del sito di Genova, esprime un giudizio positivo su un eventuale coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti – la cui azione ritiene fondamentale per qualsiasi settore in cui si voglia perseguire una reale politica industriale – nell’attività dell’Ilva.
In conclusione, dopo aver chiarito che l’accordo con i sindacati rappresenta un vincolo sostanziale e non giuridico, giudica inaccettabili le condizioni poste nella comunicazione ex articolo 47 del 6 ottobre scorso e assicura che in sede di trattativa, che auspica vera e seria, i sindacati si batteranno per la salvaguardia dei livelli occupazionali, per la tutela dei diritti, delle professionalità, dell’ambiente e della salute e per il rilancio della produzione industriale. Consegna infine un documento, che deposita agli atti della Commissione.

Ha quindi la parola il segretario generale della FIM-CISL, Marco BENTIVOGLI, che giudica ormai compromessa la possibilità di svolgere una trattativa proficua e serena, anche a causa di una gestione commissariale – il riferimento è alla fase successiva a quella del commissario Bondi – che non ha contribuito a delineare un quadro utile: si è trattato, a suo avviso, di una gestione spesso improvvisata, soprattutto sul versante governativo.
Incidentalmente, fa notare che quasi mai, in precedenti procedure ex articolo 47, sono stati raggiunti accordi con i sindacati. Si augura tuttavia che in questa occasione le cose possano andare diversamente e che si possa quindi dibattere proficuamente di livelli occupazionali, di tutela dell’ambiente e di rilancio della produzione, pur nella consapevolezza che senza un ripensamento in capo alla controparte, della quale rileva criticamente un atteggiamento che definisce dilettantistico e quasi provocatorio, difficilmente si raggiungerà un risultato positivo.
Dopo aver sottolineato con forza che entrambe le proposte delle cordate che hanno presentato offerte avrebbero comportato costi pesantissimi in termini di salari e di esuberi, si sofferma sulla rilevanza del settore dell’indotto, i cui lavoratori permettono alla produzione di andare avanti.
Sempre in tema di lavoratori, ritiene anch’egli che le previsioni sulle esigenze occupazionali future siano largamente sottostimate e che le operazioni di bonifica devono essere riservate a professionalità specifiche. Critica quindi l’idea di far riassorbire gli esuberi, a meno di situazioni specifiche, da tali attività così come il proposito di non prevedere soluzioni diverse dalla cassa integrazione, anche in considerazione della limitata disponibilità economica degli ammortizzatori sociali a fronte delle numerose crisi industriali aperte e che, probabilmente, si apriranno.
Quanto alle misure adottate in passato, segnala criticamente la previsione contenuta nel piano ambientale di porre limiti in termini di produzione e anziché sulle emissioni.
Dopo aver introdotto il tema della decisione dell’Antitrust europeo sull’acquisizione dell’Ilva da parte di Am Investco, non si dichiara contrario a priori all’eventuale coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti, ma riterrebbe più importante un’opera di sensibilizzazione su tutti i componenti della cordata, in particolare Banca Intesa Sanpaolo, circa il rispetto di tutti i profili dell’accordo.
In conclusione, chiede alla Commissione una attenzione particolare sulla vicenda Ilva.

Si apre il dibattito.

Il senatore CASTALDI (M5S), dopo aver sottolineato l’assenza di soluzioni per i circa 7.000 lavoratori delle aziende che operano in regime di appalto, stigmatizza il comportamento di Am Investco, che cancella 14.000 contratti di lavoro azzerando i diritti connessi. Chiede una valutazione in merito a un’eventuale ipotesi di chiusura pilotata dell’impianto Ilva di Taranto, ricordando l’atteggiamento non contrario di parte della popolazione residente.

Il senatore TOMASELLI (PD) condivide le preoccupazioni espresse dalle organizzazioni sindacali e formula un sentito incoraggiamento al Governo, ricordando che nei giorni scorsi il ministro dello sviluppo economico Calenda e la viceministro Bellanova hanno preso una condivisibile posizione in difesa degli impegni assunti con particolare riferimento alle condizioni salariali e contrattuali dei lavoratori, nonché alle organizzazioni sindacali stesse, in questo passaggio così delicato e grave per l’azienda. Rammenta che quella dell’Ilva costituisce la più grande crisi industriale in Europa, non solo in Italia, e che nella sua gestione non sono mancati errori; non ritiene comunque plausibile prefigurare passi indietro o individuare ora soluzioni del tutto diverse, come suggerito dall’intervento del senatore Castaldi. Chiede quindi di conoscere quali siano state le modalità cui si è fatto ricorso per le comunicazioni ai lavoratori da parte di Am Investco, quale sia l’attuale costo medio del lavoro e, rilevando come il numero di esuberi previsto per lo stabilimento di Taranto si avvicini a quello del personale non direttamente impiegato per la produzione dell’acciaio, chiede infine se si ritenga che ciò preluda a un’esternalizzazione delle funzioni – di manutenzione ordinaria, servizi e staff – attualmente svolte con risorse interne.
Quanto al piano degli investimenti, considera non rassicuranti i dati forniti, che evidenziano uno spostamento della maggior parte degli investimenti per l’innovazione tecnologica e il risanamento ambientale negli ultimi anni del piano.
Assicurare congiuntamente la tutela dell’occupazione, la tutela dell’ambiente e della salute e la capacità produttiva è stata la finalità che ha connotato tutti gli interventi degli ultimi anni: a suo avviso, non si può a questo punto venir meno all’esigenza di garantire contestualmente tutti e tre tali elementi.
Infine, ritiene che un eventuale ingresso della Cassa depositi e prestiti nella negoziazione, se richiesto dalla cordata vincitrice, potrebbe essere accolto con favore, ma esclude che possa essere sollecitato ora dal Parlamento o dal Governo.

