Audizione Ministro Padoan presso Comm. Bilancio su Nota DEF

Si è conclusa, presso le Commissioni Bilancio riunite, l’audizione del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, nell’ambito dell’attività conoscitiva preliminare della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2017.

Analisi
• Per il Ministro Padoan, la recessione è definitivamente alle spalle. Il bilancio degli interventi intrapresi dal 2014 in materia di crescita presenta dei risultati che incoraggiano a proseguire sulla strada percorsa. Il PIL era sceso dal 2008 al 2013 di più dell’8%, invece nel biennio 2015-2016 il PIL si è assestato su un percorso di crescita. Le esportazioni sono aumentate tra gennaio e giugno 2017 e ad esse si associa la specializzazione dell’export in settori ad alto valore aggiunto. Persiste la fase di significativo miglioramento dei dati relativi al mercato del lavoro: si può prevedere un ulteriore progressivo aumento dell’occupazione nei prossimi mesi ed anni. Questo quadro agevola la propensione agli investimenti.
• La gestione delle finanze pubbliche si caratterizza per la riduzione del disavanzo e del rapporto debito-PIL mantenendo un ampio avanzo primario, con una politica economica imperniata sui seguenti capisaldi:
o diminuzione pressione fiscale,
o esenzione IMU terreni agricoli e imbullonati,
o incentivi ad investimenti privati e rilancio dei pubblici,
o contrasto alla povertà,
o gestione equilibrata delle finanze pubbliche,
o misure di finanza per la crescita.
• Lo sforzo di consolidamento fatto dall’Italia è tra i più significativi nell’area euro. Già nel 2015 si è registrata la prima flessione del rapporto debito-PIL e il processo di riduzione accelererà nel 2018. Si potrà assorbire senza problemi la fase di aumento dei tassi di interesse previsti per i prossimi anni, e le previsioni della Nota ne tengono già conto. Lo scenario internazionale continuerà a fornire una spinta positiva all’economia italiana, che è già migliore rispetto alle stime DEF di aprile. Le prospettive dell’economia beneficiano anche della ripresa del settore del credito, che nel suo insieme resta sano: gli isolati casi di crisi sono stati affrontati e risolti. L’ammontare delle risorse pubbliche utilizzare per fronteggiare le crisi è nettamente inferiore rispetto a quanto successo in altri paesi. C’è un minor tasso di deterioramento del credito e l’incidenza degli NPL è ampiamente gestibile con misure volte all’accelerazione della dismissione. La disponibilità di credito è già migliorata negli ultimi trimestri.
• Le riforme strutturali hanno agevolato la ripresa (con particolare riferimento all’ultima legge per la concorrenza), modernizzando i comparti coinvolti e consentendo ai consumatori di accedere a servizi migliori a prezzi più convenienti. Gli investimenti nel settore privato restano a livelli inferiori rispetto al periodo pre-crisi, ma si sta intervenendo per invertire la tendenza. Per la prima metà dell’anno in corso la crescita media tendenziale degli investimenti lordi è del 3% e le previsioni di Banca d’Italia sono ancor più positive. I 47,5 miliardi del fondo PDCM per gli investimenti infrastrutturali aiuteranno il rilancio degli investimenti anche da parte degli enti locali, agevolati dalla riforma degli appalti pubblici che faciliterà la gestione e la migliore pianificazione degli interventi.
• Il ritmo della crescita del Paese resta inferiore a quello di altri partner europei, ma anche perché le riforme strutturali non hanno ancora dispiegato tutto il loro potenziale. Politiche di sostegno alla ripresa economica in corso sono fondamentali. Un’eccessiva restrizione fiscale metterebbe a rischio la coesione sociale; la strada del Governo, invece, è equilibrata e consentirà di proseguire il percorso di riduzione del disavanzo. Le risorse rese disponibili dalla riduzione dell’indebitamento netto consentiranno di disattivare le clausole di salvaguardia IVA.
• L’azione di Governo ha contemperato l’esigenza di consolidamento delle finanze pubbliche con quella di supporto alla crescita. Il lavoro da compiere nella prossima legislatura deve essere nello stesso solco, anche per fronteggiare i previsti shock internazionali. La disoccupazione giovanile sta diminuendo, ma è ancora altissima e i risultati non sono soddisfacenti. Occorre lavorare sul lavoro senza allentare lo sforzo di riforma e di contrasto all’esclusione sociale. Il manifatturiero ad alto contenuto tecnologico continuerà ad usufruire di sgravi a di aiuti agli investimenti, nell’ambito del piano Industria 4.0, ma con maggiore focus sulle risorse umane e sulla formazione. Questo dovrà accompagnarsi a misure strutturali per la promozione anche di investimenti in capitale e ricerca. La legge di Bilancio 2018 conterrà misure selettive di impulso alla crescita, agli investimenti pubblici e privati, di promozione sociale e per i giovani, ma l’impatto sulla crescita delle misure espansive è significativo, uno 0,3% che è una valutazione prudenziale.
• Dentro la cornice di politica economica è avviato un dialogo con le forze di Governo: Pd, Articolo1-Mdp, Ala, AP e altri gruppi volto a definire ipotesi di intervento su investimenti, lavoro, lotta alla povertà e salute. E’ necessario mantenere il giusto equilibrio tra politiche di bilancio e interventi per il futuro, crescita, giovani e inclusione.

Q&A
• On. Palese (CoR) – Inutile magnificare gli interventi del Governo in materia di riforme strutturali, perché non è chiaro il loro apporto positivo sulla finanza pubblica. La decontribuzione sul costo del lavoro dei giovani è annunciata al 50% a livello nazionale, ma al Mezzogiorno è già al 100%: come si coniugheranno queste due misure? Le clausole di salvaguardia saranno perennemente affrontate con un aumento del disavanzo? Sugli interventi sul sistema bancario, il problema degli NPL è ancora aperto e lungi dall’essere risolto.
Sen. Dirindin (MDP) – In relazione alle politiche sulla salute, è imbarazzante la trascuratezza con cui il Governo ha trattato il tema in questi anni. Anche in questa Nota, nonostante l’impegno preso ad aprile, non solo non si inverte la tendenza della riduzione degli investimenti, ma si intensifica la riduzione della spesa sanitaria sul PIL. Ci sono anche interventi per rendere più equo il sistema, ad esempio eliminando il “super ticket” che mina la competitività del sistema pubblico nei confronti del privato, e ancora abolendo i vincoli sulla riduzione di spesa per il personale che costringe le Regioni a ridurre la spesa anche se sono virtuose e non in disavanzo, con conseguente precarizzazione ed esternalizzazione delle funzioni. Occorre dare attenzione agli investimenti pubblici sia in edilizia sanitaria che in tecnologie, per uniformare la situazione nelle varie regioni.
Sen. Mandelli (FI) – Il tema della sostenibilità del SSN è una costante negli anni di crisi, ma la scelta di scendere sotto la soglia del 6,5% sul PIL per la spesa sanitaria nei prossimi anni (soglia stabilita come minima dall’OMS) non va incontro alla necessità di migliorare gli indicatori sanitari nel Paese.
Sen. Uras (Misto-SEL) – Nella Nota non vi sono riferimenti alla modernizzazione infrastrutturale del territorio, si chiedono chiarimenti.
Sen. Guerrieri (PD) – Si è scelto di posticipare di un anno il percorso di risanamento per investire sulla crescita. Il nodo fondamentale è l’investimento sui servizi e l’implementazione di politiche per la crescita inclusiva: come si possono rendere concreti gli indicatori BES anche a partire dalla prossima Legge di Bilancio? Nel percorso di aggiustamento del rapporto debito-PIL, la Commissione europea vuole tener conto del contributo di ogni Paese ad una politica fiscale europea: questa presa di posizione denota una novità significativa nel dibattito europeo sull’Italia?
On. Dell’Aringa (PD) – La nota integrativa inviata ieri conferma l’effetto espansivo dovuto alla sterilizzazione delle clausole (0,3%), per quanto riguarda il resto della manovra le misure si compensano come effetto sul PIL. Ci si aspetterebbe dalla struttura della manovra qualche effetto positivo in più sul PIL derivante dalle altre misure: si è badato forse di più alle misure di riequilibrio sociale?
• Presidente Boccia (PD) – Si chiede una riflessione in più su alcune variabili indicate nella relazione trasmessa al Parlamento ieri: ad esempio, un passaggio ad una web tax stabile potrebbe avere un impatto positivo sui saldi. Tra le fonti di finanziamento della manovra saranno incluse quelle derivanti dalla revisione delle tax expenditures? Inoltre, la manovra viene finanziata al 40% per tagli e 60% con accrescimento della fedeltà fiscale, nel percorso parlamentare potrebbe essere irrobustita la parte delle misure generali.

Replica di Padoan
• Le privatizzazioni contribuiranno allo 0,2% del PIL, alcune misure in tal senso sono market sensitive e non si possono annunciare adesso. Sulla questione della decontribuzione ci sono varie misure a favore del Sud, con rimodulazione del Fondo sviluppo e coesione. I criteri di allocazione a lungo termine del Fondo per gli investimenti di 47,5 miliardi non sono geografici ma strutturali, tuttavia è possibile pensare a progetti mirati sul Sud. Sui ritardi di spesa che riguardano i fondi strutturali, in questi anni è stato fatto uno sforzo per incrementare gli investimenti pubblici – l’Italia è già il Paese europeo che investe meglio i fondi derivanti dal Piano Juncker. Gran parte dei ritardi si rilevano a livello degli enti locali.
• La rimozione delle clausole di salvaguardia è in parte finanziate con il debito, ma se non lo si facesse l’effetto recessivo sarebbe troppo forte.
• Le sofferenze bancarie si stanno riducendo sia in termini di flussi che in termini di riduzione degli stock: molte banche hanno annunciato piani di dismissione di grande rilevanza, in un contesto difficile si può essere moderatamente ottimisti. Il rapporto debito-PIL si ridurrà anche quest’anno, nonostante gli interventi di risanamento nel settore bancario: occorre dimostrare che non è un’oscillazione casuale, ma l’avvio di una tendenza.
• La spesa sanitaria in termini reali aumenta, il rapporto con il PIL diminuisce perché cresce il PIL. Il problema è come viene allocata la spesa sanitaria, ma è un tema troppo complesso da affrontare in questa sede. Sta alle amministrazioni cogliere le opportunità in termini di pianificazione strategica.
• Gli indicatori BES saranno sicuramente implementati meglio per badare sempre più alla qualità della crescita. In Europa si parla molto della dimensione fiscale della politica economica europea (fiscal stance) e il secondo tema è la paura dei rischi finanziari derivanti dal nostro debito e dallo stato di salute del nostro sistema del credito. Se non proseguiamo sul risanamento dovremo fare i conti con i mercati internazionali. C’è pressione sull’Italia perché non si interrompa questo sentiero di stabilizzazione e riduzione del rischio, in particolare riguardo al debito e alle sofferenze bancarie.
• E’ vero che al netto dei saldi della manovra c’è uno 0,3 che sembra derivare esclusivamente dalla rimozione delle clausole di salvaguardia, ma in questa manovra c’è la creazione di spazi di sviluppo con riduzione delle spese ed aumento delle entrate fiscali che liberano risorse per la redistribuzione della spesa e per la crescita inclusiva.
• Il clima sulla web tax è cambiato in Europa e in parte anche a livello globale. La discussione politica a Tallin è stata molto incoraggiante e recepita dalla Commissione UE. A livello nazionale è utile cominciare a pensare a strumenti di questo tipo, molto complicati dal punto di vista tecnico. Il Governo è impegnato a proseguire il dialogo sul tema a livello europeo e con il Parlamento nazionale, già nelle prossime settimane.