Assemblea Nazionale 2017

«Soltanto un anno fa chi poteva pensare a questo sistema bancario che è in crisi e ha creato così tanti problemi ai cittadini e alle famiglie? Si poteva immaginare che Trump vincesse le elezioni americane? O che il terrorismo ci cambiasse la vita? Si stanno susseguendo eventi che chiedono ai manager e agli imprenditori di essere ancora più veloci nelle reazioni». Il presidente di Federmanager, Stefano Cuzzilla,  si presenta all’assemblea nazionale (tenutasi il 26 maggio nel centro congressi Augustinianum della Città del Vaticano) dei dirigenti dell’industria, delle municipalizzatee delle partecipate, con un manifesto contenente sei azioni che come federazione intende portare avanti: reinterpretare il ruolo del manager, realizzare la mission di rappresentanza, mettere al centro il capitale umano, fare il bello e bene ma farlo in grande, compiere l’Europa e ricostruire la politica industriale.

«Nel nostro paese oltre il 94% di imprese industriali ha meno di 10 dipendenti. Troppo piccole, troppo familiari», sostiene Cuzzilla. «Dobbiamo aiutare queste imprese a crescere, favorendo l’ingresso di un dirigente». Ma come? «Le agevolazioni fiscali potrebbero aiutare», afferma il presidente di Federmanager. Del resto l’export è stata una leva essenziale durante la crisi e le competenze manageriali sono fondamentali per la presenza sui mercati esteri.

Un’escursione sul fattore Europa perché al sogno europeo i manager continuano a credere, ma «se chiediamo più Europa, ci aspettiamo politiche di sviluppo coordinate e a lungo termine», dice Cuzzilla. La cultura manageriale e quella imprenditoriale parlano un linguaggio molto vicino e questo aiuta anche quando arriva l’ora del rinnovo contrattuale.

La trattativa con Confindustria si riapre alla fine del 2018, ma, come dice Cuzzilla, «arriveremo a quel momento sapendo quello di cui hanno bisogno le imprese perché in questi anni c’è stato un dialogo continuo. È certo che dovremo parlare di politiche attive e che il welfare sarà un tema dominante. In questo divenire si innesta la portata innovativa della bilateralità: con Confindustriae con Confapi abbiamo instaurato un dialogo continuo che ha lo scopo di offrire soluzioni alle esigenze nel momento in cui esse si presentano. Avere la sanità, così come la previdenza integrativa vengono considerate una garanzia per se stessi e per la famiglia».

La federazione puntai riflettori in avanti, ben consapevole di quanto fatto fin qui e di potersi girare indietro con serenità. Innanzitutto per i numeri. Federmanager oggi rappresenta circa 180mila dirigenti, metà attivi e metà pensionati. Il trend delle iscrizioni è di crescita, così quello dell’occupazione: «Dal 2016 c’è stata un’inversione di tendenza con una crescita dell’1%­ spiega Cuzzilla ­. Sarà però da quest’anno che si vedrà un’inversione di tendenza più decisa, soprattutto per effetto delle assunzioni tra gli over 45 e 50». E poi per effetto delle azioni che sono state intraprese. La categoria negli anni più duri della crisi ha affrontato una vera e propria emorragia che ha portato all’uscita di migliaia di manager dalle aziende. Oggi «i nostri dati sul trend occupazionale dei dirigenti ci confermano che l’emorragia si è arrestata ma non siamo fuori pericolo».

Le azioni intraprese sono state molteplici e hanno puntato soprattutto sulla formazione e sulle politiche attive, con la convinzione che «gli investimenti in tecnologia siano fondamentali ma lo siano anche quelli sulle persone continua Cuzzilla. Sono le persone, la loro creatività e capacità di fare, la chiave di volta per trasformare la cosiddetta Industria 4.0 in un progetto sostenibile in grado di produrre ricchezza e benessere».

Di qui l’impegno forte della federazione per la formazione e la certificazione delle competenze e di figure come il temporary manager, il manager di rete, l’export manager e l’innovation manager. Un impegno che sarà rafforzato. Il metodo di lavoro che la federazione si è data si muove a 360° come testimoniano le Commissioni tecniche istituite su energia, industria 4.0, infrastrutture, trasporti e logistica, siderurgia, sanità, chimica e farmaceutica a ognuna delle quali «partecipano colleghi che hanno competenze conformi al progetto da elaborare. Il nostro interesse è parlare di quello che secondo noi serve per la ripresa: questo paese deve ricostruire la sua politica industriale e i dossier delle commissioni hanno l’obiettivo di dare un supporto», spiega Cuzzilla. Aiuterebbero, dicono i manager, una pubblica amministrazione digitale e dialogante, chiarezza sul sistema del credito, la riforma fiscale, la lotta all’evasione e alla corruzione e il piano per il Mezzogiorno.