Il presidente MUCCHETTI chiede di sapere chi sia il capo delegazione di ArcelorMittal nei negoziati sindacali. Alla risposta di BENTIVOGLI che si tratta del top manager olandese Geert Van Poelvoorde, il PRESIDENTE osserva che la mancanza di un responsabile professionale delle risorse umane fa pensare a un’azienda che non ha ancora le idee chiare su come gestire la vicenda in Italia. Chiede quindi di sapere quali siano le modalità con cui si immagina l’ingresso di Cassa depositi e prestiti: se rilevando la partecipazione che Intesa San Paolo dovrebbe a sua volta acquisire – secondo quanto si è potuto apprendere in via non ufficiale – dal gruppo Marcegaglia, ovvero acquistando una parte dell’ampia partecipazione di ArcelorMittal, con ciò rimborsando alla stessa Arcelor una parte del prezzo pagato in cambio di diritti di governance, ovvero ancora mediante un aumento di capitale; in quest’ultimo caso, si chiede a che cosa i nuovi mezzi finanziari possano essere finalizzati. Premesso che la Commissione industria ha sempre manifestato il proprio favore per un coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti nella soluzione della crisi dell’Ilva, osserva come l’elemento del prezzo sia stato ragionevolmente considerato dirimente nella valutazione delle offerte. In merito alle attività di bonifica, finora affidate all’amministrazione straordinaria, chiede quanti sia il numero dei lavoratori per le opere programmate, quale sia l’inquadramento contrattuale dei medesimi e se si preveda la costituzione di una società ad hoc. Sollecita infine una valutazione sulla produttività dell’Ilva, ricordando come durante la gestione dei Riva lo stabilimento di Taranto fosse tra le acciaierie più efficienti d’Europa nella produzione di acciai di massa, certo scontando il mancato rispetto dell’ambiente.

Il segretario generale della FIM-CISL, Marco BENTIVOGLI, con riferimento alle domande del senatore Castaldi, esclude che la società AmInvestCo Italy S.r.l possa decidere di investire circa un miliardo di euro solo ai fini di portare l’Ilva alla chiusura. Giudica inoltre marginale il ruolo del Gruppo Marcegaglia.
Non considera utile un confronto con la popolazione di Taranto sulla base dell’ipotesi che con le attività di bonifica si possano occupare i lavoratori del polo siderurgico, ricordando che nel frattempo molte altre realtà aziendali stanno chiudendo.

Quanto all’ipotesi di un coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti, che vedrebbe eventualmente come soggetto aggiuntivo alla cordata vincitrice del bando, si mostra perplesso, sia per i suoi vincoli operativi sia per il conseguente allungamento dei tempi, che mal si concilierebbero con le attuali necessità.
In tema di bonifiche, giudica poco seria la previsione di destinare a tali attività, che richiedono peraltro adeguata formazione, coloro che non saranno occupati nella nuova società. Si augura tuttavia che il personale venga individuato tra i lavoratori locali, e non all’estero, così da restituire qualcosa alla città di Taranto.
A suo parere servirà un nuovo piano industriale, con importanti interventi per la riqualificazione ambientale.
Infine, per quanto riguarda i risultati della gestione da parte della famiglia Riva, ricorda che, a fronte di una produzione caratterizzata da grandi volumi e prezzi bassi, gli utili non erano di rilievo, mentre i danni ambientali, le cui conseguenze si pagano ancora oggi, sono stati assai rilevanti.

Il segretario generale della UILM-UIL, Rocco PALOMBELLA, dopo aver portato elementi della propria esperienza professionale presso l’Ilva di Taranto, ripercorre la storia di tale società e il passaggio del polo siderurgico di Taranto, insieme ad altri siti, al Gruppo della famiglia Riva. In proposito ricorda che anche in quella occasione, con la chiusura, per esempio del sito di Bagnoli, ci furono migliaia di esuberi, cui si fece fronte anche ricorrendo a prepensionamenti.
Ci tiene a precisare che quando, con riferimento ai lavoratori dell’Ilva, si parla di manutenzione e di servizi, ci si intende riferire ad attività non sovrapponibili con quelle svolte dai lavoratori dell’indotto, che si occupano di manutenzione straordinaria e senza il cui contributo gli stabilimenti si fermerebbero.
Quanto alle prestazioni dello stabilimento di Taranto, evidenzia che la perdita di produttività è legata esclusivamente ai pochi impianti in attività, anche se riconosce che per alcune produzioni, come nel caso delle lamiere, i risultati sono sempre strettamente connessi agli investimenti tecnologici.
Relativamente al clima che si vive a Taranto, ricorda che i pur pochi cittadini che hanno partecipato al referendum consultivo sulla chiusura dell’Ilva si sono già espressi. A suo parere, se si procederà al risanamento ambientale si darà una risposta alla popolazione e si potrà pensare a un suo rilancio.

Infine, interviene brevemente il segretario generale della FIOM-CGIL, Francesca RE DAVID, per sottolineare l’importanza che potrebbe avere la Cassa depositi e prestiti se l’Italia intende dotarsi di strumenti di politica industriale, soprattutto in settori strategici come quello siderurgico.