Audizione alla Camera sulla disciplina degli orari degli esercizi commerciali

«Come rappresentanza della dirigenza industriale da sempre sosteniamo le liberalizzazioni quale strumento di promozione della concorrenza e di tutela dei consumatori, in quanto una maggiore apertura dei mercati consente ad un numero più elevato di operatori economici di competere e liberare le forze economiche, valorizzando le competenze e il merito, valori peculiari della nostra Categoria». Questo il messaggio chiave espresso dalla delegazione Federmanager intervenuta martedì 16 ottobre in audizione alla X ͣ Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’esame delle proposte di legge in materia di disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali.

La posizione espressa, quindi, è stata a favore delle aperture domenicali e festive degli esercizi commerciali perché consentono di fornire un servizio per i cittadini, nel rispetto del principio fondamentale di libertà di scelta dei soggetti interessati: la libertà per gli imprenditori commerciali di fare impresa, dei cittadini consumatori di organizzare il proprio tempo libero ma, soprattutto, la libertà degli stessi lavoratori di prestare il proprio lavoro anche nelle giornate festive.

Cancellare la libertà di impresa imponendo vincoli legislativi alla iniziativa economica privata, costituirebbe una violazione delle garanzie sancite dall’art. 41 della Carta Costituzionale, senza che ciò produca effetti a tutela della sicurezza o della dignità dei lavoratori che, viceversa, devono avere anch’essi la libertà di poter lavorare di domenica, traendo i benefici economici del lavoro festivo.

Nel corso dell’audizione si è messo in luce come, in effetti, i benefici della vigente regolamentazione di stampo liberale – c.d. Decreto “Salva Italia” – siano evidenti e notevoli. In primis, sul piano degli impatti positivi sul fatturato – quello domenicale rappresenta ben il 15% a livello settimanale – e sull’occupazione: sono state garantite 24,5 milioni di ore lavorate in più, ed erogati, ogni anno, oltre 400 milioni di euro di maggiori stipendi; conseguentemente si è prodotta altresì una risalita del livello dei consumi.

Tornare indietro vorrebbe dire mettere a rischio gli indici positivi raggiunti sul piano dell’occupazione e dei consumi, offrire un servizio peggiorativo al consumatore e avvantaggiare l’e-commerce penalizzando ancora una volta il commercio al dettaglio. Sul piano più prettamente economico, restrizioni al lavoro domenicale possono generare tutt’altro che trascurabili costi allocativi (si calcolano 3 miliardi di euro di minori investimenti da parte della grande distribuzione), perdite di efficienza e riduzione delle opportunità per i consumatori di trovare il miglior prodotto al miglior prezzo.

In chiave propositiva viene rimarcata l’esigenza di definire soluzioni capaci di contemperare esigenze, spesso divergenti, di tutti gli stakeholders coinvolti e analizzare la questione in un quadro più ampio: in chiave sistemica, sarebbe opportuno introdurre misure di modernizzazione e semplificazione del settore in grado di attenuare gli effetti degli squilibri della concorrenza per le piccole imprese, immaginare formule per favorire la conciliazione vita-lavoro e politiche per la famiglia che alleggeriscano gli impegni del quotidiano, oltre ad individuare opportuni strumenti di innovazione e rigenerazione urbana utili a ridisegnare, secondo questa nuova chiave di lettura, i contesti abitativi esistenti e promuovere il rilancio delle economie cittadine